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Determinanti della corruzione nelle regioni italiane (1980-2002)

Informazioni tesi

  Autore: Luana Marrone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e commercio
  Relatore: Nadia Fiorino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

Il presente lavoro ha l’obiettivo di indagare e individuare le determinanti della corruzione nelle regioni italiane. La corruzione è un fenomeno molto discusso anche in contesti al di fuori di quello economico, poiché influenza l’intera collettività in campo politico, sociale e morale. Si tenterà, in particolar modo, di analizzare più specificatamente quei fattori politici, culturali e sociali che possono in qualche modo creare le basi per favorire l’insorgere e il consolidarsi del fenomeno corruzione. Negli ultimi decenni la letteratura economica ha cercato di trovare risposte adeguate a questo fenomeno, con l’obiettivo di tradurre fattori comportamentali degli individui (cioè fattori culturali, politici e morali che risultano essere determinanti della corruzione) in variabili quantitative, per poter spiegare la corruzione in modo oggettivo e condivisibile. Obiettivo del presente lavoro è anche quello di verificare la robustezza e la solidità delle teorie che la letteratura economica ha elaborato ai fini delle spiegazioni del fenomeno corruzione nelle regioni italiane. La corruzione cui si farà riferimento è un insieme di delitti (peculato, resistenza, violenza, malversazione, omissione di atti d’ufficio) commessi ai danni della collettività da parte di funzionari pubblici. Essi, in determinati contesti, possono avere un elevato grado di libertà d’azione sulle risorse pubbliche. Dunque, la posizione di un funzionario pubblico può rappresentare un’invitante opportunità per facilitare determinati gruppi di interesse al raggiungimento di obiettivi e vantaggi personali. Questi vantaggi possono essere economici (in favore dei funzionari che vedono ampliato il proprio budget personale) e politici (in favore di gruppi di interesse che puntano alla rielezione politica).
Il circolo vizioso che vede accordi e alleanze illegali tra funzionari pubblici e gruppi di interesse crea, quindi, una ripartizione dei costi e dei benefici delle politiche pubbliche diversa da quella che vi sarebbe se fossero esclusivamente i numeri a contare (se, cioè, un gruppo più numeroso fosse sempre in grado di imporre le proprie preferenze a un gruppo meno numeroso). Questa situazione, inoltre, porta ad un utilizzo non efficiente delle risorse a disposizione della società. Nel primo capitolo, in particolare, verrà presentata una rassegna della letteratura economica riguardo i rapporti tra il fenomeno corruttivo e alcune variabili economiche, politico-istituzionali e socio-culturali. Le teorie che verranno analizzate, riguarderanno anche contesti geografici e culturali diversi fra loro; ciò, potrebbe rappresentare un problema nella scelta delle variabili da utilizzare perché ogni diverso luogo si caratterizza per avere proprie specifiche peculiarità che lo differenziano da altri. Per questo motivo si cercherà di adattare le più importanti argomentazioni della letteratura economica al contesto regionale italiano. Nel secondo capitolo verranno analizzati dettagliatamente i dati di riferimento e, soprattutto, le variabili che verranno utilizzate per effettuare la verifica empirica delle teorie esposte nel primo capitolo. I dati raccolti verranno sottoposti ad analisi mediante il calcolo di indici statistici di correlazione. Il terzo capitolo, avrà la finalità di analizzare da un punto di vista empirico se le teorie esposte nel primo capitolo trovano una conferma nella complessa realtà italiana. Si è optato per un’analisi regionale piuttosto che per un’analisi del paese nel suo complesso. Questa scelta è stata fatta essenzialmente perché nel nostro paese ogni regione presenta proprie peculiarità che la differenziano dalle altre. Perciò per ogni regione verranno illustrati gli andamenti dei reati presi in considerazione e il rapporto esistente tra la corruzione e le variabili ritenute più importanti. Inoltre, si è tenuto conto anche dell’elevato valore della “cifra nera” del fenomeno corruttivo, cioè fatti criminosi, scoperti e accertati, ma non sanzionati da condanna definitiva molto spesso a causa della prematura scadenza dei termini di prescrizione. Per avere un trend più realistico della situazione si esaminano anche i rapporti esistenti tra il reato corruttivo e altri reati. Infine, un capitolo conclusivo evidenzierà i risultati principali dell’analisi condotta a livello delle singole regioni.

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Introduzione INTRODUZIONE Il presente lavoro ha l’obiettivo di indagare e individuare le determinanti della corruzione nelle regioni italiane. La corruzione è un fenomeno molto discusso anche in contesti al di fuori di quello economico, poiché influenza l’intera collettività in campo politico, sociale e morale. Si tenterà, in particolar modo, di analizzare più specificatamente quei fattori politici, culturali e sociali che possono in qualche modo creare le basi per favorire l’insorgere e il consolidarsi del fenomeno corruzione. Negli ultimi decenni la letteratura economica ha cercato di trovare risposte adeguate a questo fenomeno, con l’obiettivo di tradurre fattori comportamentali degli individui (cioè fattori culturali, politici e morali che risultano essere determinanti della corruzione) in variabili quantitative, per poter spiegare la corruzione in modo oggettivo e condivisibile. Obiettivo del presente lavoro è anche quello di verificare la robustezza e la solidità delle teorie che la letteratura economica ha elaborato ai fini delle spiegazioni del fenomeno corruzione nelle regioni italiane. La corruzione cui si farà riferimento è un insieme di delitti (peculato, resistenza, violenza, malversazione, omissione di atti d’ufficio) commessi ai danni della collettività da parte di funzionari pubblici. Essi, in determinati contesti, possono avere un elevato grado di libertà d’azione sulle risorse pubbliche. Dunque, la posizione di un funzionario pubblico può rappresentare un’invitante opportunità per facilitare determinati gruppi di interesse al raggiungimento di obiettivi e vantaggi personali. Questi vantaggi possono essere economici (in favore dei funzionari che vedono ampliato il proprio budget personale) e politici (in favore di gruppi di interesse che puntano alla rielezione politica). Il circolo vizioso che vede accordi e alleanze illegali tra funzionari pubblici e gruppi di interesse crea, quindi, una ripartizione dei costi e dei benefici delle politiche pubbliche diversa da quella che vi sarebbe se fossero esclusivamente i numeri a contare (se, cioè, un gruppo più numeroso fosse sempre in grado di imporre le proprie I

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