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No Global e New Global: differenze etiche

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Vassallo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Comunicazione
  Relatore: Paolo Del Debbio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

Lavoro improntato al rilevamento di differenze etiche all'interno del panorama No-Global. In questa tesi verrà teorizzata e dettagliata una figura nascente all'interno del mondo della globalizzazione; stiamo parlando dei New Global.

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INTRODUZIONE Sono passati undici anni da quel - ormai - lontano 1999 ove negli Stati Uniti, in occasione della Conferenza Ministeriale della WTO (Organizzazione mondiale per il Commercio), si ritiene che fece la prima apparizione ufficiale sui media il cosiddetto popolo di Seattle in memoria della città americana che ospitò l’evento. Nove dal fatidico 19 luglio 2001 in cui si riunì a Genova il G8 (nel frattempo il Canada si era aggiunto al summit dei rappresentanti delle nazioni maggiormente industrializzate - o globalizzate - del pianeta). Un termine, in seguito, sarebbe pressoché diventato un sinonimo di quei giorni: Black bloc. Il termine fu usato dai "media" per il suo valore emotivo e sensazionalistico, in verità - tra le centinaia di fermati ed arrestati durante i giorni del vertice - nessuno risulterà aver a che fare con il sistema dei Black Bloc; il movimento, in quanto tale, smentì la sua partecipazione ai fatti del G8 di Genova e, per smarcarsi dalla cattiva fama fattagli dai giornalisti, cambiò il suo nome da "Black Bloc" ("Blocco nero"), a "Antrax Bloc" ("Blocco antracite"). Un simile errore di abbinamento merita un piccolo approfondimento che cercheremo di chiarire al termine del capitolo focalizzato proprio sui No-Global. E' fine del presente lavoro quello di delineare, nelle pagine a seguire, un percorso in grado di definire nel modo più idoneo possibile due figure - spesso assimilate l'un l'altra - di rilievo nell'imponente quadro, oggi più che mai attuale, della globalizzazione. Stiamo parlando dei no-global e del modello nascente che - nelle pagine a seguire - impareremo a conoscere come new-global. Definizioni mediatiche, nomenclature figlie - più o meno legittime - di quanto accaduto in seguito alle riunioni dei capi di stato in sedi differenti: G7, G8. Due sfere antitetiche a quelle dei “globalisti”, riunite da David Held ed Anthony McGrew nella famiglia degli “scettici”. Riprendendo le parole dei due autori sopra citati (da Globalismo ed Antiglobalismo): “(…) questo dualismo può forse sembrare troppo rigido, poiché con esso si privilegiano, all’interno di molteplici argomentazioni ed opinioni, le due posizioni che si collocano agli estremi. Usate nel nostro contesto, le etichette di “globalisti” e “scettici”, sono pertanto il risultato di una costruzione astraente, rappresentano cioè dei cosiddetti “idealtipi”. Essi sono strumenti euristici che aiutano a “fare ordine” in un campo d’indagine e ad identificare le aree principali di consenso e dissenso. E’ già all’interno di queste prime parole che possiamo rintracciare l’area di ricerca per meglio iniziare ad orientarci. Analizzare due diverse identità nell’ambito dell’odierno panorama globale. I due autori sopra citati non a caso parlano di “idealtipi” per separare due figure ideali che, secondo questi, avrebbero potuto essere rintracciati attraverso un confronto sulle diversità. L’approccio prescelto per l’affrontare il lavoro in oggetto è esattamente quello suggerito da David Held ed Anthony McGrew 5

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