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Quanto dura la musica. Dal singolo all'album: tecnologia, sistemi produttivi, cultura giovanile

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Gabella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Peppino Ortoleva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Ho voluto scrivere una tesi che parlasse di musica in primo luogo in quanto grande appassionato; sono inoltre profondamente interessato ai rapporti che si vengono a instaurare fra essa, i formati in cui ci viene proposta, e le tecnologie di registrazione e riproduzione. In particolare, era mia intenzione approfondire la storia di un concetto, quello di album, che a mio avviso rappresenta il formato meglio in grado di esprimere l'arte di un musicista, e di conseguenza anche quello in grado di darci le migliori possibilità di apprezzarne la produzione.
Come si è cercato di analizzare nella tesi, l'album non è sempre stato il principale standard musicale: anzi, per oltre cinquant'anni dalla nascita dell'industria fonografica si sono commercializzati singoli veicolati prima da pesanti dischi in gommalacca a 78 giri, poi da più maneggevoli 45 giri in vinile che hanno rappresentato un simbolo della cultura giovanile negli anni Cinquanta e Sessanta. Lo scenario odierno, sebbene solamente sfiorato nella tesi, prospetta nuovamente un consumo incentrato sulle canzoni, anche se naturalmente con modalità notevolmente differenti rispetto a quanto accadeva sessant'anni fa.
In mezzo ai due estremi, un periodo in cui il formato di riferimento dell'industria discografica è stato l'album – e il vinile il supporto cui esso è venuto quasi inscindibilmente a collegarsi nell'immaginario collettivo. Prima di vedere indebolita la propria centralità dall'introduzione della cassetta, del walkman e poi soprattutto del CD, il disco in vinile ha rappresentato il simbolo di un momento in cui il terreno di competizione fra i musicisti, e ciò che la gente si attendeva da loro, era l'album.
Si tenterà di mostrare nel lavoro come nell'intera storia dell'industria musicale e del modo in cui essa ci ha offerto, e ora tenta di offrirci, la musica sia in modo decisivo permeata dalla tecnologia a disposizione, e dagli usi che essa suggerisce e facilita; lungi da me ricadere in un'idea deterministica della tecnologia, mi affretto a sottolineare come non sia sufficiente la comparsa sul mercato di un'innovazione a determinarne il successo e l'influenza sui consumatori, ma come questi operino attivamente per la ridefinizione degli usi e dei significati.
E' tuttavia evidente come le limitazioni e le caratteristiche dei mezzi a disposizione abbiano influenzato la musica, sia dalla parte dei musicisti – e delle case discografiche – che da quella dei consumatori: analizzando la storia dei supporti, dai cilindri della fine del XIX secolo ai CD, passando per LP, 45 giri e cassette, si può infatti comprendere quanto gli artisti siano stati condizionati dal tipo di formato che avrebbe veicolato la propria musica; allo stesso tempo, come le modalità di ascolto favorite dai nuovi mezzi abbiano ridefinito i formati stessi. L'avanzamento tecnologico ha consentito di abbattere limiti come la durata della registrazione o la fastidiosa presenza di rumore di fondo, procedendo però per converso ad una pervasivizzazione della proposta musicale che rischia di svalutare l'ascolto e, dunque, la musica stessa. Abbiamo sempre meno tempo per ascoltare musica in modo continuo e attento, per concedere all'artista la possibilità di colpirci con i suoi contenuti, per ascoltare un album.

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Introduzione Ho voluto scrivere una tesi che parlasse di musica in primo luogo in quanto grande appassionato; sono inoltre profondamente interessato ai rapporti che si vengono a instaurare fra essa, i formati in cui ci viene proposta, e le tecnologie di registrazione e riproduzione. In particolare, era mia intenzione approfondire la storia di un concetto, quello di album, che a mio avviso rappresenta il formato meglio in grado di esprimere l'arte di un musicista, e di conseguenza anche quello in grado di darci le migliori possibilità di apprezzarne la produzione. Come si è cercato di analizzare nella tesi, l'album non è sempre stato il principale standard musicale: anzi, per oltre cinquant'anni dalla nascita dell'industria fonografica si sono commercializzati singoli veicolati prima da pesanti dischi in gommalacca a 78 giri, poi da più maneggevoli 45 giri in vinile che hanno rappresentato un simbolo della cultura giovanile negli anni Cinquanta e Sessanta. Lo scenario odierno, sebbene solamente sfiorato nella tesi, prospetta nuovamente un consumo incentrato sulle canzoni, anche se naturalmente con modalità notevolmente differenti rispetto a quanto accadeva sessant'anni fa. In mezzo ai due estremi, un periodo in cui il formato di riferimento dell'industria discografica è stato l'album – e il vinile il supporto cui esso è venuto quasi inscindibilmente a collegarsi nell'immaginario collettivo. Prima di vedere indebolita la propria centralità dall'introduzione della cassetta, del walkman e poi soprattutto del CD, il disco in vinile ha rappresentato il simbolo di un momento in cui il terreno di competizione fra i musicisti, e ciò che la gente si attendeva da loro, era l'album. Si tenterà di mostrare nel lavoro come nell'intera storia dell'industria musicale e del modo in cui essa ci ha offerto, e ora tenta di offrirci, la musica sia in modo decisivo permeata dalla tecnologia a disposizione, e dagli usi che essa suggerisce e facilita; lungi da me ricadere in un'idea deterministica della tecnologia, mi affretto a sottolineare come non sia sufficiente la comparsa sul mercato di un'innovazione a determinarne il successo e l'influenza sui consumatori, ma come questi operino attivamente per la ridefinizione degli usi e dei significati. E' tuttavia evidente come le limitazioni e le caratteristiche dei mezzi a disposizione abbiano influenzato la musica, sia dalla parte dei musicisti – e delle 3

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