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La neoplasia intraepiteliale prostatica

Informazioni tesi

  Autore: Matteo Ciaccia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Medicina e Chirurgia
  Relatore: Francesco Pagano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Introduzione: La Neoplasia Intraepiteliale Prostatica di alto grado (HGPIN) è considerata la principale lesione preneoplastica prostatica. L’HGPIN ha un elevato valore predittivo come marcatore di adenocarcinoma e la sua identificazione ad una prima biopsia suggerisce di ripetere tale esame per ricercare un tumore coesistente. L’aspetto microscopico del PIN è caratterizzato da una proliferazione dello strato secretorio luminale all’interno di dotti e acini con alterazioni citologiche che mimano il cancro, tra cui le più significative sono un ingrandimento di nucleo e nucleolo. Numerosi studi confermano che mediamente il 50% dei pazienti con HGPIN ad una prima biopsia sviluppa un carcinoma nei 5-10 anni successivi. Il PIN da solo non sembra avere effetto sulla concentrazione sierica di PSA, e non è visibile con le comuni metodiche di imaging. I pazienti con PIN sono candidati ad essere pazienti ideali per dei trials di chemoprevenzione.
Scopo del lavoro: Valutare l’incidenza dell’HGPIN in una popolazione di pazienti italiani sottoposti a prostatectomia radicale, a cistectomia radicale e a biopsia prostatica, presso la Clinica Urologica dell'Università di Padova.
Materiali e metodi: Sono stati analizzati retrospettivamente gli esiti degli esami istologici, la media delle età ed i valori di PSA di 193 pazienti sottoposti a cistectomia radicale, 279 pazienti sottoposti a prostatectomia radicale e 706 pazienti sottoposti a biopsia prostatica. Il periodo di osservazione è il triennio 1996-1998 per cistectomie e prostatectomie ed il quadriennio 1996-1999 per le biopsie. Tutti gli esami istologici sono stati valutati dallo stesso gruppo di patologi.
Risultati: I 193 pazienti sottoposti a cistectomia radicale hanno un’età media di 66.1 anni e l’incidenza dell’HGPIN in questi pazienti è del 7.2% (14/193). In 7 di questi 14 pazienti l’HGPIN è associato ad una neoplasia prostatica incidentale. La media d’età dei pazienti con HGPIN è di 68.4 anni, dei pazienti con HGPIN isolato di 67.8 anni. Nei pazienti con HGPIN e carcinoma prostatico incidentale l'età media è di 69 anni. Tutti e 14 gli HGPIN si collocano in una fascia d’età tra i 60 e gli 80 anni. I 279 pazienti sottoposti a prostatectomia radicale hanno una media d’età di 66.9 anni, un PSA medio di 15.9mg/ml ed un’incidenza di HGPIN del 16.1% (45/279). L’età media dei pazienti con HGPIN è di 68.9 ed il loro PSA medio è di 11.5mg/ml. Il 91% (41/45) degli HGPIN si colloca nella fascia d’età tra i 60 e gli 80 anni. I 706 pazienti sottoposti a biopsia prostatica hanno un’età media di 66.4 anni, un PSA medio di 18.56mg/ml ed un’incidenza di HGPIN dell’ 1.8% (12/706). L’età media di questi 12 pazienti è di 62.8 anni ed il loro PSA medio è di 7.12mg/ml. Di questi 12 un solo paziente si è ripresentato dopo 6 mesi ed aveva un’adenocarcinoma.
Conclusioni: L’incidenza di HGPIN ritrovata in questo studio è tra le più basse rilevate in letteratura, confermando una tendenza che vede al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Nord Europa e Giappone, e per ultimo il Sud Europa. I bassi valori potrebbero essere anche dovuti al fatto che questo è uno studio retrospettivo in cui i patologi non sono andati intenzionalmente a ricercare il PIN. Viene confermata, così come in tutti i lavori, la maggior incidenza dell’HGPIN in pazienti di età superiore ai 60 anni. Viene, altresì, confermato il fatto che il ritrovamento di HGPIN isolato preceda quello del carcinoma: in questo studio lo precede di 1.2 anni, mentre in letteratura si arriva anche fino ai 5 anni. Non sembra che vi siano legami tra presenza di HGPIN e valori di PSA, così come descritto da quasi tutti gli autori. Anche in questo studio, come in tutti gli altri in cui si analizzano le biopsie, si ritrova un’incidenza bassa di HGPIN per cui non sembra possibile pensare ad un programma di screening basato sulla ricerca di questa lesione alla biopsia per la prevenzione del carcinoma prostatico.

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3 1. INTRODUZIONE La maggior parte dei registri tumori fa rilevare un’aumentata incidenza del carcinoma prostatico, che attualmente rappresenta il secondo tumore più frequente nel sesso maschile in molti paesi occidentali. In alcuni paesi, come gli Stati Uniti e i paesi scandinavi, il carcinoma della prostata rappresenta il tumore più frequente tra i maschi. La mortalità non è aumentata in ugual misura, anche se il carcinoma prostatico rimane pur sempre la seconda causa di morte per malattia neoplastica fra i maschi negli Stati Uniti. Nei paesi della Comunità Europea il tasso di incidenza del carcinoma prostatico è di 55 casi per 100.000 abitanti e quello di mortalità di 22.6 decessi per 100.000 individui. Il rischio cumulativo di ammalarsi di carcinoma prostatico, considerato fino all’età massima di 74 anni, è del 3.9%, e quello di morire per questa malattia è del 1.2%. La tendenza al costante incremento nell’incidenza del carcinoma prostatico è correlabile a diversi fattori, tra cui l’incremento dell’età media della popolazione maschile ed il miglioramento delle tecniche diagnostiche. Il carcinoma della prostata si colloca al terzo posto come incidenza tra le neoplasie che colpiscono il sesso maschile in Italia (dopo la neoplasia del polmone e del colon). L’incidenza della neoplasia prostatica in Italia varia tra il 16.9 (per 100.000 abitanti) della zona di Latina ed il 59.1 di Trieste. Per questa neoplasia si contano in Italia circa 5000 decessi l’anno (dati ISTAT).

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