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La dark lady nel noir classico americano: Veronica Lake, la dalia azzurra

Informazioni tesi

  Autore: Alice De Vita
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Linguaggi dei media
  Relatore: Massimo Locatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

Veronica Lake e quel ciuffo che le copriva metà del viso: un'icona misteriosa e tipicamente noir. Se Rita è il corpo per antonomasia della femme fatale, Veronica ne è sicuramente il volto. Basterebbe guardare Jessica Rabbit per rendersene conto: questa famosa femme fatale animata è vestita come Gilda, ma pettinata come Veronica Lake, la peekaboo girl. Persino la sua biografia (fonte principale della mia ricerca) è intitolata come la sua pettinatura. Veronica è come il noir, ricca di sfumature: fatale e angelica, vittima e carnefice, diva e anti-diva.
Prima però di giungere a parlare di lei e del suo modo non convenzionale di interpretare il ruolo della dark lady, è necessario introdurre il lavoro parlando della mia primaria fonte di ispirazione, il genere di cui è protagonista. Ho ritenuto fondamentale dare una definizione, se pur non esaustiva, di che cosa si intenda per noir classico e di quali siano i suoi principali strumenti narrativo-stilistici. Successivamente, avendo incentrato la mia riflessione sul personaggio femminile, ho voluto accennare gli studi condotti dalla Feminist Film Theory, le teorie di analisi del film formulate dallo stesso universo femminile. Da questo orizzonte teorico viene indagata la rappresentazione della donna nel cinema hollywoodiano ed in particolare l’immagine della dark lady nel film noir. Lo scopo di questo breve capitolo è quello di offrire un quadro generale riguardo le varie interpretazioni sulla femme fatale, visto dalla prospettiva femminista. La dark lady è affrontata, nel capitolo successivo, quale punto nevralgico della dialettica attrice/diva, cioè come momento di intersezione tra l’immagine divistica e il personaggio interpretato dall'attrice. Giunti a questo punto del percorso ci si può dedicare a Veronica Lake, dark lady più nella vita che sul grande schermo. La sua biografia è un passaggio obbligato, oltre ad essere la parte più sperimentale dell'intero lavoro. Dopo aver parlato della vita privata dell'attrice, si parlerà del suo personaggio pubblico: un personaggio totalmente fittizio e costruito, così come il suo nome.

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Introduzione Il mito della femme fatale ha origini molto antiche e la nostra cultura ne è la dimostrazione più evidente. La storia è ricca di vicende le cui protagoniste sono donne in grado di spingere la controparte maschile a compiere qualsiasi tipo di peccato, capaci di fargli addentare il frutto proibito. La scelta di dedicarmi a Veronica Lake è venuta solo in un secondo momento, principalmente frutto dei suggerimenti del mio Relatore, Massimo Locatelli. Prima di scoprire quest'attrice, ho conosciuto il genere noir; è accaduto durante il secondo anno di corso quando frequentavo le lezioni del Professor Locatelli. Quel filone, e ancor di più le sue protagoniste, mi hanno da subito affascinata; ho avuto modo di vedere parecchie di quelle pellicole che vengono unanimamente definite classici del genere (Il mistero del falco, La fiamma del peccato, Detour, La fuga) 1 . Durante una delle lezioni di Metodologie di analisi del film e dell'audiovisivo è stato proiettato anche un estratto del film Gilda (Charles Vidor, 1946): da quel momento, per me, Rita Hayworth è diventata l'archetipo della dark lady; la donna fatale con l'abito satinato e i lunghi guanti neri. Nel momento in cui ho deciso di dedicare il mio lavoro allo studio della femme fatale è stata la mia prima e più naturale scelta. Veronica Lake, a quel tempo, era solo un nome privo di volto, uno dei tanti che avevo sentito citare durante il corso. Per questo motivo mi è stato suggerito di sceglierla: un'attrice della quale non era sicuramente già stato detto tutto. Veronica Lake e quel ciuffo che le copriva metà del viso: un'icona misteriosa e tipicamente noir. Non appena la vidi capii di aver fatto bene ad accettare il consiglio: se Rita è il corpo per antonomasia della femme fatale, Veronica ne è sicuramente il volto. Basterebbe guardare Jessica Rabbit per rendersene conto: questa famosa femme fatale animata è vestita come Gilda, ma pettinata come Veronica Lake, la peekaboo girl. Persino la sua biografia (fonte principale della mia ricerca) è intitolata come la sua pettinatura. Veronica è come il noir, ricca di sfumature: fatale e angelica, vittima e carnefice, diva e anti-diva. Prima però di giungere a parlare di lei e del suo modo non convenzionale di interpretare il ruolo della dark lady, è necessario introdurre il lavoro parlando della mia primaria fonte di ispirazione, il genere di cui è protagonista. Ho ritenuto fondamentale dare una definizione, se pur non esaustiva, di che cosa si intenda per noir classico e di quali siano i suoi principali strumenti narrativo-stilistici. Successivamente, avendo incentrato la mia riflessione sul 1 Il mistero del falco (The Maltese Falcon, John Huston, 1941), La fiamma del peccato (Double Indemnity, Billy Wilder, 1944), Detour (Edgar G. Ulmer, 1945), La fuga (Dark Passage, Delmer Daves, 1947) 1

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Parole chiave

dalia
dark lady
divismo
feminist film theory
femme fatale
genere
noir
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