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Il Takaful nella finanza occidentale

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Nardelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: economia e finanza
  Relatore: Vincenzo Gentile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Dell’intera popolazione mondiale i musulmani contano per oltre 1,5 miliardi e i loro investimenti nel pianeta sono all’incirca stimabili in 950 miliardi di euro.
Questa importante fetta di mercato non può essere gestita con le leggi che regolano l’attuale sistema bancario-finanziario capitalistico, infatti, pochi sanno che l’ economia, unitamente alla vita di ogni buon musulmano, è strettamente legata e regolata in primo luogo da uno dei più antichi testi esistenti, il Corano che riporta il messaggio destinato a tutti gli uomini, rivelato quattordici secoli fa da Allah a Maometto e in secondo luogo, dalla Sunna che letteralmente significa “codice di comportamento” e che, dopo il Corano, costituisce la seconda fonte della legge islamica.
L’Islam è una realtà sempre più presente in occidente anche se, per molti aspetti, ancora poco conosciuta poiché la letteratura solo di recente si è occupata di finanza islamica, in ragione delle dimensioni che il fenomeno sta assumendo e dei problemi di coerenza e stabilità che si possono palesare tra il “modus operandi” del sistema finanziario occidentale e le formule proposte dai contesti islamici.
Pertanto, la finanza islamica da fenomeno di nicchia, sta assumendo sempre più rilevanza, evidenziando tassi di crescita all’incirca pari al 15% annuo. Ne diviene l’interessamento di istituti bancari convenzionali ad approcciarsi a questo mercato nelle forme di interazione ed internazionalizzazione.
Un aspetto poco descritto dalla letteratura è quello che si riferisce al mercato assicurativo islamico e la sua peculiare forma legata alla dottrina coranica.
Su questo e sugli aspetti di un futuro interscambio metodologico con i sistemi assicurativi occidentali, verterà il presente lavoro.
Tale testo si propone di delineare i principi alla base della finanza islamica per poi porre l’attenzione sulla vera e propria mission del lavoro: sviluppare la conoscenza generale dell’assicurazione islamica, più propriamente detta “Takaful”. Esso è un contratto attraverso il quale è possibile trasferire il rischio ad una terza entità secondo principi di condivisione e solidarietà diversi da quelli a fondamento dell’attività assicurativa occidentale.
Da qui nasce e si sviluppa l’intera tesi, all’interno della quale si rappresenteranno metodi e analisi che tenderanno a dimostrare che il sistema assicurativo islamico, se calibrato nel tessuto assicurativo occidentale, ha una chance di riuscita.
Quindi, si confronterà il modello di assicurazione proposto nel 1985 dall’ “Islamic Fiqh Accademy”, con il modello capitalistico ormai consolidato di assicurazione, mettendone in evidenza analogie e differenze.
Nel seguito, si evidenzierà il panorama del “Takaful” verificando le determinanti del suo sviluppo nel contesto occidentale, ma soprattutto i limiti alla sua diffusione, se esistenti.
Si proporrà un modello costruito nello specifico per l’Italia, non solo per i numerosi musulmani presenti sul territorio, ma anche per tutti gli investitori e gli assicurati autoctoni che vorranno approcciarsi al sistema finanziario islamico. Resta bene inteso che il modello proposto ha i connotati di uno studio che non ha nessuna presunzione di essere applicabile nell’immediato, ma si rappresenta come ulteriore contributo ai più autorevoli già dati dal noto professor Brugnoni, arabista da tempo impegnato nello studio di questi argomenti e dalla dottoressa Fatima Edouhabi, che con il suo lavoro, ha fatto sì che il mio interesse verso la materia si concretizzasse in questa tesi di laurea.
In ultimo, saranno riportati i primi tentativi di applicazione del metodo assicurativo islamico nel nostro paese e l’iniziativa di internazionalizzazione di una nota compagnia assicurativa italiana in terra islamica.

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Capitolo 1 - La finanza islamica 2 1. Fondamenti di finanza islamica Storicamente le civiltà caratterizzate da religioni monoteistiche hanno risentito nei loro sistemi giuridici ed economici dei principi religiosi. La vera spaccatura tra economia occidentale e orientale, è venuta a crearsi quando le civiltà cristiane hanno abbandonato la visione prettamente religiosa, per adottarne una squisitamente laica che trova riscontro nell’affermazione delle libertà fondamentali, condivise senza riserve dai sistemi economici e giuridici. La stessa cosa non può dirsi per le civiltà islamiche, che rimangono fortemente ancorate alla tradizione religiosa secondo la quale non si può rinunciare ad alcuni principi basilari, contenuti all’interno del Corano e della Legge Sacra. La finanza islamica mostra una stretta dipendenza dai testi sacri. La cornice di riferimento dell’etica commerciale islamica, è infatti, da un millennio, la Sharia, termine arabo usato per indicare la legge divina contenuta nel Corano e nella Sunna. Il Corano contiene l’insieme delle rivelazioni che il Profeta Maometto affermò di aver ricevuto quattordici secoli fa da Allah ed è destinato a ogni uomo sulla terra a prescindere dalla sua fede religiosa. La Sunna, invece, seconda fonte della legge islamica, è costituita dagli atti e dai detti di Maometto. Nell’analisi delle fonti religiose, il ruolo centrale è rivestito dal Fiqh, la giurisprudenza islamica, che permette una lettura appropriata e un’interpretazione corretta della legge divina 1 . È evidente come sia difficile, se non impossibile, gestire il sistema finanziario con le leggi capitalistiche, troppo lontane dal preciso utilizzo del denaro dettato dalle norme coraniche. Tali norme esprimono la loro valenza al di là dei valori morali di ciascuno e divengono principi irrinunciabili sui quali formare l’intera collettività. Dunque, i testi sacri forniscono un modello unico di riferimento 1 I singoli giudizi emersi da tale interpretazione sono detti Fatwa. Il Fiqh può essere costituito in due modi: tramite il raggiungimento del consenso tra gli Ulema (dottori della legge) e si tratta di Ijma o per deduzione attraverso l’analogia con i principi esistenti e si tratta di Quiyas.

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