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L'obesità: aspetti teorico-pratici e metodologie di intervento

Il seguente lavoro si compone di due sezioni: il focus della prima parte verte sulle caratteristiche generali dell’obesità – definizione, ripercussioni fisiche e psicologiche di questa patologia e relative ipotesi eziopatogenetiche – mentre nella seconda parte verranno illustrati i principali aspetti teorici ed applicativi utilizzati nei percorsi di cura dell’obesità. Nello specifico, l’ordine di presentazione delle prospettive ha il fine di evidenziare il passaggio che si attua da modalità d’intervento prettamente individuali, ossia centrate sul sintomo e sul singolo individuo portatore del problema, ad interventi orientati all’analisi delle dinamiche relazionali implicate nell’insorgenza del disturbo. Il testo si concluderà con la presentazione di un’innovativa modalità d’intervento, non terapeutica, attualmente utilizzata per sostenere il recupero dei soggetti obesi: il self-help.

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- 3 - Prefazione Per quale motivo diventiamo obesi? La risposta sembra essere ovvia: mangiamo più di quanto consumiamo. Molti elementi, tuttavia, ci inducono a pensare che questa tendenza sia geneticamente preordinata. La disponibilità di cibo era per i nostri antenati imprevedibile e soggetta a variazioni: in un tale ambiente erano maggiormente avvantaggiati gli individui che preferivano cibi ricchi di grassi e zuccheri. L’accumulo di calorie sotto forma di grassi di deposito è probabilmente una delle strategie scelte dall’evoluzione per aumentare le possibilità di sopravvivenza nei periodi di maggiore difficoltà (es: carestie, inverni lunghi e rigidi). L’evoluzione della nostra specie sembra aver selezionato un corredo genetico particolarmente adatto a risparmiare sostanze nutritive favorendo, al contempo, la formazione di depositi. Questo assetto genetico è stato denominato dai ricercatori “thrifty genotype” o “genotipo risparmiatore”. In pratica, coloro che avevano questo tipo di genoma sopravvivevano con più facilità trasmettendolo ai propri figli, mentre coloro che avevano un genoma meno “risparmiatore” avevano più probabilità di perire prima di poter generare una nuova prole. Tuttavia, nel corso della storia dell’uomo oltre ad un’evoluzione genetica è stata portata avanti anche un’evoluzione di tipo sociale: il cibo diventa sempre più facile da ottenere, può essere conservato e selezionato e si costruiscono macchine per la sua fabbricazione e trasformazione. Nella società moderna l’accesso illimitato al cibo è accompagnato da una minore tendenza degli individui a praticare movimento ed attività fisica. Ne consegue che l’uomo contemporaneo continua a mantenere le stesse abitudini alimentari dei suoi antenati ma in un ambiente radicalmente mutato; lo stesso genotipo che in precedenza sembrava costituire l’ancora di salvezza nei momenti di difficoltà, ora tende ad assumere connotazioni fortemente negative in quanto facilita l’insorgenza del sovrappeso, dell’obesità e delle malattie ad essa correlate. Che fare in un simile scenario? Se si accetta che la genetica non aiuta a controllare il peso corporeo diviene allora necessario riferirsi, con tale obiettivo, a categorie non più biologiche ma culturali; prendere atto che i comportamenti, anche sul piano dell’apporto alimentare e del movimento, non possono essere guidati dalle sole risposte “istintuali” (per esempio fame/sazietà) ma devono basarsi sulla precisa conoscenza delle relazioni tra comportamenti, effetti biologici e salute. Non a caso le fasce della popolazione che meglio si difendono dal rischio cardiovascolare sono ormai quelle più “attrezzate” sul

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Maria Meles Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.