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La Pubblica Amministrazione ai tempi di Facebook. Ripensare il dialogo con i cittadini nei social media.

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Pavan
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione
  Relatore: Ugo Guidolin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

Questa tesi analizza un fenomeno molto recente che riguarda la comunicazione nelle pubbliche amministrazioni locali.

Il grande sviluppo che in questi ultimi anni ha riguardato, in Italia e nel resto del mondo, social media come Facebook, YouTube e Twitter (cioè tutti quegli strumenti che consentono di attivare relazioni nel web), in tempi molto recenti si sta riflettendo anche nelle pubbliche amministrazioni, vale a dire che alcuni enti pubblici hanno iniziato a usare queste piattaforme come nuovo canale di dialogo con i cittadini.

Si tratta di una scelta molto innovativa, principalmente per due ragioni:
 Innanzitutto perché rispetto ai classici strumenti web come i portali istituzionali e le reti civiche, attraverso i social media le pubbliche amministrazioni possono raggiungere gli individui là dove essi trascorrono il tempo che investono nelle relazioni digitali (una ricerca Comscore ha rilevato che ad agosto 2010 gli utenti americani hanno passato il 10% del tempo di navigazione su Facebook, superando le pagine di Google (9,6%) e di Yahoo! (9%)).

 In secondo luogo perché rispetto ai tradizionali strumenti di comunicazione istituzionale, i social media attivano dei processi comunicativi bidirezionali. Questo significa che i cittadini, da soli o in gruppi, possono interagire in tempo reale con la pubblica amministrazione. Potranno dunque commentare, criticare e contribuire al miglioramento delle informazioni e dei servizi offerti dall’ente.

Prima di passare ai dati e alle considerazioni che riguardano questo fenomeno, è doveroso fare una breve premessa. Se oggi le pubbliche amministrazioni stanno sperimentando forme di comunicazione così innovative lo dobbiamo principalmente a 3 fattori:
- la cultura della trasparenza e della comunicazione con il cittadino, che la pubblica amministrazione ha sviluppato a partire dalla fine degli anni ottanta
- un quadro normativo che garantisce al cittadino di essere il nucleo centrale della macchina burocratico-amministrativa
- uno sviluppo tecnologico che negli ultimi 20 anni ha messo a disposizione delle amministrazioni degli strumenti telematici in grado di renderle più vicine ai cittadini nelle comunicazioni e nell’erogarzione di servizi.


Vediamo alcuni dati della ricerca.
I social media considerati ai fini dell’analisi sono stati Facebook, YouTube e Twitter, cioè le piattaforme sociali più diffuse in Italia. Il campione degli enti comprende tutte le regioni, le province e i comuni capoluogo di provincia italiani, per un totale di 247 casi presi in esame. Di questi enti, risulta che il 30% (in termini assoluti 75 enti su 247) possiede un account ufficiale in almeno uno dei tre social media presi in esame.

I dati presi in esame riguardano:
quanti e quali enti del campione utilizzano i social network
l'aggiornamento dei profili = quantità di contenuti pubblicati
la tipologia di contenuti veicolati attraverso questi strumenti
le modalità di relazione attivate con gli utenti
la partecipazione dei cittadini-utenti

I dati sono stati ricavati esaminando innanzitutto i portali delle pubbliche amministrazioni: ho cercato nei siti istituzionali i collegamenti ipertestuali ai social media, e quando tali collegamenti non erano presenti, ho spostato la ricerca direttamente nei siti dei social media. Nei casi in cui rilevavo degli account ascrivibili alle pubbliche amministrazioni appartenenti al campione, le contattavo telefonicamente o via e-mail per verificare l’autenticità dei profili, in modo da validare le informazioni acquisite. I dati sono stati rilevati nei mesi di settembre e ottobre di quest’anno.

Trattandosi di un fenomeno estremamente nuovo e in rapida evoluzione, la mia ricerca non è finalizzata tanto a costruire dei modelli su come gli enti pubblici utilizzano questi strumenti, quanto piuttosto a scattare una fotografia della situazione attuale per fornire una lettura critica del fenomeno.

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7 Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ci proiettano in un’epoca di importanti cambiamenti sociali e culturali. In una prospettiva storica di lungo respiro, la progressiva rapidità che segna l'avvicendarsi di vecchi e nuovi strumenti di comunicazione, ci fa percepire il mutamento non più come una fase transitoria, ma come una condizione permanente. “Trasformazioni che l’uomo un tempo viveva nell’arco di migliaia di anni, oggi sono vissute nell’arco di una sola generazione”.1 L’appartenenza ad un presente in costante divenire, figlio di un passato troppo breve per essere definito ‘storico’, ci apre le porte di un futuro dai tratti incerti, in cui gli individui si dovranno confrontare con una molteplicità di strumenti e linguaggi comunicativi, che saranno la mediazione fra loro stessi e la complessità del mondo. L’attuale scenario tecnologico è caratterizzato da un cambio di paradigma: l’equilibrio massmediale viene progressivamente messo in discussione dall’affermarsi delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione che, grazie alle caratteristiche che li contraddistinguono dai media tradizionali, stanno ridisegnando la sfera d’azione dell’individuo. Economicità, velocità, extraterritorialità, capacità di disintermediazione, multimedialità e interattività sono le principali caratteristiche dei nuovi media rispetto ai media tradizionali. Cerchiamo ora di passare in rassegna queste caratteristiche proprio in funzione di in confronto con i ‘vecchi media’. Il primo aspetto è l’economicità delle nuove tecnologie. Per comprendere l’ordine di grandezza del valore monetario dello spazio all’interno di media come televisione, radio e stampa, possiamo prendere in esame il costo della pubblicità. I dati della Sipra, concessionaria per la pubblicità della RAI2, rivelano che la spesa per uno 1 GUIDOLIN, U. (2005), Pensare digitale. Teoria e tecniche dei nuovi media, Milano, McGraw- Hill, p. 4. 2 www.sipra.it

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