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L'influsso di Cicerone nella trattatistica comportamentale del Cinquecento: Castiglione e Della Casa

L'obiettivo della tesi è dimostrare l'esistenza dell' influsso esercitato da Cicerone sulla trattatistica comportamentale del Cinquecento. In particolare, si è voluto dimostrare come il modello ciceroniano del De Officiis sia stato preso come riferimento, da Castiglione e Della Casa per scrivere il "Cortegiano" e il "Galateo".

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5 CAPITOLO 1- RIEPILOGO OPERE L’inizio della tesi non può prescindere da un riepilogo delle tre opere, per cogliere in ciascuna gli argomenti, gli spunti e le tesi di fondo, con uno sguardo sempre rivolto alla formazione di quell’uomo/signore/cortigiano “perfetto”. Nel Cortegiano l’autore esordisce definendo lo scenario del racconto, che si svolge nella corte di Urbino, nella quale i personaggi si ritrovano per discutere della figura del cortigiano perfetto. Castiglione fa seguire un discorso sulla lingua, in cui scrive di aver scelto la “lingua d’uso” e non la “lingua letteraria” (il Toscano), volendo farsi guidare solo dal suo istinto e non dalla norma. Perciò usa le parole abitudinarie, della consuetudine, e non il “toscano d’oggidì”, a suo avviso colmo di parole straniere, sicuro eredità dei mercanti di passaggio a Firenze. Chiarisce, se ce ne fosse bisogno, di preferire finanche qualche parola del mantovano, anziché le parole straniere giunte in Italia. Castiglione arriva quindi a manifestare lo scopo dell’opera, ovvero delineare il profilo di un uomo di corte, o quantomeno, tentare di avvicinarsi all’idea di “Cortegiano più perfetto” (come asserisce egli stesso), il migliore che si possa pensare, una figura tanto dignitosa da poter educare un Principe o un Signore. E’ importante anche il metodo d’indagine, attraverso il quale Castiglione intende raggiungere la mèta tanto agognata: non ci metterà di fronte ad un elenco di precetti e regole, ma ci racconterà una comune discussione con interventi sul tema. Una sorta di trattato dialogico, aggiungerei, che spesso prende a modello il Cicerone del De Officiis. Il Cortegiano è apertamente dedicato ad Alfonso Ariosto, il committente, colui che chiede a Castiglione “quale sia la forma di cortigiania più conveniente a uomo di corte”. Lo scenario rappresentato è sempre lo stesso: il dopocena degli uomini e delle donne di corte, che si ritrovano dalla Signora Duchessa Elisabetta Gonzaga che presiede il dibattito in quanto vedova del conte Guido D’Ubaldo, ex reggente della Corte urbinate.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Nicola Di Turi Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1474 click dal 05/01/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.