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L'anomalia italiana: un regime mediatico?

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Causero
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Arti e Scienze dello Spettacolo
  Relatore: Aleksandra Jovicevic
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

La televisione è l'elettrodomestico più diffuso nelle case italiane. Dalla sua invenzione ha conosciuto un continuo sviluppo, tanto che oggi, ogni famiglia italiana ne possiede una. E' lo strumento comunicativo più potente dell'ultimo secolo, soprannominato “Quinto Potere”, si pone nella nostra società moderna come importante strumento di informazione e formazione della cultura e dell'opinione pubblica. Fin dalla sua nascita è stato strumento di unificazione del popolo italiano sia da un punto di vista linguistico che culturale, e attraverso l'istituzione della Rai, Radio Audizione Italiana, cercava di perseguire una politica di trasmissione che la rendesse mezzo di informazione al di fuori di una logica di mercato, per creare un servizio libero e pluralistico, elemento fondante dello stato democratico.
Con l’avvento della televisione privata, indirizzata a una logica di mercato, e soprattutto con lo sviluppo delle reti Mediaset, la Rai si trovò in una situazione di concorrenza ad un’emittente privata diffusa su territorio nazionale, che distribuiva i suoi programmi secondo una logica imprenditorialistica e concorrenziale. La situazione di duopolio della televisione italiana (Rai vs Mediaset), subì un ulteriore modifica con l’ascesa, sul piano politico, del Presidente delle reti Mediaset: Silvio Berlusconi. Con le sue elezioni a Presidente del Consiglio (1994, 2001 e 2008) l’Italia si è trovata in una situazione di monopolio televisivo, tramite l’influenza del Cavaliere su tutte le reti, sia pubbliche che private.
Questa tesi si propone di indagare lo strumento mediatico in Italia ponendo l’accento sul profondo cambiamento che coinvolge l’Italia intera, definibile come “Rivoluzione Mediatica”. Attraverso la scelta delle informazioni a cui dare voce o non e la proposizione di modelli e spettacoli di intrattenimento, si attua una precisa scelta sul messaggio che si vuole proporre al pubblico. La questione resta aperta su quanto questo strumento decida volontariamente di influenzare il pubblico, oquanto invece questa monopolizzazione sia accidentale. Negli ultimi anni la televisione italiana si è resa testimone di un degrado sistematico: l’uso della censura per evitare un’informazione varia e pluralistica (sempre esistita, ma che oggigiorno assume dimensioni sproporzionate), e la sostituzione dei programmi informativi con intrattenimento o reality show, fondati su modelli estetici e sempre meno etici, porta l’individuo a elaborare valori basati su denaro, estetica, concorrenza e riuscita individualistica, allontanandolo sempre più dalla cultura e da valori quali l’unicità dell’individuo, la collaborazione, e un percorso di crescita interiore piuttosto che esteriore. C’è chi ha coniato per questo modello il termine di Fascismo Estetico. Vorrei ricordare che il fascismo italiano è nato proprio attraverso lo strumento della censura e dell’imposizione di un unico modello (il Duce, appunto). La Rivoluzione a cui facciamo fronte oggi, ha però un carattere più sottile: non si impone con la violenza fisica, ma con la seduzione, e non è visibile, ma sta modificando alla base i valori dell'individuo e della società. L'italiano di oggi non ha più nulla a che vedere con l'italiano di cinquant'anni fa, si è creata una frattura profonda tra generazioni; sempre meno l'individuo pensa, sempre più è oppresso dalla rincorsa al successo personale o monetario. Come dice Erik Gandini in un’intervista: “Quello che è successo in Italia poteva succedere dappertutto ed è un caso che sia successo proprio lì, favorito, ovviamente, da particolari condizioni socio-culturali”.


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Parole chiave

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regime mediatico
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tv italiana

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