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Chester J.Barnard e le funzioni del dirigente nell'azienda concepita come sistema cooperativo

In questa breve trattazione ho cercato di esporre il tema della partecipazione organizzativa dal punto di vista di Barnard. Prendendo spunto da quello che ormai è diventato un piccolo classico e una pietra miliare degli studi organizzativi “Le funzioni del dirigente”(Chester J. Barnard 1938). Secondo Barnard c’è una timidezza dei sociologi di fronte alle strutture organizzative : "Sempre mi è sembrato che gli studiosi di scienze sociali qualunque fosse il loro punto di partenza, raggiungevano appena il margine dell’organizzazione come io l’ho sperimentata e se ne ritraevano. Raramente mi è sembrato che essi percepissero i processi di coordinamento e di decisione che sono alla base di almeno una larga parte dei fenomeni che essi descrivevano" . (Le funzioni del dirigente 1938) . Ciò che distingue Barnard dai suoi colleghi è la capacità di riflessione sul proprio lavoro, infatti egli propone delle teorie in base alla sua esperienza vissuta da dirigente, riuscendo quindi ad avere un approccio diverso sugli studi organizzativi. In effetti ha reso teoria ciò che è stata la sua esperienza vissuta in prima persona sullo studio delle organizzazioni, rispetto a quanti altri sociologi che avevano già affrontato lo stesso campo di studi, ma che a differenza di Barnard non erano stati in grado di approcciarsi alla stessa maniera in quanto non avendo alle spalle la sua stessa esperienza, quindi riuscendo ad esaminare i fenomeni organizzativi solo restando in superficie. Uno dei temi fondanti è quello relativo alla compatibilità fra le aspirazioni dell’individuo e le esigenze dell’organizzazione. La funzione fondamentale del dirigente, consiste per Barnard nella sua capacità di ottenere la cooperazione dei membri dell’organizzazione sfruttando le risorse interne dell’organizzazione stessa, anche se il fine cui tende l’organizzazione è diverso dai fini degli individui che appartengono ad essa. L’impegno del dirigente è da vedersi nella creazione di un clima di collaborazione mediante un sistema di interazioni, il cui equilibrio sia garantito da variabili tutte pienamente controllabili e non esterne alla stessa organizzazione . Il buon dirigente è colui che con la cooperazione riesce a mitigare gli effetti irrazionali, e negativi per l’organizzazione, che gli scopi dell’individuo possono generare, riuscendo a far coincidere tali scopi con quelli dell’organizzazione nel suo insieme. Cioè l’individuo è visto in funzione dell’organizzazione come un collaboratore prezioso quando si adatta ad essa. Invece è da considerarsi niente più che uno degli ostacoli ambientali che l’organizzazione incontra sul suo cammino quando cerca di piegare il ritmo, gli scopi, le esigenze impersonali dell’organizzazione alle sue aspirazioni e ai suoi bisogni. Infatti: "gli obiettivi dei più semplici tipi di cooperazione sono simili agli obiettivi dell’azione individuale: di qui l’illusione che i movimenti dell’azione cooperativa siano personali. Ma esaminando anche per poco le istituzioni cooperative si vedrà che gli obiettivi dello sforzo cooperativo mutano di tipo e qualità e che alcuni obiettivi non sono suscettibili di azione individuale". (Le funzioni del dirigente 1938). Bisogna distinguere tra fine organizzativo e azione individuale; la motivazione individuale è una cosa interna, personale e soggettiva, il fine comune è una cosa esterna all’individuo, nonostante la sua interpretazione è prettamente soggettiva. E’ su questo punto che sta l’intuizione di Barnard rispetto ai sui colleghi, in quanto egli avverte che queste due dimensioni diverse, ossia quella dei fini organizzativi, e quella dei fini individuali, essendo contrastanti tra di loro , devono riuscire a coincidere l’uno con l’altra, e tale compito spetta al dirigente ai fini di creare un ambiente cooperativo efficiente.

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1 Introduzione In questa breve trattazione ho cercato di esporre il tema della partecipazione organizzativa dal punto di vista di Barnard. Prendendo spunto da quello che ormai è diventato un piccolo classico e una pietra miliare degli studi organizzativi “Le funzioni del dirigente”(Chester J. Barnard 1938). Secondo Barnard c‟è una timidezza dei sociologi di fronte alle strutture organizzative : << Sempre mi è sembrato che gli studiosi di scienze sociali qualunque fosse il loro punto di partenza, raggiungevano appena il margine dell’organizzazione come io l’ho sperimentata e se ne ritraevano. Raramente mi è sembrato che essi percepissero i processi di coordinamento e di decisione che sono alla base di almeno una larga parte dei fenomeni che essi descrivevano>> . (Le funzioni del dirigente 1938) . Ciò che distingue Barnard dai suoi colleghi è la capacità di riflessione sul proprio lavoro, infatti egli propone delle teorie in base alla sua esperienza vissuta da dirigente, riuscendo quindi ad avere un approccio diverso sugli studi organizzativi. In effetti ha reso teoria ciò che è stata la sua esperienza vissuta in prima persona sullo studio delle organizzazioni, rispetto a quanti altri sociologi che avevano già affrontato lo stesso campo di studi, ma che a differenza di Barnard non erano stati in grado di approcciarsi alla stessa maniera in quanto non avendo alle spalle la sua stessa esperienza, quindi riuscendo ad esaminare i fenomeni organizzativi solo restando in

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Francesco Saverio Coviello Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.