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Significato e Uso in L. Wittgenstein

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Imparato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Nicola Grana
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

“Dio mi salvi dalla sanità mentale!”
L. Wittgenstein

Nella ricerca di un elemento originario a cui attribuire il fondamento del pensiero molti filosofi e matematici, tra cui Frege e Russell, hanno percorso la via del formalismo cadendo nell'inevitabile errore di voler dedurre, da un insieme finito di verità logiche primitive, tutte le verità della logica e della matematica. La certezza che sta a fondamento del pensiero umano doveva allora essere costituita da poche verità indiscutibili che fossero in grado di giustificare tutti i concetti di cui ci serviamo quando parliamo, pensiamo o calcoliamo in modo da poter descrivere il mondo tutto in un sol colpo (cioè derivandolo da poche verità a priori), nel tentativo di compiere quella tanto ambita quadratura del cerchio che spieghi l'essenza del pensiero e di conseguenza dell'agire umano. La ricerca sui fondamenti (o sul fondamento) del pensiero ha preoccupato inizialmente anche Wittgenstein che già nel 1912 (all'età di ventiquattro anni) veniva considerato da Bertrand Russell come colui che avrebbe dovuto compiere il prossimo grande passo avanti della filosofia. Dopo il tentativo, nel Tractatus Logico-Philosophicus, di dire ciò che può essere solo mostrato egli arrivò alla conclusione che il fondamento, la certezza, dovesse riposare in qualcosa che non fosse né vera né falsa. Wittgenstein identificò nella Forma di vita il dato infondato del linguaggio e dell'agire umano, ovvero quel termine ultimo della giustificazione del quale non si possano proferire giudizi e che, non essendo né vero né falso, permetta di distinguere tra vero e falso in quanto non si può far altro che riconoscerlo come originario. Questa concezione prassiologica e vitalistica del linguaggio proveniva dall'avversione di Wittgenstein per la logica del doppio e la tendenza dei suoi contemporanei ad architettare sistemi assiomatici con i quali si tentava di meccanicizzare sia i codici linguistici naturali che quelli artificiali.

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Capitolo I Significato e uso -Che cosa mi vai contando? - disse austeramente il Bruco. - Spiegati meglio. - Temo di non potermi spiegare, - disse Alice, - perché non sono più quella di prima, come vedi. - Io non vedo nulla, - rispose il Bruco. - Temo di non potermi spiegare più chiaramente, - soggiunse Alice in maniera assai gentile, - perché dopo esser stata cambiata di statura tante volte in un giorno, non capisco più nulla. L. Carroll 1.1 Introduzione Per Wittgenstein si può parlare di significato di una parola solo assumendo come riferimento un linguaggio in uso in una forma di vita, quindi solo partendo dall'assunto del punto 199 delle Ricerche filosofiche possiamo iniziare un' indagine volta a mostrare quale sia la posizione del filosofo austriaco sul senso di una proposizione e sull'interpretazione di un segno: “Comprendere una proposizione significa comprendere un linguaggio. Comprendere un linguaggio significa essere padroni di una tecnica” 40 . Per comprendere una proposizione, per poter parlare si deve necessariamente conoscere il proprio 40 Ivi., p. 108. 12

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Parole chiave

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logica
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wittgenstein
ricerche filosofiche
kripke
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