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Approccio e prospettive nell’avviamento al calcio giovanile: confronto tra Spagna e Italia

Informazioni tesi

  Autore: Omar Zanotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze delle attività motorie e sportive
  Relatore: Andrea Ceciliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

L’iniziativa legata al tema di tale progetto di ricerca, si fonda sul “malessere”, ormai diffuso nell’ambiente calcistico, legato a un clima eccessivamente orientato alla vittoria, che sta fortemente compromettendo la vera essenza dello spirito competitivo (Kruger 1997, p.18; Cratty, 1989, p.62; Livingston, 1989) e il senso di divertimento che dovrebbe essere ad esso collegato. Proprio quest’ultimo aspetto, il senso di divertimento, dovrebbe permeare l’esperienza di primo approccio e di pratica sportiva giovanile in relazione ai bisogni specifici di tali età (Bortoli et al 1995; Brustad, 1993; Coakley 1993; Roberts et al 1992; Passer 1988).
Non meno importante nel determinare una serena e formativa partecipazione allo sport, soprattutto nel calcio per la sua supremazia rispetto a tutte le altre discipline, è il sistema di orientamento alla pratica sportiva vissuto dal bambino: orientamento che inizialmente dovrebbe essere rivolto al compito, cioè ai miglioramenti relativi al bambino stesso, e solo successivamente all'io, cioè alla competizione con gli altri e al tentativo di superarli (Bortoli e Robazza, 2004; Bortoli e Robazza, 2003; Fry, 2003; Ommundsen et al. 2003; Duda, 1997; Bortoli e Robazza, 1995; Roberts et al,1992).
L’Italia, più di altri paesi, è particolarmente sofferente rispetto alla situazione appena delineata. Il calcio, veicolato massicciamente dai media, non sembra fornire modelli educativi completamente accettabili con una forte ricaduta negativa proprio nel mondo dei giovani praticanti. Ciò non sembra accadere in altri paesi europei, tra cui la Spagna, che sta attraversando un periodo di grandi successi e dove la cultura del “giocare” abbraccia ancora lo sport. Ciò è deducibile anche a livello professionistico: molti calciatori italiani, che giocano o hanno giocato all’estero, o stranieri, che giocano o hanno giocato in Italia, confermano che il nostro calcio è meno sereno e molto più stressante. Se ciò può essere parzialmente compatibile con i professionisti, profumatamente pagati per giocare a calcio, non è assolutamente accettabile con i bambini che, tramite il calcio, devono crescere divertendosi.
Queste tematiche investono direttamente il mio ruolo di allenatore giovanile nella società RIMINI CALCIO F.C., con la quale collaboro seguendo i Pulcini 99’ .
Il mio intento, di giovane allenatore italiano, è stato quello di condurre uno studio comparativo sulle strategie didattiche e metodologiche che caratterizzano l’approccio giovanile al calcio in Spagna (Università di Granada) rispetto all’Italia, in relazione allo sviluppo della motricità sportiva generale e specifica (tecnica e tattica) e al percorso di educazione sportiva dei giovani.
Il tema della tesi, dunque, oltre verificare il differente uso delle metodologie d’insegnamento delle tecniche calcistiche, ha riguardato anche l’approccio relazionale e il clima motivazionale (orientamento) utilizzato dai colleghi iberici.
Da un punto di vista della ricerca, gli obiettivi perseguiti si sono realizzati su tre piani diversi ma complementari:
a) analizzare le principali differenze tra le due scuole calcistiche, ponendo l’attenzione sugli aspetti didattico/metodologici relativi a obiettivi motori, tecnici e situazionali.
b) verificare il ritorno formativo rispetto al senso morale verso la pratica sportiva rispetto al comportamento di sportpersonship (Vallerand Et al 1996; Vallerand et al, 1997).
c) indagare sopra le prospettive di carriera che i giovani calciatori possono avere nei loro paesi.
Il campione di riferimento è stato soggetto all’osservazione delle strategie educative utilizzate nella didattica calcistica spagnola e italiana riferita alle fasce d’età dei “primi calci” (5 – 8 anni), dei “pulcini” (9-10 anni) ed esordienti (11 – 12 anni).
L’idea è stata quella di aprire una collaborazione, rispetto alle tematiche sopra indicate, per un fattivo scambio di conoscenze tendenti a definire con maggior chiarezza possibile le strategie più efficaci, in determinate fasce d’età, rispetto all’avviamento giovanile allo sport del calcio.
La convinzione, a supporto dell’argomento della tesi, è che gli ottimi risultati ottenuti dal calcio spagnolo siano prodotto di un importante e fruttuoso lavoro svolto nei settori giovanili, accompagnato dalla lodevole attitudine dei loro tecnici a dare spazio ai giovani, facendoli crescere tramite lo sport sino a diventare campioni.
E’ proprio, secondo me, dall’osservazione della tradizione spagnola che l’Italia deve partire per modificare l’ormai obsoleta abitudine, alla quale molti nostri club sono ancorati, di puntare su giocatori stranieri già affermati, che spesso hanno più di trent’anni e ben pochi stimoli, al contrario di un giovane di talento che si vuol mettere in luce.

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Capitolo Quarto Il sistema che circonda i bambini italiani e spagnoli e l’influenza che esercita su di essi 4.1 La carta dei diritti dei bambini nello sport L’attività calcistica giovanile viene regolata tenendo presente quanto riportato dalla “Carta dei Diritti dei bambini nello sport” dell’O.N.U. che corrisponde, nella sua enunciazione, alle norme con le quali viene organizzata l’attività dai 6 ai 16 anni da parte del Settore Giovanile e Scolastico. A questi diritti corrispondono altrettanti doveri da parte degli adulti che devono garantire: 1) Diritto di divertirsi e giocare come un bambino 2) Diritto di fare sport 3) Diritto di avere i giusti tempi di riposo L’attività deve essere svolta in un clima psicologico sereno, sia negli allenamenti che in gara; nei gruppi squadra dovrà essere previsto un “turn-over” che permetta a tutti gli iscritti ad una Scuola di Calcio, indipendentemente dalle loro abilità tecniche, di essere convocati alla gara e di partecipare alla partita per almeno un tempo continuativo (senza interruzioni) dei primi due ed una cospicua porzione di minuti del terzo tempo. I tecnici hanno il dovere di rispettare e far rispettare tale norma. Nel caso dei due tempi sarà valida la stessa norma. È inoltre fatto obbligo che l’utilizzazione dei calciatori si limiti ad una sola gara per ognuna delle giornate fissate dai calendari dei tornei federali per Pulcini ed Esordienti (C.U. n°1 s.s. 2006-2007). 4) Diritto di beneficiare di un ambiente sano 56

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Parole chiave

analisi di comparazione
aspetti morali
calcio giovanile
comportamenti motivazionali
culture sportive
granada, spagna
metodologie didattiche
prospettive
ricerca all'estero
sport giovanile
sviluppo coordinativo
valori sportivi

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