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Il peso del settore automobilistico sull'economia italiana

Informazioni tesi

  Autore: Martina Casimiro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Gestione delle Reti
  Relatore: Andrea Stocchetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

Il seguente elaborato è finalizzato ad individuare il peso del settore automobilistico sull’economia italiana. Si tratta di considerare tutte le attività del settore, dalla produzione di beni intermedi per l’industria automobilistica, alla commercializzazione e la distribuzione del prodotto, tenendo conto di tutte le attività che derivano dall’utilizzo dell’automobile e che sono funzionali ad esso. L’obiettivo che si intende raggiungere con questo lavoro è valutare che posizione assume il settore industriale considerato, all’interno dell’intero sistema produttivo italiano, quantificandolo soprattutto in termini di occupazione e di numero di imprese. Il settore automobilistico costituisce infatti un’importante forza trainante dell’economia italiana, per questo è importante sottolinearne la criticità e lo stretto legame con molti altri settori.

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CAPITOLO 1 IL MERCATO E L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA ITALIANA Il mercato automobilistico non è rimasto estraneo al trasferimento sul mercato dei beni reali dagli effetti della crisi economico finanziaria originatasi nel 2007 negli Stati Uniti. In Italia durante il 2008 si sono complessivamente persi 3,6 milioni di immatricolazioni di veicoli passeggeri e commerciali e in totale 3 milioni di veicoli prodotti. Nonostante la crisi sia stata di portata globale, essa ha colpito maggiormente le industrie mature non riuscendo a frenare la spinta dei mercati dei paesi emergenti, ridisegnando la geografia della produzione mondiale e influenzando le scelte strategiche dei grandi produttori di auto. Il baricentro della produzione di auto si sta spostando già da tempo verso Est, a livello mondiale verso l‟Asia, a livello europeo verso i nuovi membri Ue e sta apportando effetti rilevanti anche sui flussi di commercio estero. La crisi ha determinato l‟abbassamento dello sfruttamento della capacità produttiva degli impianti da un livello redditizio a un livello critico e ha costretto la quasi totalità dei gruppi automobilistici a ricorrere agli ammortizzatori sociali e in alcuni casi alla vera e propria chiusura degli impianti; ha inoltre imposto di ripensare non solo alla ristrutturazione dei costi e delle proprietà, ma anche al portafoglio prodotti (in cui emerge un orientamento a modelli meno costosi, a bassi consumi e più ecologici). I 2 produttori italiani, per quanto riguarda il settore automobilistico, hanno pienamente subito gli effetti negativi della crisi e le cifre che seguono lo dimostrano, ma stanno interpretando le criticità e le opportunità presenti nel modo giusto, muovendosi prima 2 L‟Italia ha registrato nel 2008 una caduta del PIL del 2% riflettendo una situazione interna caratterizzata dalla diminuzione degli investimenti industriali e delle esportazioni, così come dal ristagno nei consumi, che si è manifestato soprattutto nei beni di consumo durevole. Durante gli ultimi mesi dell‟anno la situazione critica delle modalità di accredito delle banche è diventata sempre più evidente con riduzioni delle facilitazioni all‟accesso ad esso, e una più grande richiesta di garanzie soprattutto per le piccole medie imprese, conducendo la fiducia dell‟industria a livelli minimi. 5

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