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Onuc e Monuc: le Nazioni Unite e la crisi congolese a sessant’anni dall’indipendenza

Informazioni tesi

  Autore: Neri Cresci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi Internazionali
  Relatore: Maria Stella Rognoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

Ho scelto l’argomento della mia tesi partendo dal presupposto che spesso la storia di un Paese è frutto della sua collocazione geografica e geopolitica, delle risorse naturali di cui è ricco (o povero), del suo passato e della classe dirigente di cui ha saputo dotarsi. Nel caso del Congo, mi pareva che ci fossero forti elementi di continuità nelle cause delle due crisi che hanno determinato i due successivi interventi delle Nazioni Unite, quello del 1960 e quello del 1992, al punto che li si potrebbe considerare frutto di un’unica crisi, risalente alla genesi stessa di questo sfortunato Paese.
Oltre a questo, le cause che hanno determinato l’intervento dell’ONU mi sono parse importanti anche per discutere gli effetti del medesimo. Essendo a tutt’oggi la più grande missione di pace mai allestita dalle Nazioni Unite, la MONUC (vale a dire la seconda in ordine di tempo delle due missioni da me prese in considerazione) rappresenta infatti la cartina di tornasole di una politica di intervento internazionale, dei suoi aspetti positivi e di quelli negativi. Li ho dunque inclusi nella trattazione, poiché fosse possibile chiarire quali effetti si sono accompagnati a determinate cause.
La costruzione vera e propria della tesi, infine, non ha potuto non tenere conto dei due punti testé citati. Dunque dapprima l’analisi delle cause storiche, poi di quelle socio-economiche e poi la focalizzazione ravvicinata delle due missioni e delle problematiche da esse evidenziate, facendo riferimento, per enuclearle, a tutta la documentazione disponibile.
Le cause storiche, politiche e socio-economiche dei due interventi ONU in Congo sono evidenti. Nel 1960, la fine della dominazione coloniale e gli sconvolgimenti interni a cui tale evento epocale aveva dato luogo, uniti ovviamente al fatto che le enormi ricchezze del Paese facevano gola ad una grande quantità di pretendenti, furono alla radice dell’intervento della missione ONUC. Poco meno di quarant’anni dopo, nel 1999, le cause della seconda missione delle Nazioni Unite in Congo, la MONUC, furono sostanzialmente simili: il processo di decolonizzazione era terminato da tempo, ma aveva lasciato dietro di sé pesanti strascichi, quali un Paese diviso e lotte di potere dove i contrasti interni erano altro in gran parte la prosecuzione di influenze esterne particolarmente marcate. Sotto questo profilo, la crisi che ha investito il Congo dal 1996 in avanti altro non è che una conseguenza di un’indipendenza concessa in fretta, senza un benché minimo periodo di transizione e senza che venisse fatto alcuno sforzo per preparare la maturazione di una classe dirigente locale. Su questo sfondo, in entrambi i casi l’intervento dell’ONU è stato motivato da nobili intenti di pacificazione e stabilizzazione geopolitica, ma in entrambi i casi non ha conseguito i risultati sperati. La prima missione (ONUC) ha fatto quanto era nelle sue possibilità per garantire il difficile processo di transizione dalla dominazione coloniale al raggiungimento dell’indipendenza e ha avuto un discreto successo. La seconda missione (MONUC) ha assunto, strada facendo, obiettivi sempre più ambiziosi, per il conseguimento dei quali si è addirittura visto ampliare il mandato da operazione di peacekeeping a operazione di peace-enforcing, ma non è riuscita mai a risultare pienamente credibile, sempre invischiata in mezzo a incompetenze, errori, eccessivi attendismi e preoccupante incapacità operativa. Certo il risultato finale non può essere considerato insoddisfacente, specie alla luce di come si è deteriorata la situazione congolese nel passaggio dal XX al XXI secolo, ma al tempo stesso è diffusa la convinzione che si sarebbe potuto fare molto di più. Oggi la missione è ancora attiva e dunque può ancora dare un grande contributo al futuro della Repubblica Democratica del Congo, ma questo concerne ciò che potrà accadere domani. Per quanto riguarda invece quello che è accaduto ieri, cioè le cause delle due missioni esaminate, non c’è dubbio che processo di decolonizzazione e lotta per il controllo delle risorse di un Paese incredibilmente ricco delle medesime e al tempo stesso incredibilmente povero e tormentato sono le due ragioni fondamentali che hanno spinto le Nazioni Unite ad inviare i “caschi blu” in Congo. L’azione di questi ultimi, tuttavia, avrebbe potuto essere decisamente più convincente se alle loro spalle ci fosse stata una forte motivazione politica, che invece è costantemente mancata, poiché la comunità internazionale non è riuscita in alcun momento a far prevalere le ragioni dell’umanità e del diritto su quelle della volontà di conquista e del potere dei molti soggetti, politici e non, che guardano con occhi bramosi la RDC. In questo senso, i “caschi blu” hanno dato corpo, in Congo, ad una nobile aspirazione, non ad una politica, e spesso non sono nemmeno riusciti ad interpretarla adeguatamente. Questa la causa principale di un esito fino ad oggi assai inferiore alle aspettative.

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3 Introduzione Ho scelto l’argomento della mia tesi partendo dal presupposto che spesso la storia di un Paese è frutto della sua collocazione geografica e geopolitica, delle risorse naturali di cui è ricco (o povero), del suo passato e della classe dirigente di cui ha saputo dotarsi. Nel caso del Congo, mi pareva che ci fossero forti elementi di continuità nelle cause delle due crisi che hanno determinato i due successivi interventi delle Nazioni Unite, quello del 1960 e quello del 1992, al punto che li si potrebbe considerare frutto di un’unica crisi, risalente alla genesi stessa di questo sfortunato Paese. Oltre a questo, le cause che hanno determinato l’intervento dell’ONU mi sono parse importanti anche per discutere gli effetti del medesimo. Essendo a tutt’oggi la più grande missione di pace mai allestita dalle Nazioni Unite, la MONUC (vale a dire la seconda in ordine di tempo delle due missioni da me prese in considerazione) rappresenta infatti la cartina di tornasole di una politica di intervento internazionale, dei suoi aspetti positivi e di quelli negativi. Li ho dunque inclusi nella trattazione, poiché fosse possibile chiarire quali effetti si sono accompagnati a determinate cause. La prima difficoltà che ho incontrato nello sviluppo della tesi è costituita dalla limitatezza e dalla povertà delle fonti disponibili in lingua italiana. Se avessi dovuto avvalermi solo di quelle, probabilmente non avrei nemmeno potuto portare a termine il mio compito, se non in forma del tutto insufficiente. Ho dovuto dunque fare riferimento a fonti in lingua inglese e francese, e, tra queste, più ad articoli, saggi e documentazione facilmente reperibile via Internet che non a monografie vere e proprie. Non che la produzione bibliografica manchi – sia chiaro – ma il problema che ne rende solo parzialmente utile l’utilizzo è che la MONUC è una missione ancora in corso, dunque un work in progress che deve essere seguito facendo riferimento ad aggiornamenti continui (non a caso, sono presenti nel testo riferimenti bibliografici addirittura del novembre 2009), altrimenti si corre il rischio di perdere di vista l’attualità, che è molto importante per la comprensione di

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