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La concessione del credito bancario dopo gli accordi di Basilea 2: il ruolo del business plan

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Rapizza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giovanna Galizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Nel 1988 il Comitato di Basilea, un’organizzazione internazionale istituita dalle Banche Centrali dei paesi del G10, introdusse il sistema di misurazione del patrimonio di vigilanza per gli istituti finanziari comunemente chiamato Accordo di Basilea (Basilea 1). Tale documento definiva l'obbligo per le banche di detenere un patrimonio di vigilanza pari a non meno dell’ 8% del totale delle attività ponderate per il loro rischio (di credito), allo scopo di garantire solidità alla loro attività (la griglia di ponderazione si basava esclusivamente su cinque coefficienti predeterminati in relazione alla tipologia di debitori).
Le numerose polemiche riguardo la configurazione del coefficiente patrimoniale di Basilea 1 e i cambiamenti del mercato portarono il Comitato a siglare un nuovo Accordo, nel giugno del 2004, chiamato Basilea 2. In base ad esso le banche dei paesi aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutato attraverso lo strumento del rating, ovvero quel giudizio in grado di sintetizzare la situazione finanziaria dell’impresa. Questo porterà, inevitabilmente, la banca a preferire controparti con rating elevato per non dover accantonare quote maggiori di patrimonio di vigilanza.
Con l’introduzione di Basilea 2 l’azienda che si rivolge ad un’istituto bancario per la richiesta di un finanziamento dovrà essere in grado di fornire all’istituto stesso un documento, chiamato business plan, che sia in grado di illustrare in modo continuo, completo e trasparente la situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell’impresa. Un business plan, che meglio di qualsiasi altro strumento ottempera alle esigenze informative che necessitano alla banca per la valutazione del merito creditizio, deve contenere elementi di controllo di gestione aziendale (analisi di bilancio e budget), pianificazione e autovalutazione dell’impresa stessa. Sono essenzialmente tre i punti principali da analizzare in sede di redazione di questa
tipologia di business plan:
1. La storia aziendale: è una sezione prettamente descrittiva, si rivolge all’interlocutore dell’istituto finanziario al fine di sensibilizzarlo per ciò che riguarda le origini dell’azienda e la sua evoluzione nel tempo, la valutazione dei prodotti offerti in relazione alla domanda e l’analisi settoriale con uno studio delle strategie competitive.
2. L’analisi storica quantitativa: permette di evidenziare la crescita aziendale nel corso del tempo determinando la capacità dell’impresa di generare flussi di cassa positivi, mantenendo un’equilibrata struttura patrimoniale e finanziaria e livelli di redditività soddisfacenti.
3. L’analisi prospettica: permette di illustrare le prospettive aziendali future per quanto riguarda l’aspetto prettamente economico e finanziario della gestione .

Il processo di rating assignment (processo di assegnazione del rating all’impresa), diviene il punto di partenza per l’azienda in sede di autovalutazione delle proprie condizioni di salute. La redazione di un business plan, con la conoscenza degli elementi critici che influenzano il giudizio di merito dell’istituto bancario, permetterà all’impresa di ottenere una valutazione di rating elevata e di conseguenza un pricing più basso sul prestito.

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CAPITOLO 1 INTRODUZIONE L’idea di sviluppare una tesi riguardante il ruolo del business plan a fronte dei nuovi accordi sulla concessione del credito di Basilea 2 nasce dalla necessità insita agli accordi stessi di creare uno strumento di informazione banca-impresa che risponda il più possibile ai requisiti della trasparenza, della continuità e della completezza. Ciò che scaturisce dalla relazione è una figura innovativa di business plan, che sia in grado di rispondere alle necessità dell’istituto bancario a cui l’impresa si rivolge per la richiesta di un finanziamento, per l’accordo di un fido di cassa o per il rinnovamento di uno già concesso. Come verrà illustrato nella prima parte, con i nuovi accordi di Basilea 2, la banca sarà costretta a fare valutazioni di rating sulle imprese ed applicare di conseguenza prezzi sui crediti concessi direttamente proporzionali ai livelli di rischio. Il business plan si pone proprio in questa ottica, ovvero di rappresentare quel documento che meglio di qualsiasi altro ottempera alle esigenze informative che necessitano alla banca per la valutazione del merito creditizio. Nella seconda parte della relazione verranno illustrate le fasi necessarie alla redazione di un business plan adatto alle necessità imposte da Basilea 2; il documento finale non risulta essere uno strumento vantaggioso solo per il funzionario dell’istituto bancario che, grazie a questo corretto flusso di informazioni, non deve operare alcuna “traduzione” dei dati aziendali per l’attribuzione del rating a differenza di quanto accadeva con la semplice presentazione dei bilanci, ma diviene importantissimo strumento per il controllo di gestione aziendale, pianificazione finanziaria preventiva e di autovalutazione per l’impresa stessa. In un sistema di imprese di grandi dimensioni non sembra esserci una grandissima innovazione in termini di pianificazione e controllo interno, entrambe implementati già da molti anni, ma in un economia come quella italiana, costituita per maggioranza da piccole e medie imprese, l’introduzione di un sistema informativo come quello sopradescritto può creare non poche difficoltà. Il sistema aziendalistico italiano, eccezion fatta per le società quotate in borsa, non si è mai confrontato con i sistemi di rating. Con la nuova normativa bancaria di Basilea 2 2

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