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L'italiano di Niccolò Ammaniti

Il mio elaborato consiste in un’analisi linguistico-stilistica del romanzo di Niccolò Ammaniti "ti prendo e ti porto via" edito da mondadori nel 1999. Ho scelto quest’opera in particolare in quanto rappresenta la prima vera importante prova da romanziere adulto e testimonia la raggiunta maturità stilistica.
Per comprenderne la scelta estetica ho preso in esame da un lato i differenti aspetti linguistici e stilistici della voce narrante, il tipo di linearità, i costrutti sintattici utilizzati, le influenze dell’italiano parlato e dall’altro la lingua dei personaggi, nei dialoghi e nei monologhi interiori.

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Introduzione La formazione accademica di Niccolò Ammaniti non è umanistico letteraria; nato a Roma nel 1966 si iscrive alla facoltà di scienze biologiche, senza tuttavia completare gli studi. La tesi su cui lavora, che dunque non discuterà mai, si trasforma gradualmente per andare a costituire infine il collegamento con il mondo della narrativa, in quanto alla base del suo primo libro: l‟esordio è del 1994 con il romanzo branchie! pubblicato da Ediesse, piccola casa editrice romana, acquisito poi dall‟Einaudi e riedito nel 1997 col titolo Branchie. Le due pubblicazioni del 1996 lo inseriscono in quella generazione di giovani scrittori italiani a cui la critica attribuirà l‟aggettivo “pulp”, direttamente dalla cultura cinematografico - letteraria americana: prima partecipa all‟antologia Gioventù cannibale di Einaudi Stile Libero, curata da Daniele Brolli, con il racconto Seratina scritto in collaborazione con Luisa Brancaccio, poi pubblica per Mondadori la raccolta di sei racconti Fango. Cifra stilistica di questi primi lavori è una forte tendenza all‟eccesso e al grottesco: rappresentazioni di efferatezze, violenze e perversioni di ogni genere arricchite con descrizioni dei dettagli più macabri. «Partiti o meglio lanciati da quella scaltra e ben riuscita operazione editoriale della Gioventù cannibale, con Ti prendo e ti porto via e Amore mio infinito, Ammaniti e Nove sembrano volersene liberare, scrollarsi di dosso l‟etichetta prima che diventi 1 tatuaggio». Lo stesso Ammaniti riflette in questa intervista per il Corriere della sera sulla prima fase della sua attività: «Però credo di aver avuto una certa evoluzione in questi anni. L' antologia Gioventù cannibale è stata un' iniziativa interessante: ha portato alla luce alcuni scrittori che avevano uno stile simile. Ma tra noi non ci conoscevamo nemmeno. Non c' era alcuna poetica comune, non ci univa la mitologia del sangue, dell' orrore. Figuriamoci, allora avrei fatto qualunque cosa, anche romanzi rosa se me l' avessero chiesto. Dietro c' era una strategia molto 1 Alberto Bianchi, L’autenticità dell’immagine. Lo specchio catodico di Niccolò Ammaniti, «Narrativa», 20-21, giugno 2001, p. 337. 3

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele Marucco Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

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