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Il divieto di tortura nel sistema internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Giacinta Scarciolla
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ennio Triggiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 257

La Comunità Internazionale ha storicamente promosso l’evoluzione del diritto internazionale attraverso una collaborazione volta a regolare in un modo unitario questioni di comune interesse e a rafforzare gli specifici obiettivi condivisi.
Fondamentale, nell’insieme degli obiettivi perseguiti dalle principali organizzazioni internazionali, è il tema del mantenimento della pace, che costituisce il presupposto stesso perché si possano instaurare normali relazioni all’interno della Comunità Internazionale . Accanto al mantenimento della pace vanno oggi annoverati obiettivi come lo sviluppo economico e sociale, la protezione dell’ambiente, la tutela dei diritti dell’uomo e la responsabilità internazionale dell’individuo.
Nella nostra epoca i diritti umani si caratterizzano come elementi legittimanti di un’etica pubblica e universale, ma, alla ampia approvazione di cui essi godono nel panorama etico e politico odierno corrisponde una loro generalizzata violazione e ciò rende quanto mai urgente il dovere di proteggerli.
L’esigenza di proteggere i diritti fondamentali dell’uomo si è anzitutto manifestata nell’ambito delle Nazioni Unite le quali si sono progressivamente arricchite di norme che mirano a tutelare le singole persone (gli uomini in quanto individui) da possibili abusi perpetrati a loro danno dai poteri pubblici (gli uomini in quanto rappresentanti lo Stato). E’ in questo senso che, parimenti, possiamo attribuire valore fondamentale agli atti giuridici internazionali relativi al divieto di tortura.

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INTRODUZIONE La tortura è un fenomeno negativo che affonda le sue radici in epoca molto antica, risalente addirittura alle popolazioni primitive e all’antica Roma. Essa produce effetti devastanti sotto diversi punti di vista; infatti non lede soltanto la sfera psico-fisica dell’individuo torturato ma anche e soprattutto danneggia l’intero tessuto sociale di una nazione e ne penalizza le strutture. Ampiamente presente sin dall’antichità e presso tutte le culture, ebbe diffusione anche in Europa dal Medioevo all’età moderna. Fu solo nel XVIII secolo che si sviluppò un grande movimento di pensiero a favore di 1 una minore crudeltà delle pene e di un piø umano sistema investigativo . Nel 1700 uno dei piø importanti esponenti dell’illuminismo italiano, Pietro Verri, nel suo “Osservazioni sulla tortura”, si associava al coro di grandi pensatori che in ogni epoca hanno manifestato la propria disapprovazione per l’uso di questa pratica, denunciandone le atrocità e l’inutilità: “Col nome di tortura non intendo una pena data al reo per sentenza, ma bensì la pretesa ricerca della verità co’ tormenti”; secondo tale concezione “quel che 2 dice l’uomo tormentato col fuoco si reputa la verità stessa” . __________ 1 L. PANSOLLI, Voce Tortura, in N.mo DI, Torino, 1973, vol. XIX, p. 424 ss. 2 P. VERRI, Osservazioni sulla tortura, Milano, 2006.

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