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Il pensiero di Serge Latouche. Un approccio ricostruttivo

Il lavoro esplora criticamente la traiettoria filosofica di Serge Latouche.
Muovendo da una rilettura dei principali temi affrontati dall'autore, si apre ad una riflessione attorno ai concetti e alle concezioni che formano l'ossatura della modernità: individualismo, materialismo, utilitarismo, razionalità, rapporto dell'uomo con lo spazio, rapporto dell'uomo con il tempo (l'idea di progresso).
L'elaborato scandaglia le categorie di fondo sulle quali Latouche va ad imbastire le proposte teoriche per le quali è maggiormente conosciuto - il post-sviluppismo, la decrescita -, avanzando alcuni spunti per una riconcettualizzazione dei principali strumenti speculativi maneggiati dal filosofo.

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Introduzione Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan 1 calvadòs. Gettando uno sguardo al panorama politico contemporaneo, si potrebbe avere l’impressione che le macerie del Muro siano precipitate tutte da una parte sola, seppellendola. Il secolo breve si chiude con lo sgretolarsi di un lessico politico; eppure, nell’apparente dissolversi delle narrative classiche e nell’evaporazione delle categorie tradizionali, l’immaginario – in senso lato – «di destra» non si è smarrito: ha attinto da un vocabolario antico le parole per articolare una progettualità nuova, in cui la retorica della libertà e del mercato si coniuga con quella della reazione e dell’esclusione. Il racconto del «pensiero unico» sembra tramutarsi in monologo: le voci della sinistra balbettano. Deluse e tradite dalle speranze politiche del Novecento, da una parte appaiono in affanno nel decrittare un mondo nuovo, impermeabile alle ermeneutiche del passato, dall’altra poco attrezzate per tratteggiare i contorni di una nuova utopia. Il discorso critico viene strattonanto tra gli anacronismi di quei nostalgici che non sanno divincolarsi dall’abbraccio di consunte, ma confortanti ideologie, e gli slanci di chi raccoglie la sfida ad elaborare la discontinuità, e si fa carico di proporre formule 1 R. Queneau, Les fleurs bleues, Gallimard, Parigi, 1965, trad. it. I fiori blu, Einaudi, Torino, 1967 (2ª ed., 1995, p. 3). 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Federico Vola Contatta »

Composta da 392 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.