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Folie à deux: dinamiche intrapsichiche e relazionali

La Folie à deux (Disturbo Psicotico Condiviso – Shared Psychotic Disorder) secondo il DSM-IV consiste nella comparsa di un delirio in un soggetto in stretta relazione con un’altra persona già delirante. Le convinzioni deliranti dell’induttore vengono condivise e fatte proprie dal soggetto secondario o "indotto". Tale condivisione del delirio può in certi casi oltrepassare i confini della coppia (di coniugi, di genitore e figlio, di fratelli ecc.), diventare "Folie à trois", "Folie à quatre" ecc., fino alla forma più ampia della "Folie à famille", che coinvolge l'intero nucleo famigliare.
Il complesso e intrigante fenomeno della Folie à deux, pur essendo, almeno apparentemente, piuttosto raro, ha attratto l’attenzione di molti autori, soprattutto di estrazione clinica, fin dal momento della sua prima descrizione da parte di C. Lasègue e J. Falret, nel 1877.
La Folie à deux è stata affrontata, in ambito scientifico, da diverse prospettive, e anche in ambito non scientifico è stata oggetto di elaborazioni di diverso tipo, soprattutto in ambito cinematografico e letterario. L’attenzione per questo fenomeno in ambito non prettamente scientifico ha riguardato soprattutto i suoi effetti più clamorosi, ma avvicinandosi alla letteratura scientifica sull’argomento è possibile scoprire che gli aspetti intrapsichici e interpersonali meno visibili, meno immediatamente percepibili e più silenti di questo fenomeno possono risultare addirittura più suggestivi.
Si tratta di un fenomeno quasi commovente, perché costituisce l’ultimo tentativo da parte di un individuo, nell’ambito di una relazione, di non “lasciar andare l’altro da solo nella sua follia”, l’ultimo tentativo di salvare la relazione nel momento in cui uno dei due componenti della coppia perde il contatto con la realtà. La Folie à deux costituisce anche una co-costruzione di una realtà parallela, in cui la relazione può sopravvivere.
E’ proprio per questi motivi che, nel momento in cui ci si accinge ad esaminare ciò che avviene nell’individuo cui è stato diagnosticato un Disturbo Psicotico Condiviso, la natura stessa di questo fenomeno costringe inevitabilmente ad occuparsi anche del suo partner: cioè, ad occuparsi della relazione. E’ paradossale, allora, che i criteri diagnostici dei sistemi di classificazione internazionale attualmente in uso prevedano che soltanto al soggetto “secondario” possa essere attribuita tale diagnosi. In un certo senso, si può affermare che non esiste nulla di più relazionale della Folie à deux, eppure i componenti della coppia delirante vengono separati concettualmente, diagnosticamente e fisicamente.
E’ per questi motivi che il desiderio di andare al di là degli aspetti più eclatanti della Folie à deux mi ha spinta a focalizzare questo lavoro proprio sugli aspetti psicodinamici e relazionali ad essa sottostanti.
Lo scopo di questa tesi è quindi quello di esaminare, attraverso la letteratura scientifica sull’argomento, quali siano le principali dinamiche che sono state considerate all’origine dello sviluppo della Folie à deux, sia a livello intrapsichico sia a livello relazionale.
I libri interamente dedicati all’argomento sono pochissimi, e anche i manuali di psichiatria generale dedicano al Disturbo Psicotico Condiviso uno spazio molto ridotto, e spesso neppure quello.
Per alcuni decenni dopo la descrizione di C. Lasègue e J. Falret, gli autori che non si sono limitati alla semplice descrizione generale del fenomeno o di casi clinici specifici, ma che si sono concentrati sugli aspetti più profondi ad esso sottostanti, lo hanno fatto prevalentemente da una prospettiva psicodinamica-psicoanalitica. L’approccio sistemico-relazionale ha paradossalmente trascurato la Folie à deux, ma ciò non toglie che in letteratura siano individuabili, soprattutto intorno agli anni ’80, alcuni autori che si sono focalizzati sugli aspetti relazionali di questo fenomeno. Negli ultimi anni i lavori sulla Folie à deux rientrano soprattutto nell’ambito dell’approccio psicosociale, e considerano la coppia delirante come un piccolo gruppo, o come un’organizzazione sociale in miniatura, con tutte le caratteristiche che, di conseguenza, le competono.
Questa tesi si concentra sui primi due approcci, ma è opportuno notare che in realtà i tre approcci non sono completamente separabili, soprattutto per quanto riguarda un fenomeno così complesso come la Folie à deux. Le tre dimensioni, individuo, coppia/famiglia, gruppo sociale sono in realtà inscindibili, perché all’interno e al di sotto del gruppo sociale c’è la coppia/famiglia, e all’interno e al di sotto della coppia/famiglia c’è l’individuo. Nei meccanismi che stanno alla base della Folie à deux sono implicati, come vedremo, tutti e tre questi livelli. I tre approcci, dunque, non si escludono a vicenda, ma permettono semplicemente di osservare il medesimo fenomeno attraverso lenti diverse: dall’obiettivo macro, a quello normale, al grandangolo.

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A Marina Mazzero che ha condiviso i miei deliri fino in fondo e non è diventata folle con me

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giovanna Bolaffio Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.