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Una città a rischio: Napoli tra vittimizzazione e fiducia nelle istituzioni

Informazioni tesi

  Autore: Cira Rovati De Vita
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica per la ricerca sperimentale
  Relatore: Enrica Aureli Cutillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

Negli ultimi anni si è assistito ad una lenta e continua evoluzione del concetto di giustizia, che viene inteso non più come esigenza di “ordine pubblico” ma come “sicurezza dei cittadini”. Lo Stato normalmente si difende dalla criminalità imponendo ai propri cittadini l’osservanza delle leggi, punendone l’eventuale inosservanza; ma il concetto di sicurezza dei cittadini è molto più complesso, andando ad incidere direttamente sul diritto personale del singolo a non divenire vittima di reato. Infatti, tale concetto si riferisce non alla preoccupazione di ordine sociale, politico o morale per la criminalità (c.d. concern about crime), ma alla paura della vittimizzazione, ossia al timore che gli individui hanno di poter subire un reato, per la propria incolumità personale o per i propri beni (c.d. fear of crime).
L’aumentata percezione del rischio di criminalità e dei fenomeni di degrado urbano avvertita dalla popolazione ha spinto le scienze sociali a dedicare sempre più attenzione alla criminalità urbana. Le periodiche indagini campionarie dell’Istat sulla paura del crimine e sulla vittimizzazione, l’avvio di più precisi e tempestivi strumenti per la raccolta ed il trattamento dei dati sulla criminalità da parte di Polizia e Carabinieri e l’istituzione di Osservatori sulla Criminalità ad opera di Comuni, Province e Regioni in collaborazione con le università, ne testimoniano la presenza.
A questo punto verrebbe da chiedersi se l’insicurezza lamentata dalla popolazione sia davvero giustificata, in quanto relativa ad una reale necessità di protezione, oppure sia solo il frutto del condizionamento effettuato dai media, che contribuiscono a gonfiare la percezione dei comportamenti criminali, anche laddove il loro peso quantitativo sia rimasto relativamente costante nel tempo. Secondo l’indagine multiscopo Istat condotta tra il 1997 e il 1998 14 milioni e 224 mila italiani con 14 anni o più dicono di sentirsi “poco o per niente sicuri” quando camminano da soli, quando è buio, nella zona in cui vivono; inoltre, vi sono 4 milioni e 100 mila individui che non escono mai di sera, parte dei quali perchè non si sentono sicuri. Nella seconda indagine multiscopo, condotta nel 2002, la situazione è rimasta pressoché invariata, e ciò può darci un’idea di quanto diffusa sia la paura tra gli italiani. Tuttavia, questa situazione presenta notevoli differenze tra le diverse regioni e tra grandi e piccoli centri. Infatti, il senso di insicurezza è maggiore al Sud e in tutte quelle regioni più popolose che sono caratterizzate dalla presenza delle aree di grande urbanizzazione (la regione in cui è maggiore la sensazione di paura è la Campania (38,9%)); inoltre, la percentuale di persone che si sentono poco o per nulla tranquille uscendo da sole di sera raggiunge il massimo nei centri metropolitani (37,0%) e nella periferia dell’area metropolitana (32,8%).
Numerose altre indagini ed inchieste confermano l’esistenza di una differenza significativa nella criminalità tra Nord e Sud Italia. Secondo un’indagine Eurispes un quinto degli omicidi in Italia è di stampo mafioso. Nel periodo compreso tra il 1999 e il 2004, in Italia, si sono verificati 762 omicidi per motivi di mafia, camorra o ’ndrangheta. Quasi un omicidio su cinque è ascrivibile ai tentacoli del crimine organizzato. L’incidenza diventa significativamente allarmante se si considerano alcune realtà territoriali del Mezzogiorno. In Campania quasi una morte violenta su due è di matrice mafiosa.
La situazione generale della criminalità in Campania risulta caratterizzata da notevoli criticità. Gli elevati tassi di criminalità dipendono fondamentalmente da un lato dalla delinquenza collegata alla criminalità organizzata di tipo camorristico, tuttora fortemente radicata nel territorio, e dall’altro da altre forme di devianza favorite dalla persistente crisi economico-sociale e dall’ingresso di immigrati clandestini che in molti casi vengono assorbiti nei giri criminali.

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Introduzione Negli ultimi anni si è assistito ad una lenta e continua evoluzione del concetto di giustizia, che viene inteso non più come esigenza di “ordine pubblico” ma come “sicurezza dei cittadini”. Lo Stato normalmente si difende dalla criminalità imponendo ai propri cittadini l’osservanza delle leggi, punendone l’eventuale inosservanza; ma il concetto di sicurezza dei cittadini è molto più complesso, andando ad incidere direttamente sul diritto personale del singolo a non divenire vittima di reato. Infatti, tale concetto si riferisce non alla preoccupazione di ordine sociale, politico o morale per la criminalità (c.d. concern about crime), ma alla paura della vittimizzazione, ossia al timore che gli individui hanno di poter subire un reato, per la propria incolumità personale o per i propri beni (c.d. fear of crime). L’aumentata percezione del rischio di criminalità e dei fenomeni di degrado urbano avvertita dalla popolazione ha spinto le scienze sociali a dedicare sempre più attenzione alla criminalità urbana. Le periodiche indagini campionarie dell’Istat sulla paura del crimine e sulla vittimizzazione, l’avvio di più precisi e tempestivi strumenti per la raccolta ed il trattamento dei dati sulla criminalità da parte di Polizia e Carabinieri e l’istituzione di Osservatori sulla Criminalità ad opera di Comuni, Province e Regioni in collaborazione con le università, ne testimoniano la presenza. A tal proposito, scrive Amendola 1 : “Uno dei tratti salienti della nuova situazione è un andamento della domanda di sicurezza che si mostra relativamente autonoma rispetto ai 1 1 Amendola, Una citt senza paure. Dalle politiche per la sicurezza a quelle per la vivibilit , Comune di Firenze, 2003.

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