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La stereoscopia

Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Bacconi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giulia Parovel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

La visione di immagini tridimensionali e la possibilità di riprodurle ha da sempre affascinato l’uomo.
La stereoscopia è una tecnica per la rappresentazione della tridimensionalità a partire da immagini piatte.
Il metodo è basato sulla fisiologia degli occhi umani, i quali riescono a riprodurre l’illusione di profondità principalmente perché sono disposti orizzontalmente a qualche centimetro tra loro. Questo produce due illustrazioni con un punto di vista leggermente diverso. Il cervello fonde le figure e il gioco è fatto.
Il metodo, oltre ad affascinare gli spettatori di questa suggestione, ha dato modo agli psicologi della percezione di eseguire analisi approfondite sull’argomento per lo studio delle caratteristiche dell’esperienza percettiva.
In particolare il loro desiderio di conoscere è rivolto a risolvere la disputa tra innato e acquisito nella percezione sensoriale (la quale risulta più articolata di quanto non si credesse in passato); e spiegare come si può riuscire a vedere il mondo in 3D se la retina, parte dell’occhio in cui cade la luce, è una superficie bidimensionale.
L’elaborato è suddiviso in tre capitoli. Nel primo viene delineato un excursus storico sulla stereoscopia e i metodi che si avvalgono della tecnica citata. Il secondo capitolo si occupa del punto di vista della psicologia cognitiva e gli studi rilevanti sul metodo e sulla percezione di profondità nell’uomo. Infine cercherò di descrivere le applicazioni stereoscopiche moderne e quelle oggetto di studio, non ancora nel mercato.

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INTRODUZIONE «L’idea “di” visione e l’idea “come” visione (…) hanno una storia. Idea deriva dal verbo latino che significa “vedere”. Quest’etimologia lessicale ci rimanda al fatto che la cultura occidentale è guidata da un paradigma visivo (…)» Chris Jenks, Visual Culture (1995) La visione di immagini tridimensionali e la possibilità di riprodurle ha da sempre affascinato l’uomo. La stereoscopia è una tecnica per la rappresentazione della tridimensionalità a partire da immagini piatte. Il metodo è basato sulla fisiologia degli occhi umani, i quali riescono a riprodurre l’illusione di profondità principalmente perché sono disposti orizzontalmente a qualche centimetro tra loro. Questo produce due illustrazioni con un punto di vista leggermente diverso. Il cervello fonde le figure e il gioco è fatto. Qualunque tecnica riesca a far vedere ad ogni occhio una immagine con un’angolatura lievemente diversa sul piano orizzontale è detta tecnica stereoscopica e genera raffigurazioni 3D. L’origine degli studi in materia è molto antica e molti degli scienziati più conosciuti si cimentarono nell’analisi della realtà a tre dimensioni. La magia delle suddette immagini che sembrano staccarsi dallo sfondo divennero una moda dilagante alla nascita ufficiale del metodo stereoscopico nel 1800. “La stereoscopia ha meravigliato l’uomo per sei decenni, poi l’epoca moderna, con le fotografie animate del Cinematografo, gli ideali del futurismo e lo sviluppo delle nuove tecnologie, ha aperto gli occhi su un’altra dimensione del reale: il movimento; assente nella magica, misteriosa e affascinante fissità delle stereoscopie1.” Non è passato molto tempo prima che tentassero di unire al cinema degli esordi il metodo per la percezione della profondità. Purtroppo la carenza di qualità nelle immagini e l’invasività dei dispositivi non hanno permesso uno sviluppo lineare del metodo. Ad oggi, con due secoli di sviluppo tecnologico mai visto nella storia, la possibilità di un’applicazione affermata e qualitativamente efficiente della stereoscopia è reale. Gli ambiti in cui si può utilizzare sono dei più disparati. La ricerca scientifica ne beneficia in primis, ma si può utilizzare anche in supporto per il miglioramento dell’intrattenimento, il marketing, le industrie. 1 Antonello Satta. www.archiviostereoscopicoitaliano.it 5

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