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Il Kurdistan Iracheno: esempio di democrazia o di frammentazione del Medio Oriente?

Informazioni tesi

  Autore: Mariachiara Cazzola
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master E. Mattei in “Vicino o Medio Oriente”
Anno: 2010
Docente/Relatore: Moffa Claudio
Istituito da: Università degli Studi di Teramo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

L’obiettivo di questo lavoro è dimostrare che il Kurdistan iracheno - regione autonoma della Repubblica federale irachena, secondo quanto stabilito dalla Costituzione del 2005 - non può essere considerato un modello per un futuro assetto politico di uno Stato indipendente che riunisca i 25 milioni di curdi oggi divisi tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. Tantomeno può servire da esempio per un futuro assetto democratico, tendente all’occidentalizzazione, dell’Iraq. Tale dimostrazione dovrebbe servire da lezione a tutte le potenze esterne (regionali e non) che usano il ruolo geopolitico dei curdi per colpire la sovranità dei quattro Stati sovrani sopra citati, in un’area particolarmente delicata del mondo, procedendo alla sua balcanizzazione.
Nel fare ciò osserveremo da prima i contrasti esistenti all’interno del Kurdistan iracheno, poi allontanandoci lievemente, esamineremo le contese tra il governo di Erbil e quello di Baghdad e, per concludere, sceglieremo una visone molto più ampia per analizzare le dinamiche regionali e i cambiamenti politici generati da questa nuova entità, per il panorama mediorientale, che è il GRK.

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Introduzione L’obiettivo di questo lavoro è dimostrare che il Kurdistan iracheno - regione autonoma della Repubblica federale irachena, secondo quanto stabilito dalla Costituzione del 2005 - non può essere considerato un modello per un futuro assetto politico di uno Stato indipendente che riunisca i 25 milioni di curdi oggi divisi tra Turchia, Iraq, Iran e Sira. Tantomeno può servire da esempio per un futuro assetto democratico, tendente all’occidentalizzazione, dell’Iraq. Tale dimostrazione dovrebbe servire da lezione a tutte le potenze esterne (regionali e non) che usano il ruolo geopolitico dei curdi per colpire la sovranità dei quattro Stati sovrani sopra citati, in un area in un’area particolarmente delicata del mondo, procedendo alla sua balcanizzazione. Tuttavia è bene chiarire, sin dal principio, che questa tesi non verterà sulla correttezza o meno della creazione di uno grande Stato autonomo curdo, il Kurdistan appunto, ma si focalizzerà solamente su quello che è oggi noto come Governo Regionale del Kurdistan ubicato nelle zone montagnose dell’Iraq nord-orientale. La suddetta regione, invero, si è dotata progressivamente di inno, bandiera, Parlamento e persino di una nazionale di calcio. All’interno dei “suoi” territori non circolano mezzi militari ma limousine cariche di uomini d’affari. All’aeroporto internazionale di Erbil non atterrano aerei militari ma voli di linea, che collegano il Kurdistan alle principali città europee. La sera, nessun coprifuoco svuota le vie delle città: gli abitanti di Erbil, Sulaymaniyyah e Duhok, i tre capoluoghi di provincia, si ritrovano per una passeggiata al centro commerciale o per una partita allo stadio Da tempo ormai il Kurdistan iracheno segue una parabola politica ed economica propria, divergente da quella dell’Iraq arabo, risultato delle conquiste raggiunte negli “anni turbolenti” dalla popolazione curda. Per comprendere le ragioni di tale apparente prosperità vedremo come il GRK sia nato, inizialmente, da “circostanze fortuite”, le quali abilmente adoperate, grazie soprattutto ad aiuti esterni, hanno permesso ai curdi iracheni di acquistare sempre maggiore autonomia nei confronti del governo centrale di Baghdad. Per analizzare tali circostanze si tornerà al 1991 allorchØ un’offensiva militare, guidata dagli Stati Uniti, liberò il Kuwait e gli eventi che seguirono posero le condizioni per la nascita di un governo curdo indipendente da Baghdad (anche se non riconosciuto dalla comunità 4 Pagina

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Parole chiave

asse turchia-iran-siria
balcanizzazione
curdi
iraq
kurdistan iracheno
medio oriente
relazioni israelo-curde

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