Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'influenza degli stili educativi genitoriali sullo sviluppo della competenza sociale in età prescolare

Verso la fine degli anni Sessanta si è verificato un importante cambiamento teorico-metodologico: il focus delle ricerche iniziò a spostarsi dall'individuo alla diade. Non ci si concentrava più, dunque, sulle caratteristiche individuali del comportamento, ma si guardava alle interazioni tra il bambino e il suo partner (solitamente la madre), alle modalità con cui si stabilivano tali interazioni nelle diverse età e ai ruoli assunti di volta in volta da ciascun membro della diade. Tale cambiamento di indirizzo fu reso possibile dalla nuova concezione del bambino come soggetto attivo che partecipa alla costruzione di legami affettivi sin dai primi giorni di vita. Nel passaggio dallo studio dell'individuo allo studio della diade adulto-bambino e, più spesso, madre-bambino, è possibile individuare due importanti innovazioni. In primo luogo il riconoscimento al bambino, sin dai primi mesi di vita, di una competenza sociale precoce, che non riguarda solo i comportamenti specifici (sorriso, attenzione, vocalizzo), ma soprattutto le caratteristiche di organizzazione, struttura e integrazione delle capacità sociali che egli va acquisendo. In secondo luogo avviene un ampliamento del mondo sociale del bambino: la capacità di costruire legami interattivi precoci non implica solo le interazioni con la madre ma include anche figure significative, in precedenza considerate assenti o marginali, come il padre, i coetanei, gli educatori. Questa prospettiva poliadica ha permesso di considerare l'influenza che i vari contesti possono esercitare sulle modalità di strutturazione e di sviluppo degli scambi sociali.
In questo lavoro verrà affrontato appunto l'argomento sull'influenza che, all'interno del contesto familiare, esercitano gli stili educativi genitoriali sullo sviluppo della competenza sociale dei bambini in età prescolare.
Per delineare l'argomento, nel primo capitolo di questo elaborato viene introdotto il concetto di competenza sociale, partendo, in particolare, dagli studi di Linda Rose-Krasnor (1997): viene ripercorso lo sviluppo sociale del bambino dai primi “riflessi” involontari, che costituiscono la costellazione dei comportamenti di attaccamento che favoriscono la vicinanza alla madre, alla scoperta di sé e dell'altro e quindi ad una più consapevole partecipazione alle interazioni sociali. All'interno del primo capitolo verrà fatto riferimento a due argomenti strettamente connessi allo sviluppo della competenza sociale, che sono stati negli ultimi decenni oggetto dell'attenzione da parte di molti studiosi del campo dello sviluppo: le relazioni con i pari e il comportamento solitario. Non si può infatti non tener conto dell'importante contributo portato dalle interazioni con i pari allo sviluppo della competenza sociale nei primi anni di vita. Tali interazioni favoriscono l'apprendimento di comportamenti sociali positivi e adeguati. Si è dimostrato, infatti, che bambini che hanno scarse o nulle interazioni sociali presentano una problematica competenza sociale, mostrando comportamenti inadeguati che, se ripetuti nel tempo, portano al rifiuto o all'esclusione da parte dei pari, con gravi ricadute sull'autostima e, di conseguenza sulle capacità cognitive, emotive, affettive, sociali.
L'isolamento sociale, infine, viene argomentato per rilevare un cambiamento nella concezione dello stare soli. Se prima, infatti, lo stare soli veniva identificato con il non essere socialmente competente, numerose ricerche hanno invece rilevato come il comportamento dello stare da soli deve essere interpretato all'interno del contesto in cui emerge e tenendo conto della competenza sociale generale del bambino.
Nel secondo capitolo vengono presi in considerazione gli stili educativi genitoriali, facendo riferimento principalmente alle teorie della Baumrind e ai quattro stili educativi da lei individuati: autoritario, permissivo, autorevole e trascurante o rifiutante. Sarà fatto cenno, inoltre, alle funzioni genitoriali e alle rappresentazioni dei genitori.
Il terzo capitolo sviluppa l'argomento peculiare di questo lavoro: l'influenza degli stili educativi genitoriali sullo sviluppo della competenza sociale dei bambini in età prescolare. Verranno confrontati studi che confermano una correlazione positiva tra gli stili educativi e la competenza sociale dei bambini: in particolar modo verranno presi in considerazioni alcuni comportamenti che rientrano nelle pratiche genitoriali (gioco, conflitti, maltrattamenti, abuso, etc.).
Infine, nel quarto capitolo vengono riportati e commentati i risultati di una ricerca sperimentale. Alla luce della letteratura esaminata nei primi tre capitoli, la ricerca si propone di verificare se esista un'associazione tra lo stile educativo genitoriale (inteso come qualità del coinvolgimento emotivo con il proprio figlio e assunzione di uno stile democratico) e lo sviluppo sociale del bambino valutato a scuola.

Mostra/Nascondi contenuto.
INTRODUZIONE A partire dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, lo studio dello sviluppo sociale infantile è stato caratterizzato da un crescente numero di ricerche e da un dibattito teorico-metodologico piuttosto vivace. Prima degli anni Cinquanta questo ambito di interesse era quasi ignorato dalla comunità scientifica internazionale (Monaco, 2006). Come sostiene Schaffer (1987), inizialmente il comportamento sociale era visto come una classe del comportamento individuale e chi si occupava di sviluppo sociale infantile guardava soprattutto alla prima comparsa di specifici pattern sociali (come per esempio il sorriso, l'attenzione visiva) o alla loro incidenza nel processo evolutivo. Verso la fine degli anni Sessanta si è verificato un importante cambiamento teorico-metodologico: il focus delle ricerche iniziò a spostarsi dall'individuo alla diade. Non ci si concentrava più, dunque, sulle caratteristiche individuali del comportamento, ma si guardava alle interazioni tra il bambino e il suo partner (solitamente la madre), alle modalità con cui si stabilivano tali interazioni nelle diverse età e ai ruoli assunti di volta in volta da ciascun membro della diade (Schaffer, 1987). Tale cambiamento di indirizzo fu reso possibile dalla nuova concezione del bambino come soggetto attivo che partecipa alla costruzione di legami affettivi sin dai primi giorni di vita: il bambino è in grado sin dalla nascita di stimolare le interazioni sociali e di rispondere ad esse, contribuendo alla creazione di un “sistema interazionale” in continua evoluzione, caratterizzato da particolari fenomeni come la sincronia madre- 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Valentina Delle Foglie Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5527 click dal 04/01/2011.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.