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L'America oggi: da Raymond Carver a Robert Altman. Destrutturazione della trama e ricomposizione dei frammenti.

Informazioni tesi

  Autore: Eloisa Guida
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Gian Piero Brunetta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

L’intento della presente tesi è quello di mostrare il percorso artistico del regista Robert Altman nel suo peculiare aspetto della destrutturazione della trama da lui attuata per quasi tutta la sua carriera artistica, con particolare attenzione alla pellicola Short Cuts del 1993 - vincitrice del Leone d’Oro alla Cinquantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ex aequo con Film Blu di Krzysztof Kieslowski -, a mio avviso quella più rappresentativa per comprendere il significato del concetto di destrutturazione per il regista. A questo scopo una particolare attenzione verrà data al confronto con la fonte del film, ossia i nove racconti e la poesia “Limonata” di Raymond Carver, raccolti in un unico testo dall’omonimo titolo dopo l’uscita del lungometraggio.
La tesi è suddivisa in due parti, in modo da rendere più chiaro e manifesto il percorso artistico che porta il regista a elaborare il suo concetto nella pellicola in questione.
Dopo una biografia dettagliata del regista che si propone di mostrare l’eclettica carriera artistica di Robert Altman a partire dall’esordio nei documentari aziendali, al passaggio attraverso la regia televisiva fino ad arrivare ai lungometraggi veri e propri, iniziati all’età di trent’anni, si passano ad analizzare le tematiche del regista, con un occhio sempre rivolto alla destrutturazione in quanto tale che viene attuata dal regista fin dai primi lungometraggi e che resterà il filo conduttore di gran parte delle sue opere fino a Short Cuts, dove la destrutturazione diventerà evidente e manifesta in modo fortemente accentuato rispetto alle prime pellicole.
Le tematiche altmaniane trattate nella tesi saranno peculiari e tipiche di tutta la sua opera. Negli anni della crisi del cinema classico hollywoodiano il regista sperimenta un’accentuata revisione dei generi oltre a una forte frammentarietà dell’opera. Queste ultime risultano manifeste in pellicole come Brewster McCloud (1970), M.A.S.H. (1970) e Nashville (1975) - per prendere a mio avviso solo le più esemplari per comprendere ciò che Altman intende per revisione e frammentarietà - e porteranno inoltre a passare in esame il peculiare stile ironico del regista e la sua non comune attenzione per il sound, la quale lo porterà addirittura a creare un apparecchio apposito per la registrazione dei suoni, delle voci e delle musiche. Una particolare attenzione ricadrà poi sulla sua propria visione delle donne a cui il regista dedica tre pellicole molto significative - That Cold Day in the Park (1969), Images (1972) e Three Women (1977). L’universo femminile vi verrà analizzato in ogni sua componente in modo estremamente approfondito e analitico fino a farne emergere anche gli aspetti più sconcertanti che in alcuni casi sfoceranno in visioni estremistiche e drammatiche. Sempre restando all’interno della revisione dei generi Altman passerà anche attraverso la presa in esame dei classici eroi hollywoodiani - McCabe & Mrs. Miller (1972), The Long Goodbye (1973), Thieves Like Us (1973) - che diventeranno uomini impauriti dalla vita, solitari e perdenti che avranno superato l’entusiasmo per passare a vivere con rassegnazione la maggior parte delle loro vicende. Altre due tematiche considerate poi ugualmente importanti sono quella del circo - con particolare attenzione alle pellicole Brewster McCloud (1970), M.A.S.H. (1970) e Buffalo Bill and the Indians, or Sitting’s Bull Hisotry Lesson (1975) - e quella del gioco - presente in modo più manifesto e palese soprattutto nel film Quintet (1979) - che, collegandosi come le tessere di un domino, forniranno un seguito e una conclusione amara al tema femminile e a quello degli “eroi perduti”, che non troveranno altra strada che muoversi in un mondo caotico come un circo in cui non resta che continuare a sopravvivere - non a vivere - come in un gioco atroce e male orchestrato. Per mettere in luce l’importanza di queste tematiche l’analisi della tesi ricadrà inevitabilmente sulle tecniche registiche proprie e particolari di Altman, con un occhio più attento alla scenografia, alla sceneggiatura, alla sua peculiare direzione degli attori, agli specifici movimenti della macchina da presa, alle varie tipologie di inquadratura, al montaggio e alla fotografia.
Nella seconda parte della tesi la destrutturazione della trama è stata posta in evidenza attraverso il confronto con lo scrittore Raymond Carver. Vengono presi in esame in modo particolare i nove racconti e la poesia “Limonata” da lui scritti, ossia la fonte da cui Altman attinge per arrivare alla messa in scena di Short Cuts. Definito capostipite del minimalismo per il suo stile di scrittura spoglio e scarno - ma che non implica affatto un vuoto di significati e di tematiche profondamente centrate sull’individuo e sul suo sopravvivere alle difficoltà della vita - Carver diventa terrreno fertile per ciò che secondo molta critica sarà il capolavoro assoluto di Altman.

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I INTRODUZIONE L’intento della presente tesi è quella di mostrare il percorso artistico del regista Robert Altman nel suo peculiare aspetto della destrutturazione della trama da lui attuata per quasi tutta la sua carriera artistica, con particolare attenzione alla pellicola Short Cuts del 1993 - vincitrice del Leone d’Oro alla Cinquantesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ex aequo con Film Blu di Krzysztof Kieslowski -, a mio avviso quella più rappresentativa per comprendere il significato del concetto di destrutturazione per il regista. A questo scopo una particolare attenzione verrà data al confronto con la fonte del film, ossia i nove racconti e la poesia “Limonata” di Raymond Carver, raccolti in un unico testo dall’omonimo titolo dopo l’uscita del lungometraggio. La tesi è suddivisa in due parti, in modo da rendere più chiaro e manifesto il percorso artistico che porta il regista a elaborare il suo concetto nella pellicola in questione. Dopo una biografia dettagliata del regista che si propone di mostrare l’eclettica carriera artistica di Robert Altman a partire dall’esordio nei documentari aziendali, al passaggio attraverso la regia televisiva fino ad arrivare ai lungometraggi veri e propri, iniziati all’età di trent’anni, si passano ad analizzare le tematiche del regista, con un occhio sempre rivolto alla destrutturazione in quanto tale che viene attuata dal regista fin dai primi lungometraggi e che resterà il filo conduttore di gran parte delle sue opere fino a Short Cuts, dove la destrutturazione diventerà evidente e manifesta in modo fortemente accentuato rispetto alle prime pellicole. Le tematiche altmaniane trattate nella tesi saranno peculiari e tipiche di tutta la sua opera. Negli anni della crisi del cinema classico hollywoodiano il regista sperimenta un’accentuata revisione dei generi oltre a una forte frammentarietà dell’opera. Queste ultime risultano manifeste in pellicole come Brewster McCloud (1970), M.A.S.H. (1970) e Nashville (1975) - per prendere a mio avviso solo le più esemplari per comprendere ciò che Altman intende per revisione e frammentarietà - e porteranno inoltre a passare in esame il peculiare stile ironico del regista e la sua non comune attenzione per il sound, la quale lo porterà addirittura a creare un apparecchio apposito per la registrazione dei suoni, delle voci e delle musiche. Una particolare attenzione ricadrà poi sulla sua propria visione delle donne a cui il regista dedica tre pellicole molto significative - That Cold Day in the Park (1969), Images (1972) e Three Women (1977). L’universo femminile vi verrà analizzato in ogni sua componente in modo estremamente approfondito e analitico fino a farne emergere anche gli aspetti più sconcertanti

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