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La condizione giuridica dei rifugiati e degli sfollati (IDPs) nel quadro degli Accordi di Dayton: sviluppi recenti in Bosnia-Herzegovina

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Partenope
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi europei
  Relatore: Cristiana Carletti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

La tutela dei diritti umani è stata tenuta in grande considerazion anche nella fase di ricostruzione della Bosnia-Herzegovina postbellica, affinché servisse da contrappeso alle rigide divisioni etniche resesi necessarie per porre fine alle ostilità, ma che di fatto hanno legittimato il principio della segregazione etnica. Questa fase di ricostruzione ha visto a lungo contrapposte le spinte centrifughe della Repubblica Srpska e dei Cantoni croati della Federazione, da una parte, ed il tentativo della Comunità internazionale di creare un unico spazio multinazionale, dall’altra.
L’esito dei negoziati si è alla fine concretizzato negli Accordi di Dayton nel novembre 1995, che hanno visto la creazione di due entità separate, la Federazione di Bosnia-Herzegovina e la Repubblica Sprska, alle quali sono state attribuite molte delle prerogative proprie degli Stati sovrani.
Il processo di implementazione degli Accodi di Dayton è stato in un primo tempo affidato alle maggiori Organizzazioni internazionali ed è stato coordinato dall’Ufficio dell’Alto Rappresentante, la cui linea politica veniva costantemente indirizzata dal Peace Implementation Council. In particolare, nel contesto di una graduale implementazione dell’Accordo di Pace, ha assunto fondamentale importanza la sentenza della Corte Costituzionale bosniaca sui popoli costitutivi, che ha imposto una serie di emendamenti alle Costituzioni della Repubblica Srpska e della Federazione di Bosnia-Herzegovina, nel tentativo di stabilizzare il sistema di Dayton in ordine alle due entità e tre etnie, allontanando, temporaneamente, la necessità di negoziare una nuova Carta costituzionale.
La strada che successivamente è stata intrapresa ha visto la lenta, ma graduale, diminuzione dell’intervento della Comunità internazionale e la nuova fase che è stata avviata, adesso, è quella del superamento del Trattato di Dayton, verso un’integrazione euro-atlantica.
Gli scontri feroci che avevano travolto le tre comunità durante il periodo 1992-1995 avevano causato, infatti, la morte di 250.000 persone, la fuga di più di un milione di rifugiati e circa un milione di sfollati.
Nel giugno di quest’anno è stata finalmente approvata la Strategia di Implementazione dell’Allegato n. 7 agli Accordi di Dayton, che rappresenta un grande passo avanti delle Autorità bosniache verso la garanzia di un ritorno sostenibile per rifugiati e sfollati, prevedendo il diritto alla restituzione delle proprietà pre-belliche e alla compensazione ove ciò non fosse possibile.

Le statistiche dell’UNHCR indicano che oltre un milione di rifugiati e sfollati sono tornati, ma la cifra più significativa è quella che riguarda i Minority Returns, in quanto essi rappresentano l’unica strada per costruire una società multirazziale e rovesciare le conseguenze della pulizia etnica.
E’ essenziale che le autorità favoriscano il rientro definitivo delle minoranze, in quanto la restituzione delle proprietà, da sola, rischia di avere un’efficacia limitata nel tempo. Molti, infatti, dopo aver riottenuto le proprietà, hanno deciso di rivenderle ai membri della comunità etnica di maggioranza, con l’intenzione di lasciare per sempre il Paese di origine e recarsi nelle aree dove il proprio gruppo è prevalente.
Nella creazione di un contesto adeguato al ritorno di profughi e rifugiati occupa un posto di primo piano la possibilità di punire i crimini di guerra, utile a diffondere un sentimento di sicurezza e a riportare una pace duratura, non soltanto in Bosnia-Herzegovina, ma anche nell’intera regione dei Balcani.Per verificare il successo dell’applicazione del piano di ritorno non è sufficiente limitarsi a quantificare il numero di coloro che sono tornati, ma bisogna chiedersi anche se le diverse strategie messe in atto dalla Comunità internazionale hanno dato la possibilità di tornare a tutti coloro che desideravano farlo.
La mancanza di un censimento attendibile, dal momento che l’ultimo risale al 1991, ha reso difficile la produzione di stime accurate sulla quantificazione dei ritorni minoritari e sugli Abortive Returns, necessarie a verificare se l’applicazione dei programmi di ritorno abbia avuto successo o meno.
Un nuovo censimento potrebbe essere, inoltre, la giusta base per reimpostare le politiche sociali in Bosnia-Herzegovina, nonostante ciò, il governo continua a rimandarlo per evitare che le possibili pretese avanzate da un’etnia dominante possano dar vita a nuovi scontri.
Oggi possiamo affermare che la maggioranza dei bosniaci in grado di rientrare nelle proprie abitazioni è stata messa in condizioni di farlo, grazie al sostegno delle Organizzazioni internazionali e di quelle locali, mentre tutti coloro che, per diversi motivi, si trovano ancora all’interno dei centri collettivi necessitano di un’assistenza prolungata per riuscire ad integrarsi localmente.

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Introduzione Gli Accordi di pace di Dayton hanno messo fine al sanguinoso conflitto che ha devastato l‟area della ex Jugoslavia nei primi anni Novanta, realizzan- do, in Bosnia-Herzegovina, un nuovo Stato formalmente in pace e sulla carta unitario, ma soggetto a continue spinte centrifughe e tuttora segnato da pro- fonde ferite, anche istituzionali. Questa ricerca si propone di analizzare le peculiarità del nuovo modello costituzionale affermatosi nell‟immediato dopoguerra, con una particolare considerazione per la situazione giuridica dei rifugiati e degli sfollati (IDPs) presenti nella regione. L‟intera trattazione tenta di seguire il percorso evoluti- vo della tutela giuridica delle minoranze nel Paese, al fine di verificare l‟effettiva attuazione dell‟Allegato n. 7 agli Accordi di Dayton, il quale rico- nosce ai rifugiati il diritto ad un rientro sostenibile e privo di discriminazioni. Nella parte iniziale si è cercato, quindi ,di approfondire le condizioni sto- riche e giuridiche che hanno portato ad un cambiamento nei movimenti di po- polazione e ad un nuovo modo di rapportarsi degli Stati rispetto ai migranti. La dissoluzione dei sistemi socialisti e la conseguente fine del bipolarismo hanno prodotto un aumento delle migrazioni dovute all‟instabilità politica che ha investito molte parti del mondo, causando l‟acuirsi di conflitti già esistenti e lo scoppio di nuovi in aree molto vaste. Il secolo appena trascorso, infatti, si è concluso con un ventennio caratterizzato da un rinnovato scontro tra etnie, nazionalità, religioni e popolazioni differenti. Da una parte si è assistito ad un‟intensificazione dei movimenti migratori e ad una stabilizzazione degli immigrati sul territorio dei paesi di accoglienza, che ha inevitabilmente condotto alcuni di questi ad interrogarsi sulle possibili- tà e le modalità di una convivenza multietnica. Dall‟altra parte in molti Stati sono riesplosi con violenza conflitti interetnici sopiti da tempo, rendendo di fatto impossibile la convivenza. Così, accanto ai movimenti migratori connes- si ai fenomeni di regionalizzazione e globalizzazione, continuano gli sposta- IV

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