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La metafisica di A. N. Whitehead come sviluppo del problema della coscienza in J. R. Searle

Informazioni tesi

  Autore: Mario Valentino Brame
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Renato Pettoello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

Il determinare la natura e la collocazione ontologica della coscienza ha sempre costituito un problema essenziale nell'ambito della riflessione dell'uomo su sé stesso. Sulla scia del nuovo interesse suscitato dalle recenti scoperte della neurobiologia, alcuni autori filosofi (Searle su tutti) si sono dedicati alla difficile impresa di definire la coscienza e circoscrivere il suo ambito nonché la sua identità ontologica.
I problemi cui questi filosofi sono andati incontro richiamano da vicino i vecchi enigmi di cartesiana memoria. Difficile risulta la conciliazione "coscienza-mondo" e, difficile, pertanto, risulta conferire alla coscienza un appropriato "principium individuationis".
Come ipotetico svolgimento delle problematiche introdotte dal pensiero di Searle, viene "rielaborata" la struttura metafisica pensata da Whitehead, all'interno della quale la definizione di coscienza tende ad assumere connotati più vicini a una visione "criticista". Tale visione contribuisce a chiarire alcuni dubbi e a ridefinire il problema alla luce di una considerazione fondamentale: il problema della coscienza è un problema gnoseologico.

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CAP. 3: “Conclusioni” Par. III (pagg. 133-145) Privacy e coscienza possono essere viste come ulteriori specificazioni della soggettività. La soggettività è, infatti, la “forma” del mondo, essa è la forma in cui si esplica la “creatività” del processo, tanto per utilizzare termini whiteheadiani. Non basta dire che il mondo è costituito da un’infinita rete di relazioni: dobbiamo per forza ricorrere alla soggettività (seppure intesa dal punto di vista di Whitehead) ogni qualvolta sosteniamo che qualsiasi nodo relazionale è una prensione. Definire una prensione, cioè, corrisponde già di per sé all’individuazione di una soggettività in quanto concrescenza del processo. In questo modo sarà, inoltre, possibile individuare anche un’oggettività, consistente in ciò che abbiamo definito “contenuto della prensione”. La privacy è un particolare grado di soggettività. Essa emerge quando il grado di astrazione di una prensione si fa apprezzabile di modo che possa essere esaltata in modo sufficiente la soggettività della prensione stessa. Ogni prensione, in linea di principio, è dotata di quella privacy che avevamo stabilito di far coincidere con l’essere in prima persona di un evento, il suo essere soggettivo e, appunto, privato. Questo è dovuto al fatto che ogni prensione, proprio come la monade di Leibniz, incarna un punto di vista sull’universo (o dell’universo, che dir si voglia) assolutamente esclusivo. Così esclusivo da non poter essere descritto se non tramite l’esperienza dello stesso, cioè essendo quella prensione. Anche un sasso che in questo momento si trova giù in strada è, a tutti gli effetti, una prensione; tuttavia la soggettività della stessa è così poco pronunciata che se noi fossimo quella prensione non saremmo (praticamente) nessun tipo di evento privato, non disporremmo della privacy né, tantomeno, della coscienza. La prensione–cane, invece, è dotata di una certa privacy poiché la sua soggettività è

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Parole chiave

coscienza
filosofia della mente
gnoseologia
identità personale
metafisica
john searle
storia delle filosofia
alfred north whitehead

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