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I luoghi della memoria della Resistenza nella cinematografia italiana post bellica

Informazioni tesi

  Autore: Margherita Alli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alceo Riosa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

Il rapporto tra cinema e storia trova le sue origini e si sviluppa durante la Prima Guerra Mondiale.
Lo sviluppo del cinema in chiave storica durante la Grande Guerra, e successivamente anche nella Seconda Guerra Mondiale, si ebbe per due ragioni fondamentali: la prima fu quella di utilizzare la ripresa come ''registrazione del reale'' e quindi dei fatti nel momento in cui questi avvenivano ; la seconda ragione dello sviluppo fu l'uso del mezzo filmico a scopo di propaganda.
La natura del rapporto tra cinema e storia, così nuovo sia nel quadro della storiografia in generale sia per quanto riguarda la legittimità delle fonti, ha imposto alcune domande: esiste una visione filmica della storia? Attraverso il cinema si può ricostruire il passato? In che modo anche la cinematografia di finzione può aiutare la ricerca storica?
Il film è opera di sintesi e di divulgazione non analitica ma descrittiva: il Neorealismo stesso assolve, in parte, anche alla funzione didattica. L’uso delle fonti visive nell’insegnamento della storia e' importante pur ritenendo necessario integrare i diversi strumenti didattici per evitare “l’appiattimento del passato” dal quale ci mette in guardia lo storico Valerio Castronovo sulla scorta di precedenti analisi condotte dal sociologo delle comunicazioni Mc Luhan.
Se si analizza il cinema non dal punto di vista semiologico o estetico, ma come oggetto con significati nuovi e diversi da quelli prettamente cinematografici, si vedrebbe che il film non vale solo per ciò che testimonia, ma come specchio (anche negativo) del mondo che lo circonda con il quale è necessariamente in rapporto. Portando avanti questo tipo di analisi è importante mettere in rapporto il film con il suo autore, pubblico, produttore ma anche con la critica e il regime nel quale esso è venuto alla luce, nel tentativo così di comprendere la realtà contenuta nell'opera ma soprattutto la realtà che sta al di fuori dell'opera stessa.
In seguito a queste indicazioni di ordine teorico, viene intrapreso lo studio del periodo della Resistenza. La scelta di studiare la guerra italiana tra il ‘43 e il ‘45 non è stata casuale in anni in cui è stato riaperto un dibattito storiografico (che comunque ha subito vari mutamenti nel corso dei decenni che ci separano dagli eventi) teso a rivalutare e ad analizzare aspetti poco visitati negli anni precedenti.
La Resistenza nel cinema italiano ha avuto una importante posizione, con periodi più ricchi di produzioni e periodi più poveri. La cinematografia resistenziale è suddivisibile in due momenti fondamentali secondo una classificazione uniformemente accettata e facilmente riscontrabile nella cronologia delle produzioni. Esiste un primo ciclo che va dal 1945 al 1951 detto della ''Resistenza vissuta'' e un secondo ciclo tra il 1959 e il 1963, periodo di ripresa del tema, il quale invece fu praticamente abbandonato tra il 1951 e il 1959. Dopo il 1964 ci fu una caduta del tema resistenziale nella cinematografia italiana, ma la produzione ha mantenuto un certo ritmo, nel proporre film sulla guerra di liberazione, che giunge fino ai giorni nostri .

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INTRODUZIONE Cinema, storia e Resistenza 1) Il rapporto tra cinema e storia Il rapporto tra cinema e storia trova le sue origini e si sviluppa durante la Prima Guerra Mondiale, nonostante già prima del 1914 fossero stati girati film cosiddetti storici. Antonio Mura indica nel 1899 la data di esordio del filone storico del cinema con "L'affare Dreyfus" di Georges Méliès 1 . Lo sviluppo del cinema in chiave storica durante la Grande Guerra, e successivamente anche nella Seconda Guerra Mondiale, si ebbe per due ragioni fondamentali: la prima fu quella di utilizzare la ripresa come "registrazione del reale" e quindi dei fatti nel momento in cui questi avvenivano 2 ; la seconda ragione dello sviluppo fu l'uso del mezzo filmico a scopo di propaganda: i film propagandistici si sono moltiplicati nel periodo '14-'18 sotto la spinta dei servizi cinematografici degli eserciti. La propaganda è un atteggiamento intenzionale, ma resta pur sempre in rapporto con la storicità e ha inoltre il pregio di schematizzare i fatti storici per presentarli al pubblico il più semplicemente possibile. L'analisi storica può quindi utilizzare la propaganda come chiave di lettura di un periodo ben sapendo quali siano le caratteristiche proprie di quel tipo di divulgazione 3 . 1 MURA ANTONIO,Film, storia, storiografia, Ed. Della Quercia, Roma, 1967. 2 Cfr. FERRO MARC,Cinema e storia, Milano, 1980. 3 sulla propaganda e la distinzione tra vero e falso cfr. FLORES MARCELLO, Storia e falsificazione filmica, in AA. VV., La cinepresa e la storia. Fascismo, antifascismo, guerra e Resistenza nel cinema italiano, Ed. scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 1985, p. 74-94.

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Parole chiave

cinema
neorealismo
guerra di liberazione
roberto rossellini
storia contemporanea
resistenza partigiana

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