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Perspective taking task: quale abilità con le altre misure visuo-spaziali?

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Pigato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Rossana De Beni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 34

Il presente lavoro si inserisce nell’ambito degli studi di cognizione spaziale.
L’abilità di orientamento spaziale è oggi fondamentale per sapersi muovere agevolmente nell’ambiente che ci circonda.
La letteratura riporta molti studi che riguardano le abilità spaziali e le relazioni tra le diverse variabili implicate in queste abilità. In particolare diverse meta-analisi (Linn & Petersen, 1985; Silverman, Phillips, & Silverman, 1996; Tapley & Bryden, 1997; Voyer, et al., 1995) indicano che le differenze di genere nelle abilità spaziali esistono e sono abbastanza radicate; l’esistenza di queste differenze a favore dei maschi è stata chiaramente stabilita in almeno tre separate reviews (Linn & Petersen, 1985; Maccoby & Jacklin, 1974; Voyer, Voyer, & Bryden, 1995). Questo vantaggio è stato riscontrato soprattutto nella prova spaziale Mental Rotation Test (MRT; Vandenberg & Kuse, 1978) mentre per le prove di percezione spaziale e di visualizzazione spaziale la differenza si fa meno marcata. Un’altra variabile presa in considerazione è l’età: esiste una correlazione positiva tra sesso ed età, perciò più aumenta l’età più le differenze tra maschi e femmine si fanno evidenti (Voyer et al., 1995).
Un’abilità spaziale molto studiata in letteratura è la rotazione mentale che prevede due tipi di “rotazioni” dell’oggetto stimolo: Object-Based e Subject-Based. I compiti Object-Based sono stati classificati come rotazioni dell’oggetto da un punto di vista fermo, nel quale la persona non si muove bensì compie una rotazione mentale dell’oggetto, come succede nel MRT; per i compiti Subject-Based invece non viene ruotato l’oggetto ma è il punto di vista del soggetto che assume differenti prospettive per svolgere il compito.
Non è comunque ancora ben chiara questa distinzione tra compiti Subject-Based e Object-Based. Per la misura delle abilità Subject-Based è stato recentemente introdotto il Perspective-Taking Task (PTT; Hegarty e Kozhevnikov 2001) anche se non è chiaro quali sono le relazioni con le altre abilità visuo-spaziali e come si associano alle differenze di genere.
Sono stati analizzati degli esperimenti per verificare la separabilità dei due fattori Object-Based e Subject-Based (Kozhevnikov & Hegarty, 2001; Hegarty & Waller, 2004). Gli autori hanno portato alla luce la dissociazione tra l’abilità di manipolare mentalmente oggetti (Object-Based) e l’abilità di immaginare di assumere differenti prospettive (Subject-Based).
Il presente lavoro di ricerca è stato articolato in due sezioni distinte: la prima parte ha preso in considerazione gli aspetti teorici trattati dalla letteratura relativamente alla dissociazione tra compiti di rotazione mentale Object-based e compiti di rotazione mentale Subject-Based; la seconda parte di questo lavoro ha descritto la ricerca sperimentale condotta in cui vengono riportati i risultati relativi alla relazione tra la prova spaziale Perspective-Taking Task e altre misure visuo-spaziali (Mental Rotation Test, Embedded Figure Test, Minesota Paper Form Board, Prova di indicazione spaziale Destra/Sinistra, Test di corsi Avanti e Indietro e Span Avanti e Indietro).

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Capitolo 1: Perspective Taking Task e abilità spaziali 1. Abilità spaziali di base L’abilità spaziale può essere definita come “la capacità di rappresentare, trasformare, generare e recuperare informazioni simboliche di tipo non linguistico” (Linn e Petersen 1985). Lo studio sulle abilità spaziali è nato nell’ambito delle ricerche sull’intelligenza, per quanto riguarda la contrapposizione tra abilità verbali e visuo-spaziali: essendo non influenzate da cultura e competenza linguistica vennero considerate utili per ottenere una misura “pura” di intelligenza. Ci si chiese se fosse più corretto parlare di un’intelligenza spaziale unitaria o di sottoabilità e la maggior parte degli studi portarono conferme a favore della seconda ipotesi. Mark McGee, nel 1979, pubblicò un lavoro di rassegna che divenne un punto di riferimento per gli studi sulle abilità spaziali: presentò i maggiori studi che vennero fatti nel corso dei decenni precedenti. Ciò permise a McGee di individuare due fattori distinti nell’ambito delle abilità spaziali: un fattore di Spatial Visualisation (Visualizzazione Spaziale) e un fattore di Spatial Orientation (Orientamento Spaziale). La Visualizzazione Spaziale è la “capacità di visualizzare una configurazione dinamica, di comprenderne il movimento, di manipolare mentalmente gli oggetti, immaginandone la rotazione, i cambiamenti di posizione, con la possibilità di trasformare gli stimoli percepiti in una configurazione diversa grazie all’applicazione di una serie di trasformazioni mentali”. Può essere meglio spiegata come l’abilità di ruotare un oggetto da una prospettiva fissa; le trasformazioni sono basate sull’oggetto dove la posizione dello stesso viene mossa rispetto ad un sistema di riferimento esterno, mantenendo integro quello interno. L’Orientamento Spaziale invece è la “capacità di memorizzare e individuare le relazioni spaziali tra gli elementi disposti in una configurazione statica, di codificare la posizione degli elementi rispetto al corpo dell’osservatore e di riconoscere l’identità di un oggetto quando viene percepito da prospettive differenti”. Può essere meglio spiegata come l’abilità di immaginare come uno stimolo di una configurazione possa essere visto da un’altra prospettiva; la 8

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Parole chiave

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