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L'istituto dell'arbitrato e la minaccia di abolizione nelle controversie relative ad appalti pubblici

Informazioni tesi

  Autore: Federico Rossetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Claudio Franchini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

La scelta del ricorso all’arbitrato, come forma di giustizia alternativa, non è una scelta casuale e nemmeno obbligatoria nell’ordinamento italiano. Esistono precisi motivi ed esigenze per le quali sempre maggiormente ci si rivolge agli arbitri per risolvere controversie evitando, in questo modo, di intraprendere una causa civile. I motivi possono essere ricercati ad esempio nella maggiore e più profonda specializzazione in determinate materie, nelle quali i giudici non hanno sufficienti competenze per poter esprimere un giudizio che sia dettagliatamente coerente con la controversia in questione. Una specializzazione che invece è possibile trovare in seno agli arbitri. Un motivo d’altrettanta importanza è la rapidità con la quale il procedimento dell’arbitrato può essere svolto. Conseguenza e motivo di tale rapidità, infatti, è soprattutto la grande riduzione del formalismo e dei tempi che, nella giustizia ordinaria, provocano, almeno in Italia, un abnorme rallentamento nello svolgimento dei fin troppo numerosi processi, e che ormai hanno invaso i nostri tribunali. Il ritardo della giustizia provoca gravi danni che ridondano anche sotto il profilo economico. Sotto tale aspetto, l’arbitrato ha il grande vantaggio di avere dei costi predefiniti, conoscibili, quindi, dalle parti sin dall’inizio della procedura. Bisogna ricordare, anche e soprattutto, che il ricorso alla giustizia privata, nel nostro caso all’arbitrato, è una scelta di tipo volontaria, di tipo alternativo, non imposta dalla legge. La legge ne disciplina, infatti, solo il suo svolgimento. Con la presente tesi si è cercato di porre in risalto un istituto che è destinato a divenire importante per l’economia e la celerità della giustizia italiana. Un istituto destinato a divenire fondamentale anche per le controversie in cui sia parte la pubblica amministrazione. Controversie che negli appalti pubblici ormai coinvolgono la quasi totalità dei rapporti tra amministrazione e privati e che quindi collidono e non poco con l’esigenza di celerità che dovrebbe essere presupposto basilare dei nostri procedimenti. Un istituto quindi che tra i riti alternativi dovrebbe essere utilizzato in maniera quasi capillare e che risolverebbe molti problemi di giustizia del nostro paese, soprattutto nei riguardi delle pubbliche amministrazioni. Tutto questo se non fosse che il nostro legislatore, attraverso una prescrizione inserita nella legge finanziaria 2008, ha pensato bene di spazzarlo via, di stralciarne il suo utilizzo nei contratti di lavori, servizi, forniture in cui sia parte la pubblica amministrazione e con ciò devolvendo le controversie, nascenti tra le due parti, alle sezioni specializzate dei tribunali in materia di proprietà industriale ed intellettuale. Una decisione così netta e quanto mai problematica. Nello stesso tempo una decisione altrettanto fragile per ciò che attiene alle sue motivazioni. Una fragilità che ha convinto lo stesso legislatore a sospendere ciò che il giorno prima aveva disposto, attraverso vari ripensamenti che, di fatto, ancora oggi bloccano il divieto imposto dalla finanziaria stessa. Ripensamenti che ormai costantemente lasciano perplessi gli operatori del settore ma anche le stesse amministrazioni. Una decisione così presa ha scatenato ovviamente le reazioni del mondo giuridico che si dibatte oggi su quali siano le reali prospettive di tutte quelle controversie prima devolute all’arbitrato e che ora rischiano di rimanere irrisolte nell’alveo delle lungaggini della nostra giustizia civile. Si è ovviamente acceso uno scontro di vedute tra chi sostiene che la cancellazione dell’istituto sia foriera di risparmi per le casse dello Stato e in specie delle pubbliche amministrazioni e chi invece sostiene che tale abrogazione porterà alla paralisi della giustizia italiana Con il presente lavoro si è cercato quindi di partire da una prima analisi della storia dell’arbitrato nel nostro ordinamento e della sua disciplina per inquadrare al meglio le fondamenta dello stesso. Si è poi proseguito con una descrizione dell’arbitrato nell’ambito della disciplina del codice dei contratti pubblici, affiancando il tutto ad altri strumenti alternativi di risoluzione presenti nello stesso codice. Si è tentato infine di portare alla luce, attraverso l’analisi del divieto di utilizzo di arbitrato, nell’ambito delle controversie delle pubbliche amministrazioni, inserita dal legislatore nel 2008, le motivazioni, i presupposti ed le conseguenti reazioni del panorama giuridico nei confronti di una presa di posizione così netta.

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1 Introduzione La scelta del ricorso all’arbitrato, come forma di giustizia alternativa, non è una scelta casuale e nemmeno obbligatoria nell’ordinamento italiano. Esistono precisi motivi ed esigenze per le quali sempre maggiormente ci si rivolge agli arbitri per risolvere controversie evitando, in questo modo, di intraprendere una causa civile. I motivi possono essere ricercati ad esempio nella maggiore e più profonda specializzazione in determinate materie, nelle quali i giudici non hanno sufficienti competenze per poter esprimere un giudizio che sia dettagliatamente coerente con la controversia in questione. Una specializzazione che invece è possibile trovare in seno agli arbitri. Un motivo d’altrettanta importanza è la rapidità con la quale il procedimento dell’arbitrato può essere svolto. Conseguenza e motivo di tale rapidità, infatti, è soprattutto la grande riduzione del formalismo e dei tempi che, nella giustizia ordinaria, provocano, almeno in Italia, un abnorme rallentamento nello svolgimento dei fin troppo numerosi processi, e che ormai hanno invaso i nostri tribunali. Il ritardo della giustizia provoca gravi danni che ridondano anche sotto il profilo economico. Sotto tale aspetto, l’arbitrato ha il grande vantaggio di avere dei costi predefiniti, conoscibili, quindi, dalle parti sin dall’inizio della procedura. Bisogna ricordare, anche e soprattutto, che il ricorso alla giustizia privata, nel nostro caso all’arbitrato, è una scelta di tipo volontaria, di tipo alternativo, non imposta dalla legge. La legge ne disciplina, infatti, solo il suo svolgimento. Con la presente tesi si è cercato di porre in risalto un istituto che è destinato a divenire importante per l’economia e la celerità della giustizia italiana. Un istituto destinato a divenire fondamentale anche per le controversie in cui sia parte la pubblica amministrazione. Controversie che negli appalti pubblici ormai coinvolgono la quasi totalità dei rapporti tra amministrazione e privati e che quindi collidono e non poco con l’esigenza di celerità che dovrebbe essere presupposto basilare dei nostri procedimenti. Un istituto quindi che tra i riti alternativi dovrebbe essere utilizzato in maniera quasi capillare e che risolverebbe molti problemi di giustizia del nostro paese, soprattutto nei riguardi delle pubbliche amministrazioni. Tutto questo se non

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