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Il trattato "Della Musica" attribuito a Monsignor Daniele Barbaro

Questo lavoro si prefigge di ricostruire il testo inedito del trattato "Della musica", pervenutoci attraverso due manoscritti anonimi, uno conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e l'altro al Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna.
Il manoscritto fiorentino è più antico di quello bolognese, ma entrambi, pur presentando lo stesso testo, contengono errori ed omissioni tali da far escludere che che uno dei due sia l'originale o che uno sia copia dell'altro, suffragando invece l'ipotesi che entrambi discendano dallo stesso antigrafo. Inoltre il loro contenuto si può considerare un abbozzo iniziale di un'ampia materia, non trattata in modo esaustivo.
L'esame dei manoscritti inizia con la copia bolognese, la cui storia si intreccia con quella fiorentina ed è collegata a I dieci libri dell'architettura di M. Vitruvio, tradotti e commentati da Daniele Barbaro, nobile letterato veneziano e patriarca di Aquileia del secolo XVI.
Padre Giovanni Battista Martini ebbe tra le mani la copia bolognese, ne vide le relazioni con il commento al capitolo sulla musica contenuto nella versione del De architectura di Vitruvio, e pensò di attribuirlo alla mano, se non alla mente, di monsignor Daniele Barbaro.
In realtà, un confronto tra il manoscritto bolognese e autografi del Barbaro fanno escludere una relazione diretta tra questo codice e il prelato veneto; è invece possibile riconoscere la mano del Barbaro nella copia fiorentina, di cui Martini non aveva notizia. L' affinità tra la grafia del manoscritto laurenziano e quella di alcune lettere inviate dal Barbaro alla zia suor Comelia e al letterato Pietro Aretino induce a supporre che la copia fiorentina sia opera sua.
Barbaro potrebbe averla eseguita, traendo il materiale da una fonte a noi sconosciuta, per servirsene nel commento al capitolo quarto del libro quinto dell'opera vitruviana mandata alle stampe nel 1556.
Diversi passi del trattato Della musica, talvolta con modifiche modeste, tal altra con trasformazioni consistenti, si trovano infatti inseriti direttamente nel testo italiano della sezione dedicata alla musica del De architectura. Tale testo, pubblicato anche in latino nel 1557, conobbe altre tre ristampe negli anni 1567,1584 e 1629. Il commento al quarto capitolo del libro quinto, divulgato tra gli intellettuali e i compositori della seconda metà del Cinquecento grazie alla diffusione dell'opera vitruviana, ha permesso ad Antonio Ermanno Gogava, Gioseffo Zarlino e Vincenzo Galilei di conoscere indirettamente alcune parti del trattato Della musica, altrimenti sconosciuto, conferendo a Daniele Barbaro la fama di esperto della teoria musicale greca tra i musicografi suoi contemporanei.

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Introduzione Questo lavoro si prefigge di ricostruire il testo inedito del trattato "Della musica", pervenutoci attraverso due manoscritti anonimi, uno conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e l'altro al Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna. Il manoscritto fiorentino è più antico di quello bolognese, ma entrambi, pur presentando lo stesso testo, contengono errori ed omissioni tali da far escludere che che uno dei due sia l' originale o che uno sia copia dell'altro, suffragando invece l'ipotesi che entrambi discendano dallo stesso antigrafo. Inoltre il loro contenuto si può considerare un abbozzo iniziale di un ' ampia materia, non trattata in modo esaustivo. L' esame dei manoscritti inizia con la copia bolognese, la cui storia si intreccia con quella fiorentina ed è collegata a I dieci libri dell 'architettura di M Vitruvio ...tradotti e commentati da Daniele Barbaro, nobile letterato veneziano e patriarca di Aquileia del secolo XVI. Padre Giovanni Battista Martini ebbe tra le mani la copia bolognese, ne vide le relazioni con il commento al capitolo sulla musica contenuto nella versione del De architectura di Vitruvio, e pensò di attribuirlo alla mano, se non alla mente, di monsignor Daniele Barbaro. In realtà, un confronto tra il manoscritto bolognese e autografi del Barbaro fanno escludere una relazione diretta tra questo codice e il prelato veneto; è invece possibile riconoscere la mano del Barbaro nella copia fiorentina, di cui Martini non aveva notizia. L' affinità tra la grafia del manoscritto laurenziano e quella di alcune lettere inviate dal Barbaro alla zia suor Comelia e al letterato Pietro Aretino induce a supporre che la copia fiorentina sia opera sua. Barbaro potrebbe averla eseguita, traendo il materiale da una fonte a noi sconosciuta, per servirsene nel commento al capitolo quarto del libro quinto dell'opera vitruviana mandata alle stampe nel 1556. Diversi passi del trattato Della musica, talvolta con modifiche modeste, tal altra con trasformazioni consistenti, si trovano infatti inseriti direttamente nel testo italiano della sezione dedicata alla musica del De architectura. Tale testo, pubblicato anche in latino nel 1557, conobbe altre tre ristampe negli anni 1567,1584 e 1629. Il commento al quarto capitolo del libro quinto, divulgato tra gli intellettuali e i compositori della seconda metà del Cinquecento grazie alla diffusione dell ' opera vitruviana, ha permesso ad Antonio Ermanno Gogava, Gioseffo Zarlino e Vincenzo Galilei di conoscere indirettamente alcune parti del trattato Della musica, altrimenti sconosciuto, conferendo a Daniele Barbaro la fama di esperto della teoria musicale greca tra i musicografi suoi contemporanei.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Orsolina Gnan Contatta »

Composta da 187 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2457 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 5 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.