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Il giornalismo carcerario. Analisi degli organi di informazione dei detenuti

Sono più di 70 i giornali che fanno informazione sulla vita delle prigioni italiane. Questa tesi di laurea illustra le modalità, i temi, le prospettive dei giornali ideati e scritti dai detenuti di molti istituti di pena. Dal 2005 è nata anche la Federazione nazionale dell’informazione dal e sul carcere.
Lo studio raccoglie tutte le iniziative nate e diffuse nei penitenziari. Riviste e fogli che “vanno e vengono”, che usano un linguaggio particolare, che analizzano la vita del carcere. Questi giornali costituiscono uno strumento di analisi e di lavoro, ma anche di speranza e di “evasione” per centinaia di persone. Si tratta di un fenomeno in continua crescita, che testimonia un modo nuovo ed efficace di affrontare una delle questioni e delle realtà più dolorose. Si pone al centro di quello che ormai tutti definiscono “giornalismo sociale”.

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INTRODUZIONE Telefonate? Una al mese, da richiedere con anticipo e per iscritto. Lettere? Controllate da e per l‟esterno. Visite? Solo se autorizzate dall‟Amministrazione Penitenziaria, che ne stabilisce orari e durata. Mezzi a disposizione? Molto pochi. Internet? Vietato. Stiamo parlando di una normale redazione. Del carcere. Ci si chiederà come sia possibile parlare di giornalismo date le condizioni in cui si svolge il lavoro. Eppure i giornali scritti in carcere sono attualmente una settantina. E il fenomeno è in costante crescita. Si va dallo storico “La Grande Promessa” del carcere di Porto Azzurro (Isola d‟Elba), datato 1951, alle pubblicazioni più recenti come “Salute inGrata”, nato nel 2008 nel carcere milanese di Bollate. Online, cartacei, femminili, maschili, informativi, provocatori: sono queste alcune delle caratteristiche dei giornali carcerari presenti oggi in Italia. Dal 2005 sono riuniti nella Federazione Nazionale dell‟Informazione dal e sul carcere, fortemente voluta da “Ristretti Orizzonti”. Il periodico della Casa di reclusione di Padova e dell‟Istituto penale femminile di Venezia, diretto da Ornella Favero, è uno dei più importanti e attivi nel panorama attuale. All‟aggettivo “ristretti”, che nel linguaggio burocratico-carcerario significa detenuti, è stato aggiunto “orizzonti”, perché con il giornale si vuole contribuire ad aprire gli orizzonti troppo ristretti della detenzione. Perché fare informazione dal carcere? Dal luogo, cioè, che si contrappone per eccellenza alla comunicazione e all‟attività di informazione? “L‟idea di un giornale che raccontasse il carcere è nata nell‟ambito di un‟ attività di rassegna stampa: ci rendemmo conto che le notizie che i maggiori giornali diffondono sul carcere spesso non hanno un reale riscontro con quella che è effettivamente la vita in carcere”. (Ornella Favero – Direttrice Ristretti Orizzonti)

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gianluca Modolo Contatta »

Composta da 164 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1357 click dal 27/10/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.