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La Cina e le energie rinnovabili. Luci ed Ombre.

Le discussioni sulla necessità di un accordo mondiale al fine di contrastare il cambiamento climatico iniziarono nel 1992 a Rio de Janeiro e trovarono un primo accordo nel 1997 con la firma da parte dei paesi membri dell'United Nations Framework Convention on Climate Change del Protocollo di Kyoto, che avrà come scadenza legale per gli obbiettivi imposti il quadriennio 2008-2012.
Alla vigilia di tale scadenza ed in assenza di un adeguato successore al Protocollo di Kyoto, il parziale fallimento delle trattative volte al raggiungimento di un accordo internazionale sul tema del cambiamento climatico durante la quindicesima Conference of the Parties di Copenhagen ha rafforzato le incertezze della comunità internazionale riguardanti il futuro del clima mondiale.
La posizione della Repubblica Popolare Cinese in tema di mitigazione, in veste di Nazione più inquinante, e di maggiore emettitore di gas ad effetto serra, a livello mondiale, in ambito internazionale si è mantenuta sulla stessa linea durante l'ultimo ventennio; dalla contrarietà all'assunzione di responsabilità vincolanti manifestata durante la fase negoziale del protocollo di Kyoto, al rinnovato rifiuto di accettare dei target vincolanti a Copenhagen. Rifiuti, questi ultimi, giustificati dalla condizione cinese di paese in via di sviluppo e dalla sua emersione come potenza economica mondiale solo nell'ultimo decennio del ventesimo secolo, e quindi solo parzialmente responsabile per le concentrazioni - in costante aumento - di gas ad effetto serra all'interno dell'atmosfera terrestre.
Una posizione a prima vista unidirezionale ma ambigua e controversa se analizzata in maniera approfondita: i netti rifiuti durante le fasi negoziali contrastano con le politiche interne cinesi, focalizzate sul passaggio ad energie rinnovabili, sulla salvaguardia dei propri ecosistemi e sulla salute ed il benessere dei propri cittadini. Ambiguità sottolineata ulteriormente dall'annuncio effettuato nell'autunno del 2009, poco prima dell'apertura della COP 15 di Copenhagen, dell'intenzione di ridurre di quasi la metà l'intensità carbonica della propria economica.
L'obbiettivo di questa tesi di laurea è l'analisi delle posizioni assunte dalla Repubblica Popolare Cinese in tema di mitigazione dei cambiamenti climatici. Dall'analisi del rifiuto di accettare dei target all'interno del Protocollo di Kyoto, pur ratificando il trattato per accedere al programma dei meccanismi di sviluppo pulito, passando per la volontà di non raggiungere un accordo vincolante a Copenhagen, alle motivazioni che, nonostante la posizione assunta in ambito internazionale, hanno spinto la Cina ad attivarsi per un passaggio sempre più veloce dalle energie basate sulla combustione di carburanti fossili, come il petrolio, il carbone e i gas naturali, allo sfruttamento di energie pulite, come l'eolico ed il solare.
Partendo da uno studio del fenomeno naturale conosciuto come effetto serra, al fine di ottenere un'immagine di insieme più chiara e dettagliata, è stato importante analizzare, oltre ai meccanismi scatenanti di quest'ultimo, quali fossero i gas principalmente coinvolti nel processo e quali fossero i paesi maggiormente coinvolti nell'emissione di gas ad effetto serra, così come le strategie di mitigazione ed adattamento utilizzate sia a livello internazionale che a livello locale.
Successivamente, nel secondo capitolo, sfruttando la letteratura scientifica prodotta dall' Intergovernmental Panel on Climate Change, l'attenzione si è spostata sulle strategie mondiali di mitigazione ed adattamento, analizzando inoltre le fasi negoziali del Protocollo di Kyoto, e della COP 13 di Bali e la COP 15 di Copenhagen.
L'ultimo capitolo è interamente dedicato alla Cina: quali sono state le politiche interne di mitigazione ed adattamento? La Cina sta affrontando in maniera adeguata il cambiamento climatico che mette a rischio le sorti del pianeta?
Partendo da una breve introduzione, è stato necessario fornire informazioni essenziali sulla produzione energetica cinese, sul loro coinvolgimento durante le fasi negoziali internazionali, e sulla legislazione, e le strategie applicate all'interno del loro territorio al fine di mitigare il cambiamento climatico. L'analisi della posizione cinese durante le trattative del Protocollo di Kyoto, prima, di Bali e Copenhagen, poi, è stata un passo obbligato all'interno di questo percorso, fondamentale alla comprensione dei meccanismi che hanno spinto la Cina ad attivarsi in campo internazionale per difendere i propri diritti relativamente alle responsabilità nei confronti della mitigazione del cambiamento climatico.
Infine si è scelto di analizzare gli obbiettivi interni, sia indipendenti dai trattati internazionali, che non, che la Cina si è prefissa in ambito energetico per i prossimi decenni, al fine di difendere i propri ecosistemi a rischio, di salvaguardare la salute dei propri cittadini e di permettere il proseguimento di uno sviluppo florido e sostenibile.

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1.1.2 Effetto Serra Le radiazioni provenienti dal sole sono la fonte di energia fondamentale che influenza il clima e la temperatura terrestre. In qualsiasi momento la quantità di energia derivante da queste radiazioni che ogni secondo colpisce l’esterno dell’atmosfera terrestre, rivolta verso il sole, è pari a circa 1370 watt per metro quadrato. Parte di questa energia viene immediatamente riflessa e dispersa nello spazio da molecole e particelle microscopiche fluttuanti mentre la parte restante, quella che riesce a superare lo sbarramento costituito da queste particelle, viene utilizzata per il riscaldamento dell’atmosfera e della crosta terrestre. Al fine di bilanciare il calore ricevuto mediante le radiazio- ni solari, la terra deve, a sua volta, disperdere lo stesso quantitativo di energia ricevuta verso lo spazio attraverso l’emissione di onde ad infrarossi. Solo parte di queste riescono ad abbandonare l’atmosfera senza incontrare ostacoli; la percentuale rimanente delle onde generate viene, infatti, intrappolata all’interno dell’atmosfera contribuendo al mantenimento delle temperature terrestri. Se questo non avvenisse le temperature annuali medie sul nostro pianeta si aggirerebbero intorno ai -19 gradi Celsius. Una percentuale che varia dal 98% al 100% dell’atmosfera è composta da ossigeno ed azoto, gas che non ostacolano il passaggio delle radiazioni. La parte restante, fino ad ora mai superiore al 2% del totale, contiene fra gli altri biossido di carbonio e altri gas minori, conosciuti come gas serra, in grado di assorbire e riflettere le onde ad infrarossi. Una grossa parte delle onde emesse dalla terra viene quindi intercettata da queste minuscole particelle ed intrappolata fra la crosta terrestre e l’atmosfera, consentendo il riscaldamento ed il mantenimento delle temperature a medie di circa 33 gradi superiori rispetto a quanto sarebbe se questo non avvenisse. Il fenomeno, mediante cui le particelle che costituiscono l’atmosfera terrestre riescono ad intrappolare e riflettere le radiazioni provenienti dal sole, è comunemente conosciuto come effetto serra (IPCC, 1991). 4

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: David Roth Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.