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La crisi economica e gli interventi dello stato. Il ritorno dal mercato allo stato?

La tesi che segue non si focalizza sullo studio della crisi finanziaria ne sulle conseguenze economico–sociali che questa ha prodotto e forse produrrà sull’economia mondiale, ma su un altro aspetto, a mio avviso determinante: il ritorno dello stato salvatore sul libero mercato, che attraverso gli interventi pubblici a sostegno del credito a imprese e famiglie ed alla salvaguardia del risparmio ha cercato di tutelare i mercati finanziari e i sistemi creditizi dagli effetti della crisi. Dopo aver trattato marginalmente l’evolversi della crisi del mercato finanziario Statunitense ed il suo riversarsi dapprima orizzontalmente sui mercati globali e poi verticalmente sulle rispettive economie reali, ho dedicato uno spazio maggiore agli attori della scena monetaria internazionale per meglio capire come nel secolo scorso e anche in questo le scelte economico-finanziarie dello stato siano il frutto non di decisioni autonome e arbitrarie ma della collaborazione internazionale ed in alcuni casi del governo di un istituzione internazionale alla quale si aderisce. Nella parte centrale della tesi ho scelto volutamente di ricostruire, sebbene in maniera pragmatica e molto sintetica, la struttura istituzionale e normativa che regge i nostri settori finanziario, creditizio e assicurativo ,cosi da poter comprendere almeno nei tratti essenziali, in che modo i poteri dello stato regolano e vigilano su questi sistemi, la cui specialità è determinata dalla natura delle imprese che vi operano. L’impresa bancaria, assicurativa, le società di investimento e intermediazione non possono e non devono essere considerate sullo stesso piano di altre forme di imprenditoria, perché la funzione che esse svolgono rispetto al tessuto economico è evidentemente particolare e l’incidenza che conseguentemente hanno su di esso è molto forte.Il sistema finanziario italiano, nettamente fondato sulla centralità delle banche, quasi prevalentemente commerciali, ha invero subito meno di molti altri paesi il diffondersi della crisi globale, ciò nonostante lo stato ha scelto di intervenire tempestivamente, agendo in linea con gli interventi internazionali, in maniera più che diretta sul sistema creditizio. La scelta italiana non è certamente un caso isolato anzi, sul piano europeo e mondiale gli interventi dello stato si sono moltiplicati e rafforzati ma, sul piano della tutela del credito, senza mai effettivamente discostarsi da modelli pubblicistici standardizzati. Su quest’ultimo tema ho preso in esame la classificazione per moduli tipici dei vari interventi internazionali, a testimonianza del fatto che almeno in materia di interventi sulla liquidità e sul risparmio, cambiano i numeri ma non il modus operandi. Il punto focale della tesi avrà invece ad oggetto i provvedimenti dello stato italiano a tutela del credito e della liquidità in favore di famiglie e piccole medie imprese, allo scopo di scongiurare gli effetti deleteri del credit crunch ed il continuo riversarsi della crisi finanziaria sull’economia reale quale rischio più serio e concreto per il nostro paese. Sempre su questo aspetto sarà possibile osservare il ruolo fondamentale dell’Abi, l’associazione che ha saputo promuovere in prima persona interventi diretti, ma anche rapportarsi da intermediario tra il governo e le banche nell’adozione e attuazione dei vari provvedimenti anti-crisi. Infine, ripercorrendo cronologicamente gli eventi, ho esposto gli ulteriori interventi sul risparmio e soprattutto la creazione di nuove forme di collaborazione e coordinamento fra le autorità di vertice dei settori creditizio, finanziario e assicurativo, mediante la creazione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, allo scopo di permettere un più veloce scambio di informazioni e una struttura di monitoraggio delle crisi finanziarie future. Per concludere ho spostato l’attenzione sull’ambizioso progetto della Banca del Mezzogiorno, fortemente voluto dal Mef per il rilancio del sud Italia e dell’economia in generale, un’esperienza ancora nella sua fase genetica, ma già molto discussa tra gli economisti.

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III Introduzione L’attuale crisi economico-finanziaria ha avuto la sua genesi negli Stati Uniti con l’implosione dei mutui per l’acquisto dell’abitazione, meglio definiti “subprime”, sottoscritti con la benedizione dei “regolatori” da debitori privati americani poco solvibili e con il tempo non più in grado di assicurare il rimborso di interessi e capitale, in seguito alla caduta dei prezzi immobiliari che ha colpito il loro paese. L’origine della crisi, ma non l’unica sua causa, sta nel fenomeno della securitization o, per dirla in termini nostrani, della finanza innovativa, adottata dalle banche e caratterizzata dalle attività di cartolarizzazione dei crediti e la loro immissione nei mercati attraverso speciali società veicolo fuori bilancio. Questo fenomeno è stato sviluppato alla luce del sole e sotto l’occhio delle istituzioni di vigilanza e di controllo del settore nonché delle compiacenti agenzie di rating , mentre le prime hanno permesso di integrare un diritto di credito altamente rischioso, per via della natura dei sottoscrittori e delle condizioni a cui è stato erogato il credito, in strumenti obbligazionari poi immessi nel mercato dalle società veicolo sotto forma di titoli derivati, le agenzie hanno concesso valutazioni di affidabilità su questi titoli, nonostante fosse chiara la reale fragilità di strumenti il cui rendimento era legato a doppio filo allo stato del mercato immobiliare ed alla capacita o incapacità dei sottoscrittori di mutuo di versare la rata regolarmente. Le banche americane e le società veicolo hanno venduto ad ogni sorta di investitore e banca nel mondo, alle volte acquistando esse stesse i titoli derivati, tanto che questo processo ha finito per contaminare tutto il sistema bancario americano e poi quello internazionale che ha sfiorato la distruzione. La tesi che segue non si focalizza sullo studio della crisi finanziaria ne sulle conseguenze economico–sociali che questa ha prodotto e forse produrrà sull’economia mondiale, ma su un altro aspetto, a mio avviso determinante: il ritorno dello stato salvatore sul libero mercato, che

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Pietro Cosentino Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2521 click dal 06/12/2010.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.