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Processo penale ed esigenze di sicurezza: il ''doppio binario'' nella criminalità organizzata

Informazioni tesi

  Autore: Flavia Moscioni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giorgio Lattanzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 211

Lo scopo fondamentale della trattazione che segue è quello di tracciare un quadro d’insieme delle modalità attraverso le quali lo Stato ritiene di poter, per quanto possibile, prevenire e reprimere la commissione di reati riconducibili al fenomeno della criminalità organizzata. In particolar modo, preme allo scrivente che l’elaborato rimarchi costantemente il rapporto sussistente fra la commissione di delitti di tale tipologia ed il particolare allarme sociale che questi riflettono nella collettività. Infatti, l’esigenza di sicurezza che ricorre persistentemente con riferimento al diritto penale è, in relazione a questi più che ad altri reati, particolarmente sentita, dato il disvalore sociale sotteso all’integrazione delle fattispecie in questione. Al fine di sottolineare, con il maggiore realismo possibile, quale sia il riflesso dell’associazionismo criminale all’interno della società attuale, si è scelto di riportare fedelmente, in preambolo ad ogni capitolo, articoli di giornale o parti di testi di personaggi competenti che, in qualche modo, siano venuti a contatto con la criminalità organizzata o con fenomeni ad essa riconducibili. Filo conduttore del lavoro, infatti, vuole essere, la stretta connessione che sussiste fra l’operatività di queste associazioni e la realtà territoriale e sociale in continua espansione ed all’interno della quale le stesse operano.

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4 Introduzione Sin dai tempi delle concezioni contrattuali dello Stato, si era soliti richiamare la ragion d‟essere del pubblico potere di disporre e limitare i diritti dei cittadini ravvisandola in una sorta di contraccambio con la garanzia di sicurezza collettiva contro uno Stato di guerra. Io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest'uomo o a questa assemblea di uomini, a questa condizione, che tu gli ceda il tuo diritto, e autorizzi tutte le sue azioni in maniera simile. Fatto ciò, la moltitudine così unita in una persona viene chiamata uno stato, in latino civitas. Questa è la generazione di quel grande Leviatano o piuttosto - per parlare con più riverenza - di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa1. Thomas Hobbes. L‟individuo cede diritti naturali in cambio di sicurezza. Anche in altre, successive, riflessioni del giusnaturalismo classico il bene giuridico “sicurezza” è stato visto non già come un diritto fondamentale della persona, bensì come un obiettivo del contratto sociale. Di tale obiettivo gestore è lo Stato, che organizza la collettività allo scopo di garantire al meglio i diritti primari di ciascun individuo, permettendogli di conservare la facoltà di revocare il potere legislativo in caso di necessità di tutela dell‟autoconservazione, in nome della quale i cittadini conferiscono l‟autorità allo Stato2. Nel secolo scorso, il diffondersi delle Carte Costituzionali ha notevolmente incrementato il bisogno di sicurezza nella regolamentazione degli interessi della collettività fino a farlo assurgere a diritto fondamentale dei singoli e dovere dello Stato3. Ad oggi, dimenticata e superata la fictio del contraccambio, il diritto alla sicurezza viene equiparato a quello dei singoli, ponendolo dunque nella gerarchia dei beni originari dell‟individuo e, allo stesso tempo, in quella dei beni strumentali della politica. Lo Stato che consegue a tale dimensione si sente legittimato a gestire questa fondamentale esigenza controbilanciandola con quelle tipiche della vita e della libertà dei cittadini, come se fossero di pari grado. Nasce, quindi, la necessità di fare i conti con le esigenze di 1 T. HOBBES, Il leviatano, 1651. 2 J. LOCKE, Primo trattato sul governo, 1660 e Secondo trattato sul governo, 1662. 3 A. BARATTA, Diritto alla sicurezza o sicurezza dei diritti?, in La bilancia e la misura. Giustizia, sicurezza, riforme, a cura di S. Anastasia e M. Palma, Franco Angeli, 2001 pagg. 19 e ss.

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