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Viaggiatori italiani nei principati romeni tra XVII e XVIII sec.: Anton Maria Del Chiaro

Informazioni tesi

  Autore: Marco Francesco Di Gioia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Marco Cugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

I primi viaggiatori italiani a recarsi nei principati di Valacchia e Moldavia furono, probabilmente, i missionari; infatti, sappiamo che le prime diocesi cattoliche furono istituite nella prima metà del XIII secolo anche se, generalmente, non ebbero lunga durata: rapporti più regolari si stabilirono a partire dal secolo seguente.
I missionari furono, forse, anche i primi a lasciare testimonianze scritte sui loro viaggi, anche se esse sono numericamente scarse.
Una presenza tangibile fu quella di architetti, decoratori, costruttori edili e anche semplici muratori, attivi già dalla fine del XV secolo: il primo di questa schiera pare sia stato un tal Giovanni Provana (o Privana) che ebbe, da parte di Ştefan-cel-Mare di Moldavia, l’incarico di costruire una chiesa a Chilia. Per quanto concerne l’influsso dell’arte italiana sull’architettura dei principati romeni, questo fu continuo perlomeno fino al XVII secolo, nonostante l’afflusso di “materiale umano” dall’Italia non fosse sempre costante.
Abbastanza antica è la presenza dei nostri mercanti nei due principati: i più “attivi” furono indubbiamente i genovesi e i veneziani che, peraltro, avevano fondato colonie sulle sponde del Mar Nero. Anche nel caso dei mercanti le testimonianze scritte sono scarse.
A partire dal ‘600, con l’ingresso in scena di intellettuali di un certo spessore, aumentano la quantità e, soprattutto, la qualità della letteratura in materia, in precedenza limitata spesso a un livello epistolare. In questo senso, la “vetta” è raggiunta, quasi certamente, nel XVIII secolo con personaggi quali Sestini, Boscovich e, soprattutto, Del Chiaro che, come vedremo, rappresenta da molti punti di vista un precursore.
I viaggiatori furono indubbiamente fondamentali veicoli di cultura italiana nei principati danubiani che, nei suoi confronti, nutrirono sempre grande ammirazione.
I personaggi che vengono qui presentati, pur con le comprensibili differenze dovute alle diverse estrazioni socio-culturali, rappresentano interessanti esempi di questo fenomeno.
Le testimonianze scritte di Del Chiaro assumono primaria importanza per le puntuali descrizioni delle vicende storiche, vissute anche in prima persona, oltre che delle usanze presso la corte di Bucarest e la popolazione valacca.

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2 Introduzione I primi italiani a recarsi in Valacchia e Moldavia furono probabilmente i missionari; infatti, sappiamo che le prime diocesi cattoliche furono istituite nella prima metà del XIII secolo anche se, generalmente, non ebbero lunga durata: rapporti più regolari si stabilirono a partire dal secolo seguente. I missionari furono, forse, anche i primi a lasciare impressioni scritte sui loro viaggi; purtroppo, esse sono numericamente scarse. Una presenza tangibile fu quella di architetti, decoratori, costruttori edili e anche semplici muratori, attivi già dalla fine del XV secolo: il primo di questa schiera pare sia stato un tal Giovanni Provana (o Privana) che ebbe da parte di ġtefan-cel-Mare1 di Moldavia l‟incarico di costruire una chiesa a Chilia. Per quanto concerne l‟influsso dell‟arte italiana sull‟architettura dei principati romeni, questo fu continuo perlomeno fino al XVII secolo, nonostante l‟afflusso di “materiale umano” dall‟Italia non fosse sempre costante. In questo caso le testimonianze scritte sono praticamente inesistenti. Abbastanza antica è la presenza dei mercanti nei due principati: i più “attivi” furono indubbiamente i genovesi e i veneziani che, peraltro, avevano fondato colonie sulle sponde del Mar Nero. Anche nel caso dei mercanti le testimonianze scritte sono scarse. A partire dal „600, con l‟ingresso in scena di intellettuali di un certo spessore, aumentano la quantità e, soprattutto, la qualità della 1 Stefano il Grande.

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