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L'analisi esistenziale di Binswanger complemento della psicoanalisi freudiana

Informazioni tesi

  Autore: Marco Roversi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Enrico Giannetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

In questo lavoro ho affrontato il notevole apporto che la psicoterapia dell’analisi esistenziale ha dato alla scienza psicoanalitica.

Daseinsanalyse: nasce i primi decenni del XX sec. in Europa; corretto supplemento teorico e metodologico che ha contribuito alla rifondazione della psicoanalisi.
Origine filosofica: l’ontologia “esistenzialistica” di Heidegger.
Concetto cardine della disciplina è quello di a-priori esistenziale. L’a-priori esistenziale è una struttura trascendentale che prende il nome di categoria trascendentale. Non esiste alcun fenomeno privilegiato che si manifesta all’uomo.
In psicoanalisi al contrario c’è una pregiudiziale valutazione a favore della storia della vita infantile del paziente.

Confronto tra a-priori esistenziale e inconscio. L’a priori esistenziale non rimpiazza il concetto di inconscio.

La nozione d’inconscio è inaccettabile per la finalità che si propone: portare l’inconscio alla coscienza come se nel fatto stesso consistesse la cura efficace. L’antropoanalisi cerca di cogliere il mondo dell’individuo come egli stesso lo sperimenta. Nel confronto tra a-priori esistenziale e inconscio va aggiunto che:
l’a-priori esistenziale si riferisce a una presenza (esserci) che dev’essere vista come ontologicamente precedente alla sua determinazione o alle sue parti.
l’inconscio si riferisce ad un essere reale, quindi non può avere nessun mondo e nessuna relazione con sé stesso attraverso un mondo.
L’a-priori esistenziale è la manifestazione della cura e dei suoi esistenziali. Esso contribuisce alla ricostruzione dell’intento psicoanalitico sottolineando l’incertezza del rigido rapporto di causalità tra passato e presente.
L’inconscio è la manifestazione di un solo esistenziale, quello dell’esser-gettato.

Il caso clinico di Lola Voss: visione dell’analisi psicopatologico-clinica e dell'antropoanalisi.

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5 CAPITOLO 1 - INTRODUZIONE STORICA. 1.1 . Nascita della Daseinsanalyse. L’indirizzo psicologico della Daseinsanalyse, o analisi esistenziale (detta anche antropoanalisi), è lo sviluppo in ambito psicologico e psicoanalitico della fenomenologia di Husserl e dell’ontologia esistenzialistica di Heidegger. L’antropoanalisi nasce nei primi decenni del XX secolo in Europa. Ludwig Binswanger (13 aprile 1881 – 5 febbraio 1966) è il maggior esponente della scuola psichiatrica nota come Daseinsanalyse. L’analisi esistenziale, «reazione alla psichiatria tradizionale, ha prodotto una nuova antropologia ed una modalità di rapporto all’altro che costituisce un patrimonio irrinunciabile»1. Considero l’aspetto principale che una psicoterapia deve possedere il modo con il quale ci si avvicina, in ogni campo, al paziente e alla malattia mentale. La contrapposizione tra salute e malattia, tra normalità e follia è stata raggiunta dalla psicoanalisi e dall’antropoanalisi attraverso itinerari contrapposti. «Mentre la psicoanalisi denuncia il disagio della civiltà come causa della nevrosi diffusa, la psichiatria esistenziale rintraccia quanto vi è di funzionale, di comunicativo e di umano nella follia»2. Il lato più interessante è la divergenza riscontrata nell’atteggiamento, molto diverso, nei confronti della psicoterapia. Quando lo psicoanalista ha di fronte un fenomeno, egli lo spiega così come appare trasformando le parti che si assumono come costituenti il fenomeno in parti che sono prese come più reali oppure mettendole in relazione con altre parti di fenomeni differenti. La spiegazione non è altro che una riduzione in quanto il fenomeno non conserva più «integrità, indipendenza o inviolabile interezza»3. La direzione intrapresa dall’antropoanalisi è invece quella della comprensione. «Comprendere un oggetto è farsi partecipi di esso sino a che esso non ceda la propria essenza a noi che lo comprendiamo»4. Dal mio punto di vista è lineare il fatto che attraverso un rapporto partecipato, il sintomo del paziente non è più qualcosa di assurdo, di incomprensibile, bensì acquista senso ed intelligibilità giungendo alla comprensione dell’altro come persona, come progetto esistenziale. 1 Silvia Vegetti Finzi, Storia della psicoanalisi (1990), Milano, Mondadori, 2006, p. 178. 2 Ivi p. 180. 3 Jacob Needleman, Introduzione critica all’antropoanalisi di Binswanger, Essere nel mondo (1963), trad. it. Roma, Astrolabio, 1973, pp. 7-144, p. 43. 4 Ibidem.

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