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Evoluzione dell'istituto dell'occupazione appropriativa

La tesi si prefigge l'obiettivo di ripercorrere tutte le vicende dell'istituto di creazione pretoria dell'occupazione appropriativa, evidenziando i diversi filoni giurisprudenziali intervenuti nel corso degi anni riguardo i profili risarcitorio, giurisdizionale e comunitario. Infine viene svolta un'approfondita analisi all'art. 43 TU in materia esprorpiativa (2001), norma innovativa e che pone fine all'istituto dell'occupazione appropriativa, ora denominato "utilizzazione di un bene per scopi di pubblico interesse senza un titolo".

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VII INTRODUZIONE La Costituzione stabilisce all’art. 42, che «La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento ed i limiti, allo scopo di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti», ed aggiunge che essa «può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale». Quest’ultima statuizione, pur se con diversi accenti, è contenuta anche nell’art. 834 c.c., per il quale «Nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità». In ambito internazionale, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948, afferma che (art. 17) «Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà». Anche la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (C.E.D.U.), firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva in Italia nell’anno 1955, all’art. 1 Protocollo addizionale n.1, si occupa della protezione addizionale della proprietà. Del diritto di proprietà e della possibilità della sua privazione per motivi di pubblico interesse si occupa infine anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in attesa di ratifica dei singoli Stati e per questo non ancora entrata in vigore(1) L’espropriazione per pubblica utilità (p.u.), se da una parte rappresenta la più grave limitazione al diritto di proprietà, dall’altra si pone a garanzia del privato, che può essere spogliato dei suoi beni per soddisfare superiori esigenze di interesse generale, attraverso un procedimento legale e dietro corresponsione di un indennizzo. Soltanto al verificarsi di tali condizioni, l’ordinamento consente lo svuotamento del diritto dominicale. Accanto all’espropriazione si assiste, tuttavia, nella pratica, a forme patologiche di espropriazione, variamente etichettate dalla dottrina e dalla (1) La Carta è stata pubblica sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea in data 16 dicembre 2004.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Deborah Salvi Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1169 click dal 23/11/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.