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Funzione pianificatoria della Pubblica Amministrazione; strumenti urbanistici ed abuso edilizio

Informazioni tesi

  Autore: Romina Esposito
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ferdinando Pinto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

La presente dissertazione è frutto di un’accorta e costante ricerca in merito ad un fenomeno di oramai diffusa perpetrazione nel nostro territorio, quale è l’abusivismo edilizio.Strutturato in tre capitoli, esso si propone di evidenziare solo una parte della società odierna, quella parte che evade le regole, che si disinteressa di tutto quanto esula dal proprio raggio d’azione, quella parte che fa dell’abuso uno stile di vita, piuttosto che contrastarlo. Esistono, infatti, dei piani urbanistici che andrebbero rispettati ed è proprio la disamina degli stessi a costituire l’oggetto del primo capitolo. La prima parte dell’elaborato sottolinea, infatti, l’importanza della funzione pianificatoria della Pubblica Amministrazione e degli strumenti di cui essa si avvale ai fini di un valido espletamento delle sue funzioni; strumenti rappresentati dai vari ed articolati piani urbanistici, ispirati al principio di sussidiarietà.
Vengono menzionati i vari interventi legislativi e giurisprudenziali che si sono susseguiti nel tempo, fino ad arrivare al T.U. dell’edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), e che hanno cercato di disciplinare e contenere l’attività edilizia, nel rispetto di ciascun periodo storico di riferimento.
È proprio il Testo unico a riordinare una materia da sempre caratterizzata da una disciplina frammentaria ed eterogenea.
L’esigenza razionalizzatrice di carattere prevalentemente ricognitivo e l’intento di riordinare il sistema delle fonti in materia edilizia si combinano tuttavia con la volontà di introdurre alcune significative innovazioni, concernenti sia l’impostazione generale dell’impianto normativo sia alcuni aspetti procedurali e sostanziali più peculiari. Il secondo capitolo, invece, costituisce il cuore dell’intera dissertazione, in quanto si è voluto attualizzare l’abusivismo edilizio alla luce degli ultimi accadimenti e/o rilevamenti tecnici.
Che l’abusivismo abbia radici antiche lo si sa perfettamente, tuttavia il tema non sembra più essere ai primi posti. Forse perché la costruzione illegale e sconosciuta, dapprima all’autorità pubblica, non ha più bisogno di nascondersi ed è diventata piena normalità a cui si fa l’abitudine?Questo è solo uno dei quesiti a cui si è cercato di fornire una risposta, unitamente a considerazioni in merito alla efficacia e validità della normativa penale, civile e amministrativa predisposta dal nostro ordinamento per contrastare il fenomeno in esame. Per fugare ogni dubbio, si è messo a confronto il sistema sanzionatorio italiano con quello previsto in altri due Paesi occidentali, quali la Spagna e la Francia e contenuto rispettivamente nel Còdigo penal spagnolo e nel Code de l’urbanisme francese. Si è fatto, altresì, riferimento all’attuale progetto Vista (acronimo di “visione territoriale aerea”), quale sistema volto a monitorare il territorio ed a rilevare gli ecomostri attraverso un video di ortofotocarte, frutto di riprese realizzate ad un’altitudine di 2.700 metri.
Da questi moderni rilevamenti emergono veri e propri “fantasmi di cemento”, solido cemento e tutti accomunati da una caratteristica: non risultano dichiarati in Catasto; come fossero, appunto, fantasmi.
Gli ultimi dati pubblicati il 30 dicembre 2008 aggiornano quelli diffusi nel 2007 e portano ad oltre un milione e mezzo il totale delle particelle catastali, cioè le porzioni di terreno, su cui sono stati identificati fabbricati fantasma .
Il tutto in un quadro in cui a fronte di una manciata di vicende a lieto fine, rappresentate da demolizioni che hanno interessato centinaia di costruzioni abusive, sono purtroppo ancora centinaia gli ecomostri e le colate di cemento che deturpano indisturbati la costa italiana. L’elaborato si conclude con il capitolo dedicato al condono edilizio.Nell’ultimo quarto di secolo si sono succeduti tre condoni, uno ogni nove anni. Una frequenza così ravvicinata, unita ad un’azione repressiva spesso inefficace, induce a credere che i condoni siano una componente inevitabile del nostro sistema legislativo, e che l'abusivismo sia un'attività fisiologica.L’intero discorso fin qui svolto ed articolato compiutamente in tre capitoli, trova la sua conclusione in un breve riferimento al nuovo “piano casa”; in particolare, sulla Gazzetta ufficiale n. 191 del 19 agosto 2009 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 luglio 2009 recante “piano nazionale di edilizia abitativa”,volto a favorire il rilancio dell'economia, rispondere ai bisogni abitativi delle famiglie e ad introdurre incisive misure di semplificazione procedurali dell'attività edilizia.

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Capitolo Primo 1. LA PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO: PROFILI GENERALI. 1.1 Pianificazione territoriale ed urbanistica: nozioni generali e caratteri distintivi. Preliminare, rispetto all‟esame dei profili contenutistici, risulta la precisazione in ordine al concetto di pianificazione territoriale ed urbanistica. In particolare, si tratta di chiarire se le aggettivazioni “territoriale” ed “urbanistica” identifichino due distinte nozioni del sostantivo a cui si correlano, di modo che si possa distinguere una pianificazione territoriale da quella urbanistica, oppure esse si risolvano in un‟endiadi, determinando, così, una piena coincidenza in termini 3 giuridici tra le due pianificazioni. L‟accennato rapporto di diversità/identità può essere saggiato, innanzitutto, con riguardo alla materia alla quale ciascuna 3 Al riguardo, la terminologia legislativa non offre un valido ausilio, se solo si considera che l‟uso delle due aggettivazioni, in alcuni casi, non risulta costante: “piani urbanistico territoriali” (ad es. art. 1-bis, l. n. 431/1985), “piani territoriali ed urbanistici” (ad es. art. 32, comma 2 lett. b, l. n. 142/1990) e “piani urbanistici e edilizi” (art. 81, comma 2, d.p.r. n. 616 del 1977); mentre in altri casi, ad indicare il medesimo piano, ad esempio quello territoriale regionale, si impiegano spesso entrambe le aggettivazioni, anche con diversa combinazione: “piano urbanistico” (art. 21, comma 2, lett. c st. To.), “piano urbanistico territoriale” (art. 1, comma 3, st. Um.), “piano dell‟assetto territoriale” (art. 6, comma 2, st. La.) e “piano di assetto urbanistico territoriale” (art. 20, comma 1, st. Cam.). 9

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