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La politica energetica europea: alla ricerca di un nuovo paradigma

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Salomoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi europei
  Relatore: Giorgio Natalicchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

Nel corso di questa trattazione ho affrontato il tema di come l’Unione Europea si comporti in rapporto al settore energetico.
Dapprima ho tentato di rappresentare l’attuale panorama energetico. Ho messo in evidenza come siano tre le problematiche e le sfide che maggiormente scuotono la solidità e la sostenibilità dell’attuale sistema energetico mondiale.

1. Politici: dato che il sistema si fonda su fonti fossili iniquamente distribuite nello scacchiere mondiale, la corsa alle risorse genera e rinfocola sacche di instabilità. La concentrazione, poi, in una zona del mondo, principalmente l’area mediorientale, da lungo tempo area di forte instabilità economico-politica e tendenzialmente avversa all’area egemone, l’area Occidentale, non fa altro che peggiorare la situazione.

2. Insostenibilità di lungo periodo: il fatto di fondarsi su fonti fossili esauribili ne pregiudica la sostenibilità nel lungo periodo.

3. Costi ambientali: i suoi costi, in termini di impatto ambientale, sono sempre più crescenti addirittura arrivando a ipotizzare che possa alterare permanentemente il clima terrestre e compromettere vaste aree del Pianeta il che darebbe il là a una serie incontrollabile di conseguenze.
Tutte le sopracitate problematiche avrebbero potenzialmente una comune soluzione nell’azione di greening del settore energetico che assicurerebbe approvvigionamenti energetici autoctoni, così risolvendo la corsa alle risorse, una fonte energetica rinnovabile e pulita.

Per far questo occorre però superare i gravi ostacoli, soprattutto di natura economica e tecnica, che si frappongono all’affermazione di questo nuovo paradigma energetico. Paradigma di cui l’UE vuole presentarsi, a livello internazionale, come il campione e il leader mondiale. Per fare questo bisogna però vedere se l’Unione abbia davvero una competenza nel settore. A tal fine ho ricostruito la storia e l’evoluzione della tematica energetica nel corso dei sessant’anni di vita del processo d’integrazione europea, a partire dal primo trattato che nel 1952 fondava la CECA fino al recente Trattato di Lisbona che segnava la definitiva successione dell’Unione alla vecchia Comunità Europea nel dicembre del 2009.

Dopo avere ricostruito come faticosamente nel corso degli anni l’Unione sia alla fine riuscita a ritagliarsi una propria competenza nell’ambito energetico e come negli ultimi anni questa competenza abbia raggiunto una crescente sinergia con la tematica ambientale, soprattutto in rapporto al cambiamento climatico, ho analizzato le misure che l’Unione ha preso per poter promuovere questo nuovo paradigma energetico.
I problemi da affrontare sono di natura tecnica, cioè mancano le tecnologie, o economica, se ci sono le tecnologie non sono economicamente competitive o se lo sono l’attuale sistema infrastrutturale impedisce che si sviluppino su larga scala.
Per ovviare a tali problemi l’Unione da un lato ha sta promuovendo, se non ancora una politica di ricerca comune, certamente una crescente collaborazione nel settore tra gli Stati Membri nel contesto dei suoi Programmi Quadro. Dall’altro lato l’Unione ha avanzato una serie di misure indirette per ovviare ai problemi economici che ostacolano il nuovo paradigma energetico. Le misure sono volte a modificare l’offerta energetica europea, obbligando a tenere in considerazione fattori altrimenti ignorati dal mercato o ponendo target da raggiungere “per legge” che costituiscono di fatto obblighi di sussidio per gli Stati Membri. In aggiunta a ciò sono previste anche misure dirette, programmi di finanziamento o networks tematici, volti a fornire direttamente sostegno economico e tecnico per la diffusione delle nuove tecnologie o delle best practices.

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INTRODUZIONE La grande sfida che attende l’umanità del XXI secolo sarà quella di assicurare la sostenibilità dello sviluppo umano, cioè riuscire a combinare benessere e crescita in armonia con le risorse disponibili e i loro tempi di rinnovamento. Abituato e fiducioso in una crescita indefinita e infinita fin dagli albori della modernità l’uomo del XXI secolo si trova oggi a dover fare i conti con la finitezza delle risorse del sistema Terra e con le conseguenze che il loro utilizzo indiscriminato e irresponsabile hanno sull’ambiente e sul clima. L'impronta ecologica, un indice statistico utilizzato per misurare la richiesta umana nei confronti della natura, mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle (Rees, 1992). Da alcuni studi effettuati su scala mondiale e su alcuni paesi emerge che l'impronta mondiale è maggiore della capacità produttiva mondiale: nel 1961 l'umanità usava il 70% della capacità globale della biosfera, ma nel 2005 era arrivata al 1 130% . Ciò significa che stiamo consumando le risorse rinnovabili piø velocemente di quanto potremmo, cioè che stiamo intaccando il capitale naturale e che nel futuro potremo disporre di meno materie prime per i nostri consumi. Le conseguenze di ciò potrebbero essere disastrose. Nel suo libro “Collasso” Jared Diamond presenta vari casi di società che non hanno saputo conciliare sviluppo e risorse e il cui destino è stato l’inevitabile distruzione. I rischi che oggi tutto ciò possa ripetersi, addirittura su scala globale, sono ogni giorno che passa sempre maggiori. Nel corso dell’attuale secolo sarà dunque necessario un ripensamento generale sia della nostra economia che della nostra società. Non solo. Fino a che non saranno aperte altre possibilità, per il momento solo fantascientifiche, che potranno accrescere le risorse disponibili, sarà addirittura necessario un ripensamento a 360 gradi del ruolo dell’uomo e dello stesso concetto di sviluppo. Si tratta di una presa di coscienza traumatica che vede il rovesciamento del rapporto Uomo- Natura che da millenni ha caratterizzato l’equilibrio sul nostro pianeta. Da oppresso dalla Natura l’Uomo ne è divenuto l’oppressore (Fitoussi e Laurent, 2009). E se durante gli ultimi 1 Dati dal report del 2008 WWF “Living Planet”, p.16. nullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnullnull

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