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Applicazione dell’approccio militare alle strategie competitive e di marketing delle imprese industriali

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Brianti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Roberto Ravazzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

La tesi si propone di analizzare, e soprattutto di evidenziare, i punti di contatto tra due tipi di strategia che fino ad ora sono sempre stati trattati separatamente: la strategia aziendale e la strategia militare.
La strategia non è facilmente considerabile come nata da un’esigenza di tipo prettamente economico esauribile solo all’interno di tale ambito; è forse più probabile sostenere che fu la pianificazione strategica di carattere bellico, magari volta a salvaguardare le risorse di un popolo, ad essere primogenita. L’uomo scoprì inizialmente la guerra e solo poi la “mercanteria”. Il primo fabbisogno strategico fu evidenziato dal voler prevalere in modo violento su altre creature viventi, la problematica assenza di un linguaggio ben articolato non beneficiava certo la diplomazia o altre forme di scambio culturale.
Nella notte dei tempi, i gruppi di primitivi dovevano sopperire alla loro mancanza di armi naturali per difendersi dagli attacchi degli animali feroci, incominciarono così a pensare strumenti utili allo scopo e alla forza maggiore delle azioni coordinate di più individui. Da qui alla scoperta della caccia con battute di gruppo il passo è breve, capirono così l’efficacia dell’organizzarsi prefigurando lo scontro con animali di stazza e forza maggiori, in funzione dei loro rischi e dei loro risultati. Tutto questo per il raggiungimento dell’obiettivo di assicurarsi il cibo. Cibo che poi andava anche difeso dalle prepotenze di altre comunità.
Questo, solo per lecitamente ipotizzare che furono le azioni di guerra ad influenzare altre attività organizzate e complesse, ogni nostro comportamento sintetizzabile nella realizzazione di un interesse che ci appartiene a discapito di quelli di altri soggetti, configura eufemismo di un confronto militare. L’uomo, infatti, è un essere naturalmente strategico, teleologico, finalistico, in quanto indirizza le sue azioni verso un obiettivo in cui individua il suo interesse, personale o collettivo [Sawyer].
Nell’addentrarci nello scivoloso mondo dell’analogia, ci dirigeremo inizialmente nella ricerca di come sia possibile per un manager odierno trarre ispirazione da principi maturati dopo millenni di scontri cruenti sui campi di battaglia, e poi in quella relativa all’effettiva o meno presenza di una visione militarmente strategica delle manovre concorrenziali, nella nostra sfera manageriale.
Sonderemo alcune teorie per individuare se gli studiosi abbiano maturato approcci che, per impostazioni o per risultati, siano affini a regole già patrimonio del pensiero strategico militare.
La seconda parte analizza alcune delle potenziali armi che potrebbero essere utilizzate nell’ottica di questa tesi. Considereremo le due principali fonti ispirative classiche, i testi militari di Sun Tzu e Clausewitz, come indici di un pensiero strategico rispettivamente orientale e occidentale, e da queste procederemo su fenomeni come quello giapponese o cinese, in parte influenzati dallo studio di questi scritti.
Successivamente, avvalendoci di importanti contributi, passeremo in rassegna le manovre strategiche di attacco e difesa, in base alle quali possono essere racchiuse le principali azioni di marketing, cercando, anche in questo modo, se sono presenti concetti di carattere militare. A questo tipo di configurazione aggiungeremo una evidenza sul sempre più diffuso lavoro di intelligence classico ed economico.
Dopo aver teorizzato sull’argomento, cercheremo, quindi, riscontri pratici nell’economia italiana attraverso gli importanti incontri con personalità di spicco: dr. Franco Bernabè, presidente della Franco Bernabè & C. e Kelyan, gen. Carlo Jean, docente di Studi Strategici alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università LUISS di Roma e dr. Livio Buttignol, presidente di Autogrill S.p.A. e del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali.
Sempre nell’ottica empirica, condurremo un’indagine sulle banche dati on-line Business Source Elite e ESSPER Economia, nel tentativo di sottolineare la presenza di termini militari nella letteratura specializzata. Concluderemo, in questo modo, riconducendoci alla tematica iniziale dell’influsso militare sui vocaboli di gestione d’impresa.

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- I - INTRODUZIONE La guerra è comune a tutti gli esseri, è la madre di tutte le cose. Alcuni li fa dei, gli altri li fa schiavi o uomini liberi. - Eraclito - La tesi che sarà presentata si propone di analizzare, e soprattutto di evidenziare, i punti di contatto tra due tipi di strategia che fino ad ora sono sempre stati trattati separatamente: la strategia aziendale (competitiva e di marketing) e la strategia militare. Ad una semplice prima lettura, l’unica cosa in comune tra queste risulterebbe essere solo il termine “strategia”, tuttavia questo potrebbe già essere un buon inizio. La strategia, intesa per ora come <<piano complessivo per lo spiegamento di risorse necessarie a stabilire una posizione di vantaggio>> [Grant, 1991, p. 27 dell’ed. it.], non è facilmente considerabile come nata da un’esigenza di tipo prettamente economico esauribile solo all’interno di tale ambito; è forse più probabile sostenere che fu la pianificazione strategica di carattere bellico, magari volta a salvaguardare le risorse di un popolo, ad essere primogenita. L’uomo scoprì inizialmente la guerra e solo poi la “mercanteria”. Il primo fabbisogno strategico fu evidenziato dal voler prevalere in modo violento su altre creature viventi, la problematica assenza di un

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