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Attacchi di panico e Mindfulness

L’attacco di panico può manifestarsi in una varietà di disturbi d’ansia. Il termine ansia definisce un particolare stato psicofisico che sopravviene quando un individuo, in una situazione di pericolo o di incertezza, si sente indifeso e impotente. Quando il livello di attivazione neurofisiologica e di ansia rimangono costantemente elevati senza la presenza di stimoli obiettivamente pericolosi, allora si parla di ansia vera e propria. Il panico è uno stato d’ansia particolarmente intenso in assenza di un pericolo reale, caratterizzato dalla presenza di pensieri catastrofici. Sussistono importanti differenze tra i soggetti che sperimentano attacchi di panico senza che questi assumano rilevanza clinica e i soggetti che sviluppano un Disturbo di panico: i primi manifestano una preoccupazione minima o nulla nei riguardi degli attacchi o della possibilità di sperimentarne altri, e lo associano con qualche evento o episodio passeggero. Nel DP, invece, si manifesta un'ansia anticipatoria, che si traduce nella paura di sperimentare nuovi attacchi e in comportamenti d’evitamento. Secondo l’approccio cognitivo l'interpretazione errata, o catastrofica, sarebbe il meccanismo fondamentale della ripetizione degli attacchi di panico: alcune sensazioni corporee percepite come molto pericolose verrebbero interpretate come segni imminenti di attacchi di panico innescando, così, un circolo vizioso che porterà poi all’esplosione vera e propria dell’attacco. Il primo passo verso la guarigione è quello di non avere fretta; il secondo è di non evitare di affrontare l’ansia. Se è vero che noi possiamo condizionarci non solo per semplice associazione (condizionamento classico), ma anche perché interpretiamo un certo evento come segno di qualcos’altro (modello cognitivo-comportamentale), allora vanno modificati quegli assunti e quei pensieri automatici che portano ai comportamenti disadattivi. Mindfulness significa “porre attenzione intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”: essa influisce sulla nostra capacità di padroneggiare le situazioni difficili, conferendo un maggior potere di gestione dello stress e dei problemi quotidiani.

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Attacchi di panico e Mindfulness 16 Approccio comportamentale: il condizionamento Nella teoria comportamentista se uno stimolo neutro si associa, del tutto occasionalmente, all ‟attacco d ‟ansia si produrrà un condizionamento in grado di indurre successivamente l ‟attacco di panico con la sola presenza dello stimolo neutro. A volte questi stimoli possono consistere nella percezione di marginali sintomi somatici (ad esempio tachicardia), a volte sono rappresentati dai luoghi e le situazioni in cui il soggetto sperimenta gli attacchi. Evitando le situazioni in cui l'attacco di panico potrebbe manifestarsi, il soggetto riduce le probabilità di sperimentare un ulteriore attacco e, in questo modo, rinforza la condotta di evitamento. Dunque, gli stimoli che, inizialmente neutri, possono subire il processo di condizionamento, sono essenzialmente di due tipologie: i contesti (luoghi e situazioni) in cui si sono verificati gli attacchi di panico e le sensazioni enterocettive o gli specifici contenuti di pensiero che vengono associati all'attacco di panico. Approccio cognitivo: il modello di Clark Gli approcci cognitivi generalmente concordano nel ritenere l'interpretazione errata, o catastrofica, il meccanismo fondamentale della ripetizione degli attacchi di panico. Infatti, il paziente che soffre di Disturbo di panico tenderebbe ad interpretare in modo distorto le sensazioni insolite provenienti dal proprio corpo, assumendo verso di queste un comportamento di ipervigilanza. Tendenzialmente, il paziente avverte per prima cosa i correlati somatici dell'attacco di panico (sintomatologia cardiocircolatoria, respiratoria, gastrointestinale, ecc.) e l'allarme che ne deriva innesca secondariamente l'attivazione dei correlati psichici. In altri termini, gli attacchi di panico avvengono quando gli individui percepiscono alcune sensazioni corporee come molto pericolose, vengono cioè interpretati come segnali di un ‟imminente ed improvvisa catastrofe. Spesso avviene che il soggetto abbia un attacco di panico quando interpreta la confusione mentale come un segnale di impazzimento imminente, o la tachicardia come segnale di infarto imminente. Queste sensazioni catastrofiche possono riguardare non solo sensazioni di paura, ma anche quelle di rabbia, o stimoli d ‟altra natura, come l ‟ipoglicemia o rilassamento.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Cristina Giacomelli Contatta »

Composta da 84 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.