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La variazione linguistica nell'arabo moderno: il caso della lingua parlata a San'a (Yemen)

La tesi presenta un'introduzione alla sociolinguistica: si illustrano i concetti su cui si basa la trattazione: definizione di lingua e di dialetto secondo i maggiori linguisti (Ferguson in particolare), varietà di repertorio, code switching/code mixing, bilinguismo/diglossia.
Una seconda parte riguarda la storia della lingua araba: partiamo dalla rivelazione coranica, affrontando il problema dell'intraducibilità del testo e quindi della lingua araba come lingua intoccabile. da qui nasce il problema affrontato successivamente della necessità di introdurre concetti nuovi portati dalle nuove tecnologie (come rendere in arabo termini quali "televisione", "telefono", "tram",...? ricorriamo a forestierismi o adattiamo dei termini arabi già esistenti? ecco la diatriba tra le accademie conservatrici e gli studiosi più pragmatici. passiamo per la descrizione e gli obiettivi dei primi dizionari e dei primi studi linguistici.
Nell'Ottocento il culto dell'Oriente porterà molti studiosi a viaggiare in Medio Oriente e Nord Africa: questo e la successiva fase di colonizzazione di alcuni Paesi Arabi renderanno inevitabile il contatto tra la lingue araba e le "nuove" lingue europee. Analizziamo quindi come l'arabo è stato da queste influenzato in termini di prestiti, calchi (semantici/strutturali), code switching-code mixing.
La terza parte descrive la situazione attuale: il mondo arabo presenta una situazione di diglossia in cui il modern standard arabic si contrappone ai dialetti. Le due realtà non sono mai nettamente separate, tutto dipende dal Paese, dal contesto, dagli interlocutori, dal mezzo comunicativo.
I dialetti arabi come mezzo di espressione quotidiano: ma quanti sono? sono davvero così diversi tra loro da compromettere la comunicazione tra abitanti di Paesi diversi? esiste una lingua franca che garantisca l'intercomprensione?
Ecco poi una panoramica sui dialetti arabi e successivamente un approfondimento sul dialetto di Sana'a (Yemen) con alcuni testi dialettali correlati.
Uno studio complesso e dettagliato per chi vuole capire di più su questa lingua dai mille volti.

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1 Prefazione All‟inizio della mia ricerca, il mio intento era quello di scrivere una tesi riguardante i dialetti dello Yemen. Però serviva un‟introduzione all‟argomento, doveva esserci un riferimento storico alle origini della lingua e alle motivazioni che hanno portato alla differenziazione delle parlate, per poi concentrarmi sullo Yemen. Durante la lettura di studi precedenti sulla storia della lingua araba, mi sono talmente appassionata all‟argomento che alla fine il mio lavoro si è incentrato quasi per metà su questo tema. Se si fosse trattato dell‟evoluzione di una lingua europea, una ricerca in questo campo sarebbe stata sicuramente interessante da un punto di vista linguistico; in questa tesi però ho parlato dell‟arabo, e uno studio sulla sua evoluzione non è interessante solo linguisticamente, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale. Come verrà detto più volte, la lingua va sempre a spasso con la cultura e viceversa, non è mai possibile scindere le due cose, quindi anche dallo studio diacronico del francese, per esempio, si possono dedurre anche gli aspetti dell‟evoluzione culturale. L‟arabo però ha un privilegio che rende questa lingua assolutamente unica: è la lingua del Corano. Ora, questa non è un‟osservazione da poco perché implica delle ripercussioni notevoli. Secondo la religione islamica, nel 601 l‟Arcangelo Gabriele iniziò a rivelare a Muhammad il Libro Sacro “in lingua araba chiara”, cioè Dio aveva parlato al Profeta in Arabo per mezzo dell‟Arcangelo. Ma se Dio ha parlato in Arabo, significa che questa è una lingua sacra, intoccabile, e quindi modificarla vorrebbe dire intaccare la parola di Dio. Da qui il problema della traducibilità del Corano... Ormai l‟evoluzione linguistica è un dato di fatto, è un processo inevitabile come l‟invecchiamento organico. Ma pensiamo a chi in passato doveva decidere se e come introdurre un nuovo vocabolo. Vedremo tutti i problemi creati dall‟introduzione di nuovi concetti, propri dell‟età moderna, che ovviamente non esistevano ai tempi della rivelazione. Che fare? Cercare nella derivazione un termine improbabile e poco efficace pur di mantenere la purezza della lingua sacra, oppure ricorrere alla scorciatoia del prestito straniero, comprensibile a tutti, col rischio di inquinare la lingua coranica? È stato il caso di “tram”, “telefono”, “televisione” e molti altri vocaboli ormai di uso comune. In ambito europeo sappiamo che esistono lingue più aperte ai prestiti stranieri, come l‟italiano, e altre molto più conservatrici come il francese e lo spagnolo, che si ostina a chiamare ratón il mouse del computer, l‟ordenador. Ma nell‟arabo non è una questione di essere più o meno aperto agli scambi, è proprio una questione religiosa, direi mistica, che merita molta attenzione.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Barbara Zagaria Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.