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La libera circolazione dei lavoratori ed il principio di non discriminazione nell'Unione Europea

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Cicuttin
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Daniele
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

La mia ricerca ha avuto per oggetto la libera circolazione dei lavoratori e il principio di non discriminazione nell’Unione Europea.
Gli ultimi anni sono stati molto importanti per la costruzione della “casa comune” europea nata dopo gli sconvolgimenti dei primi cinque decenni di questo secolo; costruzione iniziata nel 1951 con la firma del trattato CECA, proseguita nel 1957 con la firma dei Trattati di Roma e, dopo alterne vicende, nel 1992 con il Trattato sull’Unione Europea siglato a Maastricht, dal Trattato di Amsterdam del 1997 (entrato in vigore il primo maggio del 1999) e giunta sino all’avvio dell’unione monetaria il primo gennaio 1999. Mi è dunque sembrato interessante andare a vedere quali sono le possibilità che l’Unione Europea concede, sia nella teoricità della costruzione normativa che nella praticità della vita di ogni giorno, a coloro i quali sono i veri protagonisti della crescita e dello sviluppo del nostro continente, cioè i lavoratori. Vista la vastità della materia, la mia attenzione si è concentrata su di una particolare categoria di questi ultimi: quella dei lavoratori subordinati.
Preliminarmente, ho ritenuto opportuno inquadrare la libera circolazione dei lavoratori subordinati all'interno del più vasto ambito della normativa riguardante la libera circolazione delle persone, che si riferisce anche al diritto di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi.
Dopo aver esaminato le fonti normative che, a livello comunitario, regolano il diritto oggetto del mio lavoro, la mia attenzione si è quindi rivolta prima di tutto verso l'analisi dell'ambito di applicazione personale (ambito di applicazione ''ratione personae'') e territoriale (ambito di applicazione ''ratione loci'') della normativa in esame. Poi, mi sono concentrato su quello che costituisce il corpo centrale della mia ricerca, ovvero il campo di applicazione materiale (ambito di applicazione ''ratione materiae'') delle norme sulla libera circolazione dei lavoratori: ho cercato cioè di illustrare quali sono i diritti che spettano ad un lavoratore cittadino di un Paese membro dell'Unione Europea che si trasferisce in un altro Stato membro al fine di svolgere una determinata attività subordinata. E questo sia dal punto di vista della mobilità territoriale (del diritto, cioè, spettante al lavoratore di muoversi liberamente, senza restrizioni di sorta, da un Paese all'altro della Comunità Europea) sia da quello della mobilità professionale (del diritto, cioè, di godere dello stesso trattamento dei lavoratori nazionali nell'accesso al lavoro e nello svolgimento di un'attività). Infine, ho descritto le deroghe che lo stesso diritto comunitario prevede. Un primo gruppo, determinato da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, mira, in determinati casi, a limitare i diritti di mobilità territoriale riconosciuti ai lavoratori. Un secondo gruppo, invece, costituisce un'eccezione al principio della parità di trattamento fra i lavoratori comunitari relativamente agli impieghi subordinati che possono essere svolti all'interno delle cosiddette pubbliche amministrazioni.
Tengo inoltre a ricordare che nella scelta dell'oggetto della mia ricerca e nel suo sviluppo ha influito senza dubbio anche il periodo di studi svolto in qualità di studente Erasmus presso l'Università belga di Liegi nella quale ho passato un semestre nell'Anno Accademico 1997-1998. Questa esperienza mi ha permesso di toccare con mano le problematiche di chi si trasferisce all'interno dell'Unione Europea e mi ha dato la possibilità di consultare molti lavori di autori stranieri (pur essendosi il mio lavoro per gran parte basato su opere dottrinarie di autori italiani) oltre a testi provenienti direttamente dalle sedi belghe dell'Unione Europea stessa, che mi hanno consentito di avere una visione realmente ''europea'' delle questioni da me trattate.

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PREMESSA La mia ricerca ha avuto per oggetto la libera circolazione dei lavoratori e il principio di non discriminazione nell’Unione Europea. Gli ultimi anni sono stati molto importanti per la costruzione della “casa comune” europea nata dopo gli sconvolgimenti dei primi cinque decenni di questo secolo; costruzione iniziata nel 1951 con la firma del trattato CECA, proseguita nel 1957 con la firma dei Trattati di Roma e, dopo alterne vicende, nel 1992 con il Trattato sull’Unione Europea siglato a Maastricht, dal Trattato di Amsterdam del 1997 (entrato in vigore il primo maggio del 1999) e giunta sino all’avvio dell’unione monetaria il primo gennaio 1999. Mi è dunque sembrato interessante andare a vedere quali sono le possibilità che l’Unione Europea concede, sia nella teoricità della costruzione normativa che nella praticità della vita di ogni giorno, a coloro i quali sono i veri protagonisti della crescita e dello sviluppo del nostro continente, cioè i lavoratori. Vista la vastità della materia, la mia attenzione si è concentrata su di una particolare categoria di questi ultimi: quella dei lavoratori subordinati. Preliminarmente, ho ritenuto opportuno inquadrare la libera circolazione dei lavoratori subordinati all'interno del più vasto ambito della normativa riguardante la libera circolazione delle persone, che si riferisce anche al diritto di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi.

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