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Finanza comportamentale: legami tra politica e mercati finanziari

Obiettivo di questo lavoro è quello di esplorare le interconnessioni tra ciclo politico e ciclo economico, per evidenziare i principali risultati empirici analizzati nella letteratura finanziaria e le conseguenze che da tali risultati possono aversi sul comportamento degli agenti di Borsa.
Il legame tra ciclo politico ed economico, inquadrato da un punto di vista scientifico, ha permesso di evidenziare i risultati di cui si è discusso in particolare nei due test proposti nell’elaborato.
Il primo test, mettendo a confronto due diverse strategie di investimento – una agganciata ai principi del ciclo elettorale, l’altra no – in un intervallo di tempo che va dal 1952 al 2004 negli USA, ha suffragato il convincimento nella bontà dei principi che legano i due cicli. Infatti il risultato ha fornito senza ombra di dubbio una netta vantaggiosità nell’operare scelte di investimento che tengano conto del ciclo politico rispetto ad un comportamento che non ne tiene conto.
Il secondo test, riguardante i legami tra sistema produttivo e ciclo elettorale in Brasile ha invece permesso, attraverso i risultati forniti dal modello di regressione approntato, di evidenziare la diretta correlazione tra esito delle votazioni e crescita delle imprese collegate ai candidati eletti. Una correlazione positiva, insomma, riverberata dapprima sull’economia reale attraverso le influenze della politica sull’andamento del sistema produttivo, e poi sui cicli finanziari, indissolubilmente influenzati dai trend generali del contesto a cui fanno riferimento.
A margine, la panoramica su altri Paesi come il Canada, il Giappone e l’Italia, ha infine permesso di arricchire il quadro delle considerazioni attraverso verifiche pratiche, dando così maggiore consistenza ai principi che sottendono ai legami tra politica e mercati finanziari, ovvero l’obiettivo specifico su cui si è focalizzato questo lavoro.

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1.1 Le basi della finanza comportamentale Per quanto la storia abbia dimostrato nel corso dei secoli - talvolta alimentando teorie, altre volte rinnegandole e confutandole – che esiste un legame forte tra il comportamento umano e l‟assunzione di decisioni di natura economica, si può immaginare come luogo comune abbastanza diffuso quello di valutare l‟approccio alla scienza come direttamente e meramente imputabile alle tecniche di cui essa stessa si dota. Approccio, dunque, assolutamente indipendente da aspetti che hanno a che fare con la psicologia umana. Anche l‟economia e la teoria finanziaria, inquadrate come scienze, hanno, in questo senso, dato vita nel corso dei secoli a vivi dibattiti sulla negazione o affermazione dell‟incidenza dell‟indole umana sia sulle scelte individuali che sugli equilibri generali dell‟ambiente di riferimento, che sia esso un mercato fisico, finanziario e così via. La finanza comportamentale, oggi comunemente accettata, é utilizzata come riferimento per lo studio dell‟assunzione di decisioni da parte degli agenti economici e può essere vista proprio come una sintesi di questa evoluzione di pensiero. Essa infatti agisce sui due campi della psicologia cognitiva (la branca della psicologia che studia i processi attraverso i quali le informazioni sono acquisite, trasformate e „trattate‟ dall‟individuo) e della ricerca scientifica, inquadrata ovviamente rispetto alle decisioni economiche e ai loro riflessi su allocazione di risorse e prezzi di mercato. Una sinergia dunque di causa-effetto nella quale non è solo il rigore scientifico a stabilirne gli esiti, ma anche la razionalità, o per meglio dire la sua non necessaria presenza. Sono proprio i comportamenti non razionali che modificano di volta in volta le decisioni, dunque, il fulcro sul quale ruotano i modelli proposti dalla finanza comportamentale 8

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Corrado Bevilacqua Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.