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Le attività terapeutiche degli internati dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario ''F. Saporito'' di Aversa

Nella mia ricerca ho trattato delle attività terapeutiche degli internati dell’O. P. G. “F. Saporito” di Aversa. Essi praticano una serie di attività: centro ascolto, area verde, teatro, laboratorio colore, musicoterapia, psicodramma, cineforum, centro lettura, gruppo gestalt, corsi professionali di ceramica e pittura, scuola elementare e media, e anche alcuni lavoretti ricevendo in cambio una paga sindacale. Io però ho trattato solo di tre attività: il centro ascolto, l’area verde e il laboratorio colore.
I tentativi di trattamento iniziarono nel 1980 e si iniziò con la sperimentazione delle tecniche psicodrammatiche poiché il direttore dell’O. P. G. è esperto in materia. Poi si passò a sperimentare dei gruppi d’ascolto in uno spazio aperto per stimolare la comunicazione e nel rispetto dei tempi dei ricoverati. E così si cominciava a risocializzare. Nel 1999 fu allestito un laboratorio di espressione con il colore con la collaborazione della dott. ssa Mancini, studiosa di linguaggi e già esperta nel campo del laboratorio colore. Col passare degli anni, i ricoverati diminuirono perché fu attuato un piano di evacuazione con affidamento alle strutture territoriali di salute mentale dei loro luoghi d’origine. Parallelamente si cercava di apportare anche altri cambiamenti, come ad es. l’eliminazione nel 1997 del servizio di sorveglianza sulle torrette del muro perimetrale e l’istituzione di un’autopattuglia, che fu successivamente anch’essa eliminata nel 1998. Furono organizzati reparti di socioterapia trattamentale gestiti dai ricoverati con l’ausilio del solo personale sanitario paramedico, senza la presenza della Polizia Penitenziaria.
Nell’O. P. G. attualmente sono presenti 250 ricoverati: 107 prosciolti, 40 seminfermi, 72 provvisori con un giudizio non ancora definito, 11 detenuti, 1 ricoverato che si trova in un luogo esterno di cura e 19 internati in licenza finale esperimento. I ricoverati sono tutti di sesso maschile, la loro età media è di 42 anni. La metà proviene dal Meridione e due terzi sono tossicodipendenti e immigrati stranieri. Per quanto riguarda lo stato civile, la maggior parte è celibe, pochi sono i separati/divorziati e i vedovi sono per lo più responsabili della loro vedovanza. Più della metà degli internati è analfabeta o comunque ha un livello di scolarità molto basso, solo due sono laureati. I reati commessi sono in maggioranza contro la persona: omicidio, sequestro di persona, rapina, violenza sessuale, trasgressione degli obblighi di libertà vigilata, tentato omicidio, tentata violenza sessuale, danneggiamento, incendio, estorsione, furto, lesioni personali. Non pochi però sono i casi di persone che stanno in O. P. G. , ma potrebbero tranquillamente uscire e non lo fanno perché non ci sono familiari in grado di accoglierli o per l’inesistenza di servizi sociali sul territorio, come ha denunciato anche un’inchiesta fatta da “Il Manifesto” il 16/11/2003.
Come tecnica di analisi ho utilizzato l’osservazione partecipante e l’intervista semi-strutturata, con domande socio anagrafiche riguardanti l’età, la provincia di nascita e di residenza, lo stato civile, il titolo di studio, la condizione occupazionale, il reato commesso, la misura di sicurezza detentiva e domande riguardanti la partecipazione alle attività terapeutiche. Ho intervistato l’educatrice dell’area trattamentale, la cui intervista per me è stata di fondamentale importanza perché, ad es. mi ha spiegato quali sono tutte le tappe da seguire perché avvenga la partecipazione di un ricoverato ad un’attività terapeutica; e 7 internati. In realtà, ne avrei dovuto intervistare 6, ma quando ho fatto l’ultima intervista all’area verde un ricoverato mi ha chiesto di essere intervistato.
Ho anche consultato le inchieste socio familiari, da cui è emerso che il più delle volte i segni di disagio sono già rinvenibili nella famiglia d’origine, dove ci sono situazioni di alcolismo e episodi di violenza. La maggior parte dei ricoverati da piccolo è stato rinchiuso in istituti per minori, e già mostrava disturbi comportamentali. Inoltre non hanno contatti con i familiari o hanno solo contatti telefonici. I familiari danno la colpa delle disgrazie accadute, soprattutto nel caso dei reati più gravi, alla sordità delle istituzioni competenti, in quanto spesso si chiede aiuto all’ASL o al DSM senza avere alcuna risposta.
Dalle osservazioni, invece, è venuto fuori che nelle attività non si può parlare della costituzione di gruppi, ma in ognuna c’è 1 leader che esercita una sorta di fascino carismatico sugli altri, e quindi nasce un effetto imitazione.

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4 Introduzione La ricerca riportata in questo scritto riguarda lo studio delle attività terapeutiche degli internati dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario “F. Saporito“ d’Aversa. Il desiderio di riflettere su questo argomento mi è venuto leggendo 2 e-mail sul sito dell’O. P. G., la cui home page è costituita da un’immagine espressiva e emblematica: persone che si arrampicano su un immaginario muro (la scritta O. P. G. Aversa) per oltrepassarlo. Le 2 e-mail sono state inviate all’Unità on line: 1 è di un internato e una è da parte di tutti. Sono velate da un filo di ironia, ma al contempo sono molto pungenti e lamentano le condizioni in cui versano gli internati. Le riporto qui di seguito: 1) Noi siamo stanchi di come funziona quest’O. P. G. La mattina per cominciare vogliamo mangiare due biscotti col burro e colla marmellata oltre un semplice latte e caffé. Poi vogliamo mangiare l’aragosta e vogliamo i camerieri in livrea. Poi io fumo le lucky Strike e non posso fumare delle semplici Merit o Marlboro o MS. Poi ripeto il mangiare non è buono: non mangiamo mai spaghetti colle vongole, i cannoli e il gateau di patate. E pensate un po’ che non abbiamo neanche due o tre piscine termali per farci il bagno. E poi la spesa non funziona proprio. Per cominciare ad esempio all’area verde ci vorrebbe un chioschetto che venda paste e caffé a profusione. E no e no l’O. P. G. non va proprio bene. Ci vorrebbe una scala mobile per non farci sforzare quando camminiamo. Protestiamo tutti con la direzione perché non ci danno una chitarra a testa per poter suonare tranquillamente due stornelli.

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Nicoletta Palma Contatta »

Composta da 107 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.