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La tutela in favore dei lavoratori subordinati con parenti disabili

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Ottavio Acquaviva
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Tommaso Germano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

La tesi affronta in particolar modo la disciplina dei permessi in favore dei lavoratori subordinati con parenti disabili. La vera tutela nei confronti di questi lavoratoti nacque con la legge 05.02.1992 n. 104 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, punto di arrivo di un processo di armonizzazione e di recepimento della normativa comunitaria e quella nazionale in tema di disabilità e diritto all’assistenza già iniziato sul finire degli anni Ottanta e che si era concretizzato nella presentazione, il 02.07.1987, di tre proposte di legge alla Camera dei Deputati (n. 288, 484 e 501). I testi, pressoché identici, prevedevano per le lavoratrici madri di un “handicappato gravissimo”, un prolungamento del periodo di astensione facoltativa del lavoro fino al 18° mese di vita del bambino, a condizione che questi non fosse ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, e il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assistesse con continuità il figlio handicappato, di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio nonché il diritto a non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.
Passando alla analisi specifica della L. 104/92, l’art. 33 prevede che la lavoratrice madre o il lavoratore padre di un soggetto gravemente disabile hanno diritto ad un prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione facoltativa. In alternativa all’astensione prolungata, i soggetti di cui al primo comma “possono chiedere ai rispettivi datori di lavoro di usufruire di due ore di permesse giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino”. Superato il terzo anno di vita, il comma 3 dell’art. 33 prevede in capo agli stessi soggetti nonché a “colui che assiste una persona con handicap on situazione di gravità parente o affine entro il terzo grado, convivente” il diritto ad usufruire di permessi mensili pari a tre giorni, anche continuativi, sempre a condizione che il soggetto disabile non sia ricoverato in modo permanente presso istituti specializzati.
Di particolare interesse, poi, il comma 5 della norma in analisi, il quale prevede, in capo al genitore o familiare lavoratore “con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, [con lui convivente,] il diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, oltre che il diritto a non essere trasferito ad altra sede senza il proprio consenso.
La tesi analizza lo studio della disciplina dei permessi fino alla recente approvazione definitiva da parte della Camera dei Deputati,il 19 Ottobre 2010, del Decreto Collegato alla Legge di Bilancio 2010 che prevede nuove limitazioni e restrizioni in materia.

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INTRODUZIONE L’esigenza di tutelare i lavoratori colpiti da eventi che ne abbiano menomato la capacità lavorativa si fece sentire, per la prima volta, con il fenomeno della Rivoluzione industriale: i nuovi assetti economici e sociali, la “fuga” verso i centri urbani e i bassi livelli salariali che connotarono questo momento storico, infatti, avevano fatto emergere - in tutta la sua evidenza - la inadeguatezza delle primitive forme di solidarietà familiare e della beneficienza privata. Così, sotto la spinta di uno spirito solidaristico “di classe”, nacque la prima forma di associazionismo rappresentato dalle società di mutuo soccorso, associazioni volontarie costituite dagli stessi lavoratori che, attraverso il contributo degli associati, provvedevano ad erogare prestazioni in favore di tutti quei soggetti che si fossero trovati in situazione di bisogno a causa di malattie, di infortunio o di invalidità, nonché una pensione agli associati che avessero raggiunto un’età che li rendeva inabili al lavoro o contributi una tantum per i familiari di lavoratori 1 defunti. 1 Lo schema utilizzato era sempre quello assicurativo ma senza la figura dell’intermediario – assicuratore: gli associati, in ragione del rischio al quale sono tutti esposti nello 2

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