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Spazio+Pubblico. Smarrirsi nella città contemporanea, il caso-studio Barcellona e il significato del progetto.

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Tiracchia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Francesco Cellini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

Perché lo spazio pubblico? La risposta più semplice, ma allo stesso tempo più complessa, potrebbe essere perché è il terreno di confine tra l’Architettura, intesa come “la protezione della propria sacralità”, e l’Urbanistica. In esso si riassumono tutte le dinamiche appartenenti alle due discipline: dalla dimensione più intima e protettiva dell’Architettura, rivolta di più all’individuo e al singolo in generale, fino alla scala maggiore dell’ Urbanistica, che si occupa della dimensione collettiva dello spazio, del senso di comunità e città.

La risposta però rischia di essere troppo semplicistica. Questo saggio cerca di capire cosa sia realmente lo spazio pubblico nella società contemporanea, segnata da profondi cambiamenti culturali e tecnologici che hanno cambiato il modo di vivere e i rapporti interpersonali. Il punto di vista utilizzato è quello del viaggiatore/narratore, un “Flâneur” che basa le sue considerazioni sull’esperienza diretta accompagnata dalla lettura di testi. L’osservazione e la valutazione oggettiva dei comportamenti sono lo strumento principe che permette di arrivare ad alcune conclusioni, che non saranno necessariamente verità assolute ma che presentano una loro logica interna.

Questo lavoro è un viaggio: ripercorre varie esperienze vissute, o soltanto immaginate, che permettono di arrivare a delle considerazioni in merito al progetto o al “non-progetto” nell’attuale momento di crisi dell’architettura.
La prima parte si occupa quindi del “senso” dello spazio pubblico, di cosa era e di come si sia trasformato nel corso del tempo. Analizza la società contemporanea traendo conlusioni relative al suo nuovo rapporto con lo spazio pubblico, sintetizzabile in due tipologie di luoghi: gli spazio di libertà e gli spazi di controllo. Infine, pone una serie di interrogativi riguardo al progetto e al ruolo dell’architetto.
La seconda parte analizza a posteriori una serie di città vissute durante più o meno tempo, quasi fosse un diario di viaggio. L’analisi è basata sulle impressioni e atmosfere dei diversi luoghi. Segnate dalla maniera di vivere lo spazio pubblico da parte dei cittadini più che dai progetti degli architetti, queste impressioni descrivono in modo autentico la vita di ogni città: il punto di vista enfatizza la grande distanza esistente tra la “cultura urbana” e la “cultura urbanistica”. Il viaggio passa da Barcellona, Rotterdam, Copenaghen, Napoli, Porto, Berlino e Roma.
La terza parte del testo cerca una risposta agli interrogativi posti al termine del primo capitolo: espone le riflessioni conclusive sullo scopo dell’architettura oggi, sulla metodologia di lavoro e sul ruolo del progetto nella società contemporanea. Si immagina un nuovo approccio in cui risiede quel senso dello spazio pubblico di cui si parla nella prima parte e dove la “protezione della propria sacralità” dell’architettura si sovrappone alla dimensione urbana.

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6 SP AZIO+PUBBLICO. Smarrirsi nella città contemporanea, il caso-studio Barcellona e il significato del progetto Prefazione Perché lo spazio pubblico? La risposta più semplice, ma allo stesso tempo più complessa, potrebbe essere perché è il terreno di confine tra l’Architettura, intesa come “la protezione della propria sacralità” 1 , e l’Urbanistica. In esso si riassumono tutte le dinamiche appartenenti alle due discipline: dalla dimensione più intima e protettiva dell’Architettura, rivolta di più all’individuo e al singolo in generale, fino alla scala maggiore dell’ Urbanistica, che si occupa della dimensione collettiva dello spazio, del senso di comunità e città. La risposta però rischia di essere troppo semplicistica. Questo lavoro cerca proprio di capire cosa sia realmente lo spazio pubblico nella società contemporanea, segnata da profondi cambiamenti culturali e tecnologici che hanno cambiato il modo di vivere e i rapporti interpersonali. Il punto di vista utilizzato è quello del viaggiatore/narratore, un “Flâneur” 2 che si basa sull’esperienza diretta, influenzata il meno possibile dalla sola lettura di testi. L’osservazione e la valutazione oggettiva dei comportamenti sono lo strumento principe che permette di arrivare ad alcune conclusioni, che non saranno necessariamente verità assolute ma che presentano una loro logica interna. Questo lavoro è un viaggio: ripercorre varie esperienze vissute (o soltanto immaginate) che permettono di arrivare a delle considerazioni in merito al progetto o al “non- progetto” nell’attuale momento di crisi dell’architettura. La prima parte si occupa quindi del “senso” dello spazio pubblico, di cosa era e di come si sia trasformato nel corso del tempo. Analizza la società contemporanea traendo conlusioni relative al suo nuovo rapporto con lo spazio pubblico, sintetizzabile in due tipologie di luoghi: gli spazio di libertà e gli spazi di controllo. Infine, pone una serie di interrogativi riguardo al progetto e al ruolo dell’architetto. La seconda parte analizza a posteriori una serie di città vissute durante più o meno tempo, quasi fosse un diario di viaggio. L ’analisi è basata sulle impressioni e atmosfere dei diversi luoghi. Segnate dalla maniera di vivere lo spazio pubblico da parte dei cittadini più che dai progetti degli architetti, queste impressioni descrivono in modo autentico la vita di ogni città: il punto di vista enfatizza la grande distanza esistente tra la “cultura urbana” e la “cultura urbanistica”. Il viaggio ricalca un’esperienza personale e passando da Barcellona, Rotterdam, Copenaghen, Napoli, Porto, Berlino, Roma per poi ritornare a Barcellona, punto di partenza e allo stesso tempo conclusione di questo viaggio. Per questo la terza parte affronta in maniera più approfondita il caso del “modelo 1 Maurizio Sacripanti. 2 Termine introdotto da Charles Baudelaire, si riferisce al gentiluomo che vaga per le vie cittadine, letteralmente si traduce come “colui che passeggia”. Il concetto fu poi ripreso da Walter Benjamin.

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