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Il confine e l'evasione. Spunti per l'intercultura

In questo lavoro vengono affrontate principalmente due tematiche: quella del confine e quella dell’evasione, mostrando ben presto come i due argomenti siano inevitabilmente in-trecciati. Dopo aver brevemente chiarito le motivazioni che hanno spinto ad affrontare i due temi suddetti nell’ambito di una riflessione sull’intercultura, il testo si articola in tre capitoli: il primo si sofferma sulla percezione in Maurice Merleau-Ponty (facendo partico-lare riferimento al suo Il visibile e l’invisibile), il secondo è una riflessione sull’alterità che prende le mosse da Totalità e infinito di Emmanuel Lévinas e il terzo affronta il tema del ritratto in pittura avvalendosi, tra gli altri, dei contributi di Jean-Luc Nancy e di Marcello Ghilardi.
Attraverso gli autori selezionati, il discorso sul confine e l’evasione si sviluppa in maniera multiforme, evidenziando alcuni dei suoi tratti specifici. Il confine e l’evasione vengono dunque pensati come i segni distintivi dell’esperienza umana, come i decisivi tratti soma-tici della relazione: infatti, una delle principali conclusioni del testo, sta proprio nel consi-derare l’evasione come un modo della relazione, anziché come uno stratagemma per evitar-la. In questo senso, parlare di evasione significa coltivare la relazione e pensarsi come es-seri di confine vuol dire saper accogliere la relazione.

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Introduzione Parlare della percezione in Merleau-Ponty, così come del rapporto tra il visibile e l‟invisibile, significa affrontare contemporaneamente i temi del confine, dell‟evasione, della relazione e dell‟esperienza. A ben vedere, la percezione non fa altro che farci esi- stere insieme al mondo: essa non può non essere riconosciuta come una forma di rela- zione. Lo stesso concetto merlopontiano di “chiasma” può essere descritto come una re- lazione nel pieno dei suoi poteri, un‟esperienza da interrogare, da vivere in prima perso- na. La percezione, secondo il filosofo francese, è una continua esperienza di sconfina- mento, di attraversamento vivificante, di evasione. Siamo inestricabilmente implicati nel mondo che ci circonda, siamo compresi in un‟unica immagine insieme agli altri, pas- siamo continuamente da una parte all‟altra. Costituiamo l‟incarnazione stessa della rela- zione: siamo quel punto di incrocio dove avviene il miracolo della fuga, del passaggio dell‟uno nell‟altro. Grazie all‟esistenza del mondo, io posso uscire da me stesso; l‟evasione che così si rende disponibile, è un dono fatto apposta per me, tutto è una “dimensione” che mi serve per uscire dai miei limiti, per andare incontro al mondo nella sua alterità. Niente, me compreso, può essere più considerato come un semplice „ogget- to‟: ogni soggetto diventa “un‟unità di trasgressione o di sopravanzamento”, che ap- prende dall‟esperienza della visione che sconfinare è la sua norma. Tutto è fatto a mia misura ed è proprio questo che mi consente una fuga, una relazione. Solo ciò che è altro da me può offrirsi come una via di fuga da attraversare, per andare verso quel mondo in cui io stesso sono implicato. La visione mostra il miracolo dell‟uscita da sé nel simulta- neo: io esco fuori da me ma non scompaio, l‟alterità rimane esterna ma mi definisce normalmente nell‟intimo. I confini, con l‟esperienza, diventano sempre più incerti e il pensiero dialettico di cui parla Merleau-Ponty ha lo scopo di sfumare i confini, non per distruggerli, ma per mostrarne la permeabilità, per rendere possibile la relazione, grazie alla quale, con quell‟unico movimento di evasione, io posso uscire da me per andare in- 3

Tesi di Master

Autore: Niccolò Andrea Lisetti Contatta »

Composta da 96 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1282 click dal 11/11/2010.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.