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La lingua della televisione italiana dalle origini agli anni settanta

Informazioni tesi

  Autore: Clelio D'ostuni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: università degli studi Roma tre
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Anna Maria Boccafurni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

Il mio studio è proteso a delineare le differenze linguistiche della lingua italiana tra la televisione delle origini e quella dopo gli anni settanta, analizzando i tratti di italiano standard, neostandard e substandard, presenti nella lingua della prima televisione.
Non potendo usufruire di molteplici documenti cartacei ho personalmente sbobinato molte fonti video di diversi programmi antecedenti agli anni settanta e analizzati dal punto di vista squisitamente linguistico al fine di mettere in luce i tratti interessati.

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3 Introduzione Come molti, anche io sono un appassionato di televisione, perché la ritengo il migliore dei mass media e come molti, col passare del tempo, mi sono disinnamorato dei programmi che ci vengono propinati dalle nostre emittenti pubbliche o private; col tempo, anzi, mi sono ritrovato deluso del livello delle attuali trasmissioni di intrattenimento, trovando soddisfazione solo nei vecchi programmi, visti in rare selezioni di altre trasmissioni. Così col passare del tempo, mi sono dedicato a ricercare programmi del passato per ritrovare quel tipo di intrattenimento che riuscisse a soddisfarmi. Per di più, studiando le linguistica, mi sono imbattuto in una serie di studi sui media che mi hanno ispirato nella mia tesi. Delineare le caratteristiche della nostra lingua nella televisione delle origini, prestando attenzione all‟intento pedagogico che questa doveva avere per essere fruibile ad un pubblico così vasto e al tempo così poco istruito. Nella mia tesi cercherò di individuare le peculiarità della lingua italiana utilizzata nei più comuni programmi dell‟epoca (Telegiornali, Annunci di programmi, Musichiere, Lascia o raddoppia, Non è mai troppo tardi, Carosello), evidenziando, dove possibile, i tratti di Italiano Standard, Neostandard e Substandard, al fine di capire se realmente gli autori volessero istruire gli spettatori, per unificare la lingua nazionale o cercare un italiano che fosse fruibile per tutti senza preoccuparsi troppo di elevare il livello culturale. Dando per scontato che la televisione, comunque, sia servita agli italiani per unificare la propria lingua livellandola da un Substandard a un Neostandard di sicuro più corretto, il mio obiettivo è cercare di capire se questo fosse un intento voluto o meno. Visionando alcuni dei programmi più seguiti dell‟epoca li ho separati secondo le differenti peculiarità che qui riporto: ξ Carosello, buffo giocoso, più adatto ai bambini che agli adulti, con una spiccata propensione al linguaggio sloganistico, di sicuro più attento alla vendita dei prodotti pubblicitari che al linguaggio, benché nei caroselli solo una minima parte era dedicata allo slogan in sé ed il resto era puro intrattenimento; ξ Lascia o raddoppia, programma indubbiamente serio, che ad una prima analisi poteva sembrare quello dal linguaggio più controllato e vicino allo standard per come lo conosciamo, con un presentatore abilissimo nel mantenere un parlato corretto e evitare tratti del parlato o colloquiale (in realtà non era proprio così);

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